LA TRSTE FINE DI ALICE ED ELLEN KESSLER, SIMBOLO DI METASTASI DELLA SPENSIERATEZZA CONSUMISTICA DELLA SOCIETA’ DI MASSA IN DISPERAZIONE SOLITARIA E NICHILISTA

All’ età di ottantanove anni, se ne sono andate da questa terra molto probabilmente, per loro, insopportabilmente “valle di lacrime” ma senza speranza anzi la Speranza, le gemelle Alice ed Ellen Kessler. Sono state trovare entrambe senza vita nella loro casa di Monaco di Baviera.

Le autorità tedesche indagano sulla dinamica del duplice decesso, ma lo sfondo dell’eutanasia o magari di un omicidio-suicidio è abbastanza chiaro al di là di questa o quella indiscrezione. Non è però qui la ricostruzione cronachistica a interessarmi, il che è d’altronde molto in linea con lo spirito di questa testata.  

Tanto per cultura dei più giovani, preciso che Alice e Ellen Kessler, magnifiche gemelle di elevatissima somiglianza, contribuirono a strutturare l’immaginario dell’ italiano ormai plasmato anche, e soprattutto, dalla televisione.

Giunte nel 1961 al Bel Paese da una Germania divisa e dal boom economico nascente a Ovest (esattamente come in Italia), grazie anche a tempi paradossalmente in quanto ravvicinatissimi alla guerra, privi di rancore e di inquisizione che oggi sicuramente ci sarebbe stata, sulla passata posizione ideologica delle giovani artiste teutoniche e della loro famiglia, si può ben dire che in Italia trovarono una proverbiale quanto non immeritata America.

Non erano certo delle signorine Nessuna: provenivano nientemeno che dalle Blue bells del mitico Lido di Parigi, ma la televisione italiana (ovvero mamma Rai, all’epoca), ne vide l’esplosione iconica. Cantavano La notte è piccola e ballavano in duplicità perfetta: la pausa dell’una corrispondeva alla scena della prima o la rafforzava con precisione quasi matematica, in ogni strofa o passo. Bellissime bionde (altro che biondine) stuzzicavano non solo Alberto Sordi pretendente abbastanza deciso di una di loro grazie al quale diedero una toccata al cinema, ma praticamente ogni italiano medio che vi scorgeva l’incarnazione delle lusinghe del consumismo e della società di massa: Pierpaolo Pasolini avrebbe potuto scriverci un saggio, non so se mi spiego. Altra loro canzone-balletto di straordinario successo, Pollo e Champagne: straordinariamente emblematica abbinando non champagne, e caviale od ostriche, ma assai più modestamente e quasi fantozzianamente il pollo: godiamoci la vita ma senza esagerare, altrimenti la rata del mutuo o la cambiale non si può pagare.

Ma le ormai istituzionalizzate Kessler, alla pari di un Pippo Baudo o di una Mina o di una Raffaella Carrà e di tanti altri o altre, erano pur sempre una icona presessantottina estranea ad ammiccamenti troppo erotici: niente a che vedere con la devastante meteora Stefania Rotolo cantante Un cocktail d’amore, e ancor meno con le dive del cinema pecoreccio anni Settanta e Ottanta quando il declino delle Gemelle è ormai chiaro, anche per l’età. E poi, la tedesca o la svedese o l’anglosassone passano di moda, con una fortissima concorrenza nell’immaginario maschile di bellezze statuarie latine o mediterranee.

Costrette a esordire in abiti da Lido parigino ma con un’assurda calzamaglia nera castigante il già casto, il loro fu un erotismo a bassissima intensità e con freno a mano, assolutamente compatibile con un televisore in parrocchia o in una scuola.

Dispensarono sogni ben poco proibiti anzi incoraggiati dal Sistema, furono iscritte all’albo delle fidanzate degli italiani. Hanno finito la loro vita, con involontaria emblematicità storica, in disperazione e solitudine lenite solo dalla loro inseparabilità e dualismo quasi inquietanti che impedì loro persino di sposarsi. Dal sogno del boom economico all’incubo del grande reset; dalla spensieratezza alla sua metastasi nichilista.

Addio, Alice ed Ellen: una misericordia più grande di qualunque giudizio umano e di qualsiasi vacuità possa consertirvi di stare ancora, per sempre, l’una accanto all’altra.

A. Martino 

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