ITALIA IN VERDE? NO GRAZIE!

Questa sera si giocherà allo “Stadio Olimpico” di Roma l’incontro calcistico Italia – Grecia, partita che se la nostra nazionale dovesse vincere permetterebbe a questi ultimi già di staccare il biglietto per Euro 2020 con ben 3 giornate di anticipo qualora l’Armenia non dovesse, a sua volta, trionfare in Liechtenstein.

Ma al di là di questa nota sportiva, che tra l’altro ci riempie di gioia per la nostra rappresentativa calcistica, l’incontro che l’Italia di Mancini si appresta ad affrontare, nelle ultime ore, ha preso delle tinte politiche, e  nello specifico il “Verde”, che a noi de l’Ortis, francamente, non vanno proprio giù.

Infatti questa sera la nostra nazionale non scenderà in campo nella solita casacca Azzurra, la maglia che ha contraddistinto il nostro Paese in tante vittorie sportive, ne sarà in maglietta bianca, altro colore che ha accompagnato tante volte in trasferta i nostri, no, questa volta gli italiani scenderanno in campo con una maglia verde, una maglia, tra l’altro, della PUMA.Ora le anime pie o le più sprovvedute, se volessimo essere maligne verso queste ultime, mi diranno: << ma il colore della maglia verde è dovuta al fatto che la Grecia in trasferta veste di Blu e quindi per evitare di creare confusioni cromatiche l’Italia ha scelto una terza colorazione … >> mentre i cultori del business calcistico, come gli articolisti di Panorma, mi aggiungeranno: << si tratta di un’operazione di marketing commerciale che apre una nuova fase della vita della Federcalcio e della nazionale. Infatti ad aver progettato, disegnato e prodotto la terza maglia verde è stata la Puma, sponsor tecnico della nazionale dal 2003. Ogni anno versa circa 18 milioni di euro nelle casse della Figc con un sistema di bonus/malus legato ai risultati della rappresentativa maggiore e con royalties che vanno ad incrementare gli incassi della federazione. L’operazione, in definitiva, servirà a Puma a muovere un po’ il mercato con un prodotto che è pensato per le giovani generazioni. La Figc, invece, tenta un approccio più dinamico al settore commerciale che nel precedente quadriennio 2015-2018 ha portato in via Allegri un fatturato da 63 milioni di euro. L’obiettivo per il 2019-2022 è andare oltre quota 100 con un incremento costante da una decina di milioni a stagione, partendo dalla scelta di gestire internamente la partita delle sponsorizzazioni dopo aver risolto l’accordo con l’advisor Infront. Numeri in crescita anche per l’esigenza di trovare altrove le risorse che il Coni continua a tagliare. Servono soldi per  pagare lo stipendio del CT, ma anche per finanziare l’attività calcistica a qualsiasi livello, stipendiare gli arbitri, consentire lo sviluppo dell’impiantistica giovanile >>.

Soldi, soldi e sempre soldi!

Ma è mai possibile che il calcio abbia definitivamente perso la propria componente, spontaneistica, ludica, sociale, per trasformarsi in una squallida corporation o industria, che dir si voglia, dei soldi?

E qui, a questo punto, mi sorge spontaneamente il quesito di marzullanea fattura: Ma sono le cosiddette nuove generazioni a chiedere questo cambio di valori alla società o è l’attuale società che vuole inculcare nelle nuove generazioni valori diametralmente opposti a quelli del passato? E volendo fare una ulteriore domanda/esempio che nulla ha che fare con questo argomento ma che riguarda pur sempre il mondo dei valori: sono gli telespettatori a volere tutti questi reality o piuttosto le grandi case di produzione che ci vogliono farcire a forza il cervello di M…A?

La risposta per me è molto, ma molto, semplice: Sono sempre i poteri forti che vogliono mutare il nostro modo di vedere e percepire la realtà, non vi è, allo stato attuale, nessuna spinta dal basso, neanche nel fenomeno Greta Thunberg, ad esempio.

Ed ancora, questa volta restando in tema: ma perché un calciatore di serie A, un allenatore, o altri soggetti che girano intorno a quel mondo lì, devono prendere uno stipendio che è 1000 volte superiore a quello di un ricercatore scientifico, uno scienziato, una persona insomma che nella peggiore delle ipotesi ci semplifica la vita e nella migliore ce la salva?

Tutto questo non è che non ha un senso, no davvero, lo scopo di questo mondo al contrario infatti è quello di, con un lento ed inesorabile stillicidio, sradicarci: toglierci le nostre radici culturali ed identitarie, in altri termini renderci apolidi e schiavi del sistema.

E voi mi ribatterete nuovamente: << ma non ti sembra di esagerare? >> … <<tutto sto casino per una maglietta verde?>>.

Vedete cari lettori, non è per la maglietta in se e per se (anche se, quell’azzurro, per noi smemorati Italiani, un significato ce l’ha: infatti la casacca della Nazionale è così dai primissimi anni del XX secolo e fu scelta quella tinta in onore dell’allora casa regnate, la dinastia Savoia, infatti trattasi di “Blu Savoia” che a sua volta era stato selezionato – come colore identificativo, dai nobili sabaudi, fin dal lontano 1360 – in onore del mantello della Madonna) quanto, se ci fate caso, che nella casacca non compare più lo scudetto tricolore, ma una scudo stilizzato bicolore blu e oro!

Come a dire: << ma quale tricolore, ma quale orgoglio nazionale, siamo in Europa e nel XXI secolo per giunta, tutto questo ciarpame fa parte del passato e come tale deve essere eliminato! >>.

Ed infatti, cari lettori, sono disposto a scommettere una pizza con voi sul fatto che questa orribile maglia la vedremo molto spesso nei prossimi incontri … vedere per credere!

Lorenzo Valloreja

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