FRANCISCO FRANCO FU UNO DEI PIU’ GRANDI STATISTI EUROPEI DEL NOVECENTO, MA LA SPAGNA IN DISFACIMENTO SI VERGOGNA DEI SUOI RESTI MORTALI.

Purtroppo per noi de L’Ortis, scalcinati e volontari manovali della Verità e della lotta al pregiudizio politicamente corretto, non ci è facile tenere testa all’attualità, dovendo spesso calibrare i tempi da dedicare a lavoro e famiglia, con quelli delle priorità informative e opinionistiche: ad esempio, il quindici agosto passato ( epicentro temporale di ogni vacanza e di tutte le ferie), sapevamo benissimo che ricorreva il duecentocinquantesimo anniversario della nascita di Napoleone Bonaparte; quanto avremmo voluto scriverne, ma l’ emergenza era indubbiamente il profilarsi del governo euro-giallorosso.

Quando però, giorni fa, si è verificata la traslazione dei resti mortali di Francisco Paulino Hermenegildo Teódulo Franco y Bahamonde, meglio conosciuto come  Francisco Franco e noto anche come il Generalísimo de los Ejércitos o il Caudillo de España oppure in riferimento al grado militare Generale Franco, anche allora ci è sembrato che altre fossero le priorità per cui lavorare per il nostro pugno di lettori. Forse ci sbagliavamo, e ce lo ha suggerito la commissione senatoriale per la retta espressione e il retto pensiero appena istituita (noi la definiamo così per perché tale ci pare il suo scopo). Insomma, sembra che il mondo “occidentale” stia sempre più sprofondando in una incredibile lobotomizzazione di massa. Dittatura del Pensiero Unico? Si’, d’accordo: ma vi è di più ;pare che ormai la gente si beva ogni stupidaggine, ogni malafede, ogni forzatura della realtà presente e passata con particolare entusiasmo, e ogni bufala profetica sul futuro (vedi in questo senso il gretismo). Ma cosa credono, gli illustri statisti bella ciao di Spagna? Che scarrozzare una povera salma da una  parte all’altra rimuovendola dal sacrario dei caduti di entrambe le parti della guerra civile, preservi dal disfacimento una Spagna un tempo “una grande libre” e ora agitata dall’indipendentismo e piccola provincia dell’impero euroatlantista, culla del gender in salsa mediterranea, un tempo “cattolicissima” e ora laicissima, con un re che pare un Mattarella coronato più che un erede del Re Sole?

Ma la Spagna è disfatta moralmente, culturalmente e spiritualmente, da quando morto proprio Francisco Franco, con inquietante celerità si è consegnata a NATO, Europa, mondialismo: d’accordo, i soldi, la “libertà”, tutto quello che vi pare, ma semplicemente la Spagna non è stata più la Spagna; e che cosa allora? Boh: l’importante per chi tira i fili delle province euroatlantiste Italia compresa è aver avuto a chi appoggiarsi in questa destrutturazione di uno dei paesi più gloriosi e significanti d’ Europa, i cui legami con l’ Italia almeno meridionale sono ben più profondi di quelli con la Francia. Siffatti burattinai sono stati e sono i soliti smantellatori di ogni solare dignità, ragionevolezza, tolleranza, in fondo anche del quieto vivere: la sinistra Sinistra, nella variante ispanica socialista, repubblicana, e maniaca dell’ indipendenza forse pure di ogni singola montagna dei Pirenei.

Papa Stefano nel 897 fece riesumare, processare, e orridamente distruggere i resti del predecessore Formoso: non siamo arrivati a tanto forse per mancato timbro di qualche ufficio d’ igiene ma poco ci è mancato,lo spirito è stato quello. Che vergogna, non si sa se più ridicola o più tragica.

Va bene, Francisco Franco fu un dittatore, nei primi dieci o dodici anni del suo regime non vi fu requie in Spagna per qualunque opposizione, o pur vago richiamo a idealità socialiste, laiciste, e nemmeno liberaleggianti; i costumi, più che morigerati, furono spesso ipocritamente devoti e conformi a un bacchettonismo preconciliare più che a una serena e benevola morale cattolica; qualcosa di vagamente simile, io direi, a un Iran khomeinista in versione cristiana.

Ma ipotizziamo che costui avesse perso la guerra civile (l’ultima di un ciclo di instabilità iniziato con i moti europei del 1820-21): semplicemente, la Spagna sarebbe stata un satellite di Stalin, e una volta tanto questo non è uno sterile esercizio di senno del poi, è una certezza. Le fucilazioni di preti come delle spoglie riesumate dei loro predecessori  e le violenze sulle monache sarebbero continuate fino a scristianizzazione totale della Spagna, che sarebbe stata una Romania o Albania iberica, pronta a qualche attacco suicida contro la Germania nazista per un telegramma da Mosca. «L’assalto ai monasteri — ha scritto Sergio Romano – i massacri di monache e preti, la macabra fucilazione dei cadaveri dissotterrati nelle chiese e nei cimiteri dei conventi ebbero l’effetto di aggiungere alla guerra civile una forte connotazione religiosa». Oltretutto, le violenze contro gli spagnoli cattolici o non socialisti o monarchici erano iniziate da prima della guerra civile, alla proclamazione della repubblica nel 1931: si potrebbe paradossalmente e provocatoriamente per il main stream, addebitare piuttosto a Franco e agli altri generali dell’alzamiento, di non essere intervenuti prima, a governo repubblicano meno rafforzato e radicato. Comunque sia, invece, con Franco la instabilità della Spagna che l’accomunava curiosamente alle sue ex colonie del Nuovo Mondo cessa drasticamente, soppiantata da, relativamente parlando, una età d‘oro che, pur nell’autoritarismo, pose le basi del boom economico della democrazia.

Il Caudillo ha inoltre un altro enorme merito storico, che solo ipocrisia politica e mala fede intellettuale possono far finta di ignorare: aver tenuto fuori la Spagna dal secondo conflitto mondiale, compensando largamente così i lutti e le devastazioni della guerra civile con una neutralità commercialmente e diplomaticamente pregiatissima. Non cedendo alle fallaci lusinghe di Hitler e Mussolini, e così dissociando la geopolitica di collocamento ideologico dagli interessi nazionali (lezione sempre attuale quanto coraggiosa per chi beotamente ritiene le “tradizionali alleanze” una specie di religione). E questo leader, forte del suo carisma di decano dell’anticomunismo sebbene ormai accantonato il saluto romano e smorzato i tratti più fascisti del regime, si permise addirittura, rifiutando al presidente Johnson il sostegno nella guerra del Vietnam, di fargli una lezione sulle dinamiche della guerra civile profetizzando la disfatta americana.

E questo grande leader sarebbe solo stato “un dittatore”? Ma per favore, ma leggano qualche libro o almeno qualche vecchio giornale, smettano di manipolare e invertire ogni verità, portino a casa, e poi ne riparliamo.

A.Martino

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