DAJE E DAJE, A FORZA DI PERDERE LE GUERRE, FORSE LA GERMANIA, ENTRO I PROSSIMI 20 ANNI RIUSCIRÀ A FARSI CANCELLARE DA TUTTE LE MAPPE GEOGRAFICHE
230 anni fa la Polonia scompariva dalle carte geografiche a seguito delle tre spartizioni operate dalle potenze confinanti (Russia, Prussia e Austria). Questi eventi, succedutisi nel 1772, 1793 e 1795, privarono i polacchi di uno Stato nazionale fino al 1918, quando, con la sconfitta delle tre potenze nella Prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni restituì sovranità e indipendenza alla Polonia.
Ora, poiché la storia è maestra di vita, un leader come Mertz dovrebbe essere cosciente di ciò che accadde ai suoi vicini e che, per osmosi, potrebbe accadere anche alla terra delle Valchirie. A quanto sembra, però, non lo è. Anzi, paradossalmente, nonostante le due guerre mondiali perse in successione e il lungo processo di denazificazione a cui la Germania è stata sottoposta negli ultimi 80 anni, il “sergente Schultz” di turno — quello degli Eroi di Hogan, reso celebre dalla sua frase «I know nothing!» — a passo d’oca sembra voler condurre i tedeschi a un’analoga cancellazione geografica del proprio Paese da tutte le mappe.
D’altronde, come interpretare la notizia della decisione tedesca di voler:
- trasformare la Germania nella più grande potenza militare convenzionale d’Europa, con una spesa prevista di circa 1000 miliardi di euro distribuiti in più anni (mentre la Francia, nel 2029, dovrebbe attestarsi sui 53 miliardi), e al tempo stesso farne la terza potenza militare mondiale dopo Stati Uniti e Cina, nettamente davanti a Russia, India, Arabia Saudita e Regno Unito?
- reintrodurre la coscrizione obbligatoria per arrivare a 260mila militari attivi più altri 200mila riservisti?
- riconvertire interi settori della vecchia manifattura pesante al servizio dell’industria aerospaziale e della difesa?
L’esempio più eclatante di questa trasformazione è quello della Porsche (proprietaria, tra le altre, anche di Volkswagen) che, insieme a Deutsche Telekom e alla società di investimenti DTCP, ha annunciato la creazione di un fondo da 500 milioni di euro destinato al comparto militare: dai sistemi di sorveglianza satellitare ai sensori, dalla cybersicurezza alla logistica.
Ma per lanciare un simile piano Mertz deve avere in mente, prima di tutto, un nemico. E chi dovrebbe essere questo nemico? Semplice: la Russia!
E contro un Paese come la Russia chi vorrebbe mandare a combattere il Cancelliere renano? Mertz sa che la Germania del 2025 non è più la terra ariana del 1939?
Oggi il 25% dei cittadini tedeschi non è germanico “di generazione in generazione” e quindi non ha lo stesso attaccamento ideologico e culturale alla Patria che avevano i loro nonni. Cosa volete che possa importare al 6% di turchi, al 3,6% di russi, al 2,5% di polacchi, all’1,5% di curdi, siriani o italiani, all’1% di ucraini e via via fino allo 0,4% di tunisini o marocchini, o allo 0,25% di vietnamiti, di morire per la Germania?
Secondo questi “scienziati” della politica, davvero un migrante fuggito dall’Africa, rischiando la vita per sfuggire a guerre o carestie, una volta giunto in Europa non troverebbe niente di meglio da fare che rimettersi l’elmetto e morire per i tedeschi?
Ma uno che pensa una cosa del genere è normale? O ci sta prendendo palesemente in giro?
E poi, se escludiamo le prime e seconde generazioni di migranti — che sono in Germania esclusivamente per lavorare e costruirsi un futuro, non certo per condividere stili di vita e tradizioni — siamo davvero sicuri che il restante 75% della popolazione tedesca sia disposto a morire per la Germania? Io credo proprio di no. Gli occidentali, compresi gli europei, negli ultimi 30 anni sono antropologicamente cambiati: sono dediti alla realizzazione personale, al benessere e a una vita tranquilla, ma non sono minimamente disposti a sacrificarsi per l’interesse collettivo. Cosa che invece, per ora, sembrano disposti a fare popoli “gemelli” come gli ucraini e i russi.
Sempre per restare alla storia, siamo nella stessa condizione vissuta dai romani negli ultimi due secoli dell’Impero, quando, pur avendo strutture, ricchezza, apparati e tecnologia, non erano più disposti a morire per Roma. Così affidarono la propria sicurezza ai mercenari barbari e ai federati, salvo poi scoprire che sarebbero stati proprio loro, ben presto, a schiacciarli.
D’altronde neanche gli Stati Uniti — unico vero esercito occidentale in grado di reggere uno scontro sul lungo termine — hanno più cittadini disposti a morire per il proprio Paese. Così zio Sam si affida sempre più spesso a volontari latinos come messicani, portoricani, honduregni, guatemaltechi, salvadoregni e colombiani, che accettano il rischio di rimetterci la pelle non solo per motivi economici, ma anche per guadagnare la cittadinanza americana.
E nel mentre accade tutto questo, mentre gli ospedali di Berlino lottano con tetti che perdono, scantinati allagati durante le piogge intense e reparti in sofferenza per carenza di personale, il Senato di Berlino, in collaborazione con la Bundeswehr, sta lavorando a un “Piano quadro per la difesa civile degli ospedali”. L’obiettivo: rendere Berlino pronta per la guerra. In caso di conflitto (leggasi: con la Russia), la capitale tedesca dovrebbe diventare, in pochi giorni, un centro logistico per materiali, personale e, soprattutto, feriti provenienti dai teatri di guerra sul fianco orientale.
Certo, alcuni giorni fa la Casa Bianca ha fatto sapere che ci sono “alcuni Paesi europei che ostacolano gli sforzi di pace di Trump”. Uno di questi è senz’altro la Francia di Macron e ora, per quanto detto sopra, sappiamo che l’altro deve essere necessariamente la Germania.
Fatto sta che Macron e la Francia già stanno pagando per questa loro supponente condotta (vedi lo spread salito nelle ultime ore e la crisi di governo rafforzata dalle inaspettate dichiarazioni della BCE, nella persona de Lagarde già Fondo Monetario Internazionale, nonché ministro francese) e ben presto a vedersi presentare un salatissimo conto sarà la Germania… un conto che, non è detto, potrebbe mettere in dubbio la stessa esistenza dello Stato tedesco.
Lorenzo Valloreja













Lascia un commento