ANCHE PER IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA, GIUSEPPE CONTE CONFERMA DI ESSERE IL PIU’ GRANDE CAMALEONTE DELLA STORIA DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Accidenti, quante ne dissi e ne dicemmo noi de L’ Ortis, all’autonominato “avvocato del popolo” da noi ed altri invece gratificato col forse meno lusinghiero titolo di “dittatore sanitario”. Vi ricordate, quando lui e il suo pr Rocco Casalino ci tenevano incollati dinanzi alla TV con i suoi studiati ritardi? Vi ricordate i suoi assolutistici dpcm coperti istituzionalmente ai più alti vertici perché “prima di tutto la salute”? E vabbè, perdoniamolo (chi può).
Al buon Giuseppe Conte, però, la tendenza già clamorosamente esibita del mutare posizione e idee in modo radicale a seconda del quadro istituzionale di coinvolgimento (se si sia all’ opposizione o al governo, e in tal ultimo caso quali siano gli alleati) gli è rimasta e come.
D’altronde, si vede che è un avvocato di ottimo livello: più che ideali ha cause (nel senso forense del termine). Quindi, non commuovano ad esempio, le sue apparentemente appassionate filippiche contro il riarmo e la guerra per procura alla Russia: sono baggianate (soggettivamente parlando) che pronuncia in quanto all’opposizione, se fosse al governo le sue posizioni sarebbero di uno sfegatato atlantismo e di una granitica russofobia.
Ultima dimostrazione della impressionante camaleonticità contiana si ha con la storia del ponte sullo stretto di Messina: primi cantieri a ottobre e realizzazione entro otto anni.
Un’opera presa in considerazione persino fin dall’epoca romana, e che per secoli si è arenata per le enormi difficoltà tecniche rapportate a passate o remote tecnologie (il tratto di mare sarà pure esiguo ma non era e non è affatto semplice realizzare delle poderose campate infisse su fondali profondi), e per i capitali necessari.
Ebbene, quando era a capo del governo gialloverde, invitava i critici a pensare a “un miracolo d’ingegneria”addirittura: “Dovrà essere una struttura ecosostenibile, leggera e compatibile con i territori” auspicava. E coltivava l’ancor maggiore ambizione persino di una possibile “infrastruttura sottomarina” per collegare Calabria e Sicilia.
Adesso invece i suoi toni sono apocalittici (forse rinverdendo l’eterna competizione con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini). L’enorme opera sulla cui sensatezza e opportunità non mi interessa qui discutere è quasi demonizzata. “Progetto scellerato”, egli afferma.
…Dalle controrelazioni documentate, a fior di esperti e professori, che sono state acquisite, rivela criticità, le stesse del passato insuperate“. O ancora:” ….Ecco qui l’ennesimo annuncio del ministro delle infrastrutture Salvini per l’inizio dei lavori del ponte sullo Stretto. Però, contemporaneamente, Il Sole 24 ore ci avverte: guardate che mancano 17 miliardi per completare la linea ferroviaria dell’alta velocità Salerno-Reggio Calabria. E invece no. Il ministro Salvini si è incaponito, è andato a sottrarre risorse a progetti necessari, a infrastrutture realmente utili per i cittadini”.
Così parlò Giuseppe Conte.
A. Martino













Lascia un commento