SALVINI HA RAGIONE …
Il Presidente dell’Associazione degli italiani amici della Russia, Lorenzo Valloreja, in merito alla polemica sorta a livello nazionale per le dichiarazioni del Ministro Salvini, che ha contestato a Macron la volontà di inviare truppe europee in Ucraina, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
«Quando Matteo Salvini, dice a Macron “attaccati al tram! … vacci tu se vuoi. Ti metti il caschetto, il giubbotto, il fucile e vai in Ucraina … l’80% dei francesi non vede l’ora che tu te ne vada. Se hai così voglia di partire, vai tu”, non sta vaneggiando, come qualcuno ha sostenuto in queste ore, né è stato colpito da un improvviso colpo di calore. Ha semplicemente affermato la sacrosanta verità che pensa non solo la stragrande maggioranza degli italiani, ma anche dei francesi e, più in generale, degli altri popoli europei.
A tal riguardo voglio ricordare che il servizio di leva obbligatorio, la cosiddetta coscrizione, che in Italia ha coinvolto tanti giovani – compreso il sottoscritto, che lo ha svolto nella Folgore – è stato sospeso in Francia nel 2001. Il futuro Presidente francese, classe 1977 (io sono del 1975), pur essendo stato giudicato idoneo dalla commissione medica transalpina, non ha mai svolto né il servizio di leva né tantomeno il servizio civile. Emmanuel Macron è dunque il primo Presidente della Repubblica francese ad aver ricoperto tale ruolo senza aver prima svolto il servizio militare. Eppure, nonostante ciò, si sente un “piccolo Napoleone” e, come il generale corso, ama muovere soldatini sul planisfero. Tanto, alla fine, a lasciarci la pelle non sarà certo lui, ma gli ucraini in primis e, a seguire, eventualmente i giovani delle banlieue, spinti dalla fame e dal bisogno.
“Manu”, come lo chiamano abitualmente i giovani francesi (anche se lui non gradisce questa abbreviazione), si sente poi talmente predestinato ed “olimpico” da non farsi scrupolo a convocare l’ambasciatrice italiana a Parigi, Emanuela D’Alessandro, presso il Quai d’Orsay per una formale richiesta di chiarimento. Peccato, però, che l’Eliseo non abbia avuto la stessa prontezza e accortezza nel richiamare il ministro degli Esteri francese, Laurence Boone, nell’ottobre del 2022, appena insediatosi l’esecutivo Meloni, quando dichiarò che la Francia e l’UE avrebbero vigilato sul rispetto dei diritti e dei valori democratici in Italia.
E sì, “Jupiter” – altro nomignolo affibbiatogli dai francesi – ha proprio la memoria corta. Non ricorda, ad esempio, il tavolone bianco al quale Putin lo fece sedere il 7 febbraio 2022, poco prima dell’inizio della cosiddetta “Operazione Speciale”, che rappresentava plasticamente la distanza siderale fra i due leader: circa sei metri e mezzo. Un’immagine in netto contrasto con quella osservata in Alaska pochi giorni fa, dove i due massimi leader globali, Trump e Putin, mostravano tutt’altra vicinanza e sintonia.
Allo stesso modo, Macron sembra dimenticare che il 9 dicembre 2019, a Parigi, era presente insieme all’allora Cancelliera Merkel, a Putin e a Zelensky per rilanciare gli accordi di Minsk II. Da quella data in poi, sul dossier ucraino ha collezionato una cantonata dietro l’altra. Eppure continua a voler pontificare, a voler fare scuola agli altri su come affrontare questa crisi, soprattutto cercando di escludere o marginalizzare l’Italia da ogni processo di normalizzazione con il Cremlino.
Ed è proprio in questa ottica che va letta la proposta dell’Eliseo di tenere un vertice a Ginevra, piuttosto che in Italia o in Vaticano».
A tal riguardo, Valloreja aggiunge:
«Invito il segretario federale della Lega, Matteo Salvini, a voler considerare la mia proposta di innalzare la città di Ortona, in provincia di Chieti, quale possibile sede per ospitare una trattativa nel formato: Vaticano – Russia – Ucraina – Stati Uniti. Con lo Stato italiano a garantire sicurezza e ospitalità ai convenuti, e con la Santa Sede insieme agli Stati Uniti a svolgere il ruolo di mediatori.
La città di Ortona custodisce le reliquie dell’Apostolo Tommaso, figura venerata non solo dai cattolici, ma anche dagli ortodossi, siano essi russi o ucraini: un simbolo di pace universale, che potrebbe avere una fortissima valenza presso le gerarchie moscovite.
Inoltre, a livello storico e laico, Ortona – che ha subito il martirio della più sanguinosa battaglia della campagna d’Italia ed è considerata da tutti gli storici internazionali la “piccola Stalingrado” d’Italia – rappresenta un luogo di enorme valore politico e simbolico tanto per i russi quanto per gli americani. E nell’ottantesimo anniversario della vittoria delle forze alleate sul nazismo, un simile sito assumerebbe un significato ancora maggiore.
Dunque, il Governo non ascolti le lamentele di Macron, ma tenda invece l’orecchio alle richieste dei territori e della socità civile, che sono pronti a collaborare sinceramente ai complessi processi di pace»
A. Martino













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