IN QUESTI GIORNI DALLA CINA POTREBBE PRENDERE AVVIO UN DIVERSO ORDINE MONDIALE

Dopo il discorso di Macron sull’ “orco Putin” , potrebbe sembrare singolare che quest’ ultimo stia, da ieri, intraprendendo forse il più lungo viaggio all’estero, in un solo stato, della sua lunghissima permanenza sulla poltrona più importante del Cremlino. Si tratta di una maratona di quattro giorni, culminante nella super parata militare in Pechino del 3 settembre, in cui la Cina darà dimostrazione della sua potenza tecnologico-militare. Si tratta della riunione dell’ Organizzazione per la cooperazione di Shangai nata nel 1996 Gruppo a cinque di Shangai tra Russia, Cina e altri stati postsovietici dell’area ma ormai cresciuta un po’ come versione più politica dei Brics e comprendente un altro colosso come l’ India, o altri attori inernazionali di rilievo come l’ Iran: ben undici Paesi, oltre a diversi osservatori. Rigorosamente autoescluso, il famoso “Occidente”.

Se poi, nell’abito del grande ordine euroatlantista, appare sempre più scontato il sospetto che dall’altra parte del’ Atlantico si stia facendo molto, se non di tutto, per sabotare lo storico incontro fra Trump e Putin, schiacciandosi su un imbarazzante, e almeno apparente, bellicismo, verrebbe da chiedersi se a essere più isolata di tutti, non sia proprio l’Europa.

Il Corriere della sera non è certo sospettabile di simpatie verso un ordine geopolitico multilaterale, ma questa sua analisi sulla newsletter “ AmericaCina” di qualche giorno fa è significativa: tradisce una certa preoccupazione. Persino malinconica la conclusione per cui “Trump e noi europei” potremo vedere in tv la grande parata del 3 settembre.

In una intervista in loco proprio oggi, Putin ha lanciato il concetto di “maggioranza globale” riguardante tutti i paesi desideranti un diverso e meno unilaterale ordine delle relazioni politiche ed economiche sulla Terra.

Chissà se Donald Trump registrerà tra i suoi successi anche il summit che si aprirà a giorni in Cina. Forse dovrebbe, in fondo è grazie a lui se l’incontro si prospetta come un notevole successo internazionale. Il solo guaio è che il 31 agosto e il 1° settembre a Tianjin non ci sarà lui, non ci saranno americani, nemmeno europei: solo leader del cosiddetto Sud Globale, più Vladimir Putin, più il segretario generale dell’Onu António Guterres e parecchi altri a segnalare che l’egemonia americana sta svanendo. 

Gli oltre venti capi di governo e i dieci capi di organizzazioni internazionali discuteranno sulla traccia annunciata dall’assistente ministro degli Esteri cinese Liu Bin: «Nel mondo di oggi, vecchie mentalità di egemonismo e di politiche di potere hanno ancora influenza, con certi Paesi che cercano di imporre i loro interessi agli altri Paesi, minacciando seriamente la pace e la stabilità». Giusto per non citare Trump per nome.

All’ombra di questa impostazione “cinese”, assieme a Xi discuteranno tra gli altri Putin, il primo ministro indiano Narendra Modi (che non andava in Cina da sette anni), il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, non si sa ancora chi dalla Turchia, i leader di Malesia, Indonesia, Vietnam, Bielorussia, Kazakistan e altri. Sarà difficile definire la riunione un asse del male”. 

Dopo la praticamente certa vittoria diplomatica, Pechino mostrerà anche i muscolila parata militare del 3 settembre, per l’ottantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale in Cina, si annuncia come la maggiore presentazione mai fatta degli avanzamenti cinesi in campo militare; a 360 gradi, cielo, mare e terra. Trump e noi europei la potremo vedere in tv”. 

Voglio solo precisare che l’ ”ottantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale” dall’angolazione cinese, altro non è che la disfatta giapponese in Cina, grazie allo sgancio delle bombe atomiche americane su Hiroshima e Nagasaki e al dilagare dei russo-sovietici in Manciuria e Corea. E infatti, Putin nei suoi primi discorsi ha evidenziato non solo la rimilitarizzazione europea sotto l’egida tedesca ma anche quella giapponese (con relative e palesi allusioni storiche).  

A. Martino

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