LE ELITES MONDIALISTE E IL MAIN STREAM VOGLIONO DONALD TRUMP IN GALERA. NON DIRE”SONO CAVOLI SUOI”: DOMANI POTREBBE TOCCARE A ME OPPURE A TE. BASTERA’ DIRE O SCRIVERE UNA PAROLA “SBAGLIATA”.

Quanto sta succedendo a livello globale fa apparire il “ritiro delle ministre” una specie di bega provinciale.

Vi è il quarantaseiesimo presidente degli Stati Uniti (oggettivamente e che piaccia o no, l’istituzione più potente o se vogliamo più “pericolosa”a causa di una certa valigetta) che rischia l’ impeachment o stato di accusa per la seconda volta, questa volta per i fatti d’ Epifania a Washington. Il main stream mondialista vuole la sua testa; lo vuole in galera possibilmente per il resto dei suoi giorni.

Le elites mondialiste, approfittando degli innegabili errori di The Donald, probabilmente riusciranno a fare della vittoria di Joe Biden (taroccata o no, a questo punto poco conta) la Notte dei cristalli del mondialismo e del Pensiero Unico; con Trump condannato e interdetto dai pubblici uffici grazie alle anime candide del partito repubblicano, collaborazioniste dei dem come il clan Bush che con ciò si compra una volta per tutte l’ accesso al più ovattato deep state (ricordate come era sbeffeggiato e demonizzato Bush jr, ricordate i film di un certo Michael Moore?) rischia di essere davvero finita per una certa fase storica di opposizione al mondialismo.

Gli USA con la loro terribile potenza atomico-militare saranno consegnati a una dittatura orwelliana, applicazione giuridica e rigorosa di transumanesimo, dottrina LGBT, distruzione etica, eliminazione del cristianesimo con le Chiese (almeno la postcattolica bergogliana) ridotte a ONG, economia globalista, turbofinanza, massacro del ceto medio, distruzione compiuta delle specificità e degli interessi nazionali, interventismo militare contro chiunque sia solo sospetto di intralciare questi piani Russia putiniana in primis. Il loro vero interlocutore in Europa sarà l’eurocrazia sorosiana, i cui burattini nazionali (di destra o sinistra cosiddette che siano) saranno sempre più simili ad amministratori regionali.

E poi, però: sono davvero convinti lor signori della necessità inderogabile di fare di Donald Trump un martire e apostolo del pensiero libero, del sovranismo e del populismo aldilà persino dei suoi (per noi) meriti effettivi? E se quest’ uomo avesse anche realmente colpito enormi interessi materiali della cupola mondialista?

E della larga parte non sottomessa e omologata, più o meno combattiva e risoluta su piazza e su Rete della opinione pubblica americana? E dei patrioti, sovranisti, nazionalisti e sani populisti di tutto il mondo cosa sarà?

Di sicuro saranno costretti a guardare sempre di più alla Russia, e a tenersi stretti dove possibile, quei pochi governi più o meno sovranisti e legati a economia nazionale e legge di natura (vedi Polonia, Ungheria). Ci sarà di sicuro (ma già c’è) un effetto di intimidazione o di “correre in soccorso del vincitore” (vedi persino Ivanka Trump, che sembra pronta ad omaggiare Biden il 20 gennaio). Ma di sicuro, almeno negli States e forse prima di quanto si pensi, questa ondata repressiva, censoria e pretotalitaria, rischia di sospingere in una rancorosa e oscurità clandestinità foriera di imprevedibili colpi di testa e di mano, frange neanche tanto esigue, che in quanto ad aggressività e radicalismo nulla hanno da farsi insegnare dagli Antifa o BLM così corteggiati da Biden per la loro mobilitazione ai seggi (e alle tanto discusse tastiere elettorali).

Perché se Facebook, Twitter, Instagram bandiscono il tuttora Presidente degli Stati Uniti, con decine e decine di milioni di followers tra i diversi siti personali di Trump, dei suoi familiari e della miriade di fan club della Rete, allora siamo davvero all’ inizio del gran reset, aggravato dalla oggettiva paura per i fatti di Capitol Hill.

Per non parlare dei settantamila siti della galassia della coraggiosa piattaforma di informazione alternativa QAnon, o rimanendo in Italia, alla censura di Libero e persino di Marco Rizzo preceduta già dall’ oscuramento di Casa Pound.……

E se qualche interprete secondario del web come Parler, zona franca di libero pensiero, viene preso d’ assalto dai liberi pensatori del ventunesimo secolo alla notizia che Trump vi si sta per rifugiare, lesto arriva il boicottaggio di Googlee  dell’ app store di Amazon, di cui Parler si serviva: è il golpe internautico.

Nasce quindi un “arco costituzionale” a stelle e strisce bandente non solo il trumpismo ma ogni sovranismo e vago accenno populista. E nasce su spinta di aziende “private” quali i colossi del web a cui il Sistema aveva affidato i socials per una compiuta lobotomizzazione delle masse sperando che questi, sfuggiti di mano ai suoi padroni, tornino alla loro funzione originaria (ormai, cosa difficile alquanto).

E’ arrivato “1984” di Orwell: anche se in ritardo di trentasette anni.

A. Martino

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