D’ACCORDO SULLO SQUALLORE DI PHICA.EU, MA E’ IL SOLITO RITORNELLO: IL (O LA) POTENTE HA TUTTE QUELLE TUTELE CHE AL CITTADINO COMUNE NON SPETTANO SE NON SOLTANTO NEGLI ESAMI UNIVERSITARI DI GIURISPRUDENZA

Dinanzi all’ennesima emergenza mediatico-moralistico-giudiziaria della classe “basta con il patriarcato” ovvero quella del sito che pubblicava le foto di migliaia di donne tra cui vip e donne di potere (anche di molto potere, e persino ai vertici della vita politica nazionale) dando modo di corredarle di “commenti e insulti sessisti” che certamente e purtroppo il maschio italiano medio continuerà sicuramente a fare in altre forme, per quanto mi riguarda riemerge per l’ennesima volta una sensazione forse ancora più sgradevole.

Tanto sgradevole da corrodere addirittura il senso stesso di appartenenza a una data società.

Ovvero, che l’alzare repentino e frenetico del fondo schiena da parte di coloro cui competa, avviene sempre e solo se, seppure un fenomeno delittuoso o almeno deleterio coinvolga una moltitudine di cittadine e cittadini, esso coinvolga chi conta e non certo il “povero fesso”, o anche la “povera fessa” con buona pace della tutela della donna etc.

Intendiamoci: l’antecedente costituito dal gruppo di Facebook “mia moglie” è pazzescamente squallido,  traditore  e patologico nel suo fornire l’intimità corporea della propria compagna, e Phica.eu squaderna il voyeurismo patologico. Ma tutto è nato solo da una denuncia eccellente, ovvero quella dell’eurodeputata Alessandra Moretti.

Da qui l’aperura del proverbiale vaso di Pandora, rimasto chiuso, sembra per addirittura venti anni nonostante una infinita serie di segnalazioni e denunce (anche relativamente ad analoghi siti). Pare che attorno a Phica.eu abbia ruotato una discreta industria del ricatto e della estorsione.

E qui a L’ Ortis potremmo illustrare più di un caso personale o riguardo a nostri familiari, in cui fu detto, non al Bar dello Sport o dalla parrucchiera ma in sedi istituzionalmente deputate alla repressione di fenomeni del genere che “non si può fare nulla, queste cose partono da server in altre parti del mondo”. Certo, innegabile: peccato però, che in casi come questo in cui lo si vuole, le costose e complesse rogatorie internazionali stanno partendo e come.

Ricordo la mia frustrazione alla fine dell’ormai lontano 2018: mi recai nella locale struttura di polizia postale, da bravo e fiducioso cittadino, per denunciare un tentativo di estorsione tramite Facebook per non mettere in rete qualche foto carpita e, diciamo così, disinibita, ma ne fui praticamente dissuaso con le suddette argomentazioni esposte, indubbiamente, con assoluta cortesia e anche una certa affabilità. Alla fine, decisi semplicemente di non pagare (erano i giorni della tredicesima e non mi andava affatto di mollarla a dei vermi da qualche parte del mondo), ma un po’ di faccia rossa verso qualcuno mi toccò anche se questi ricattatori, in fondo, non hanno tempo da perdere e passarono forse già nella giornata della scadenza del ricatto a ricattare qualcun altro.

Per diversi mesi, un po’ per precauzione un po’ per disgusto, chiusi pure il mio profilo Facebook.

Eppure, avevo sperato convintamente in qualche tutela, e superando un fisiologico pudore fui costretto a parlarne anche con una donna. A che pro, a questo punto? Tanto per dire i fatti o fattacci miei?

La legge sarà pure eguale per tutti, ma per qualcuno, come qui sosteniamo da tempo, lo è assai meno (e per qualcuno assai più).   

A. Martino

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