NEL CINQUANTENARIO DELLA SUA MORTE FRANCISCO FRANCO DOVREBBE ESSERE COMMEMORATO COME UN PADRE DELLA PATRIA DI SPAGNA E UN GRANDE STATISTA EUROPEO, ALTRO CHE TIRANNO!
Occorre che qualcuno abbia il coraggio di affermarlo, in questo cinquantenario della sua morte infangato da un odio che, in modo caratteristico del woke, è tanto più virulento quanto più fatti e persone infangati si allontanino nel tempo.
Sono ormai arrivati a definirlo in un crescendo infamante, dittatore, tiranno, criminale di guerra. Ebbe la sola colpa di aver salvato la sua patria dal caos e dal fanatismo ideologico anarco-comunista, da stragi imprevedibili di civili inermi quali i cattolici che si recavano a Messa.
Grazie a lui la Spagna non si trovò coinvolta nella seconda guerra mondiale a fianco dell’ URSS, anzi ne restò neutrale con grandi benefici economici che solo le ferite della guerra civile appena trascorsa resero poco percepibili.
Fu sempre grazie a lui, che la sua patria conobbe una ripresa economica alla base dell’attuale benessere spagnolo. Fondò nel 1941 lo INI (Instituto nacional de industria) che, sostanzialmente copiando l’italiano IRI di littoria creazione, promosse l’industrializzazione iberica, ad esempio creando una industria automobilistica di rilievo quale la SEAT un tempo partecipata al 7% dalla nostra FIAT e oggi parte del gruppo tedesco Volkswagen.
Nel 1953, con i Patti di Madrid, pur rassegnandosi all’egemonia americana nel Mediterraneo e piegandosi all’alleanza atlantista, la Spagna fu sommersa da milioni di dollari (dell’epoca).
Quarantaquattrenne generale distintosi in Marocco,
nonostante i suoi radicali cattolicesimo e nazionalismo leale alla seconda repubblica spagnola atea e massonica timorosa solo della dilagante violenza rossa, nel momento della decisione fatale e irrevocabile, accettò di porsi a capo del pronunciamento delle truppe di Africa solo dopo il barbaro assassinio del leader monarchico e cattolico José Calvo Sotelo, specchiato giurista e banchiere centrale. La sua fama di militare e patriota era già presente fuori dai confini spagnoli in tempo di pace (si fa per dire), lodato da Mussolini e immediatamente raggiunto da contributi finanziari tedeschi appena sbarcato in Andalusia.
La guerra civile fu cruenta e dolorosa, ma anche l’unica strada per evitare alla Spagna un futuro da grande Albania. Le Camicie nere italiane ( o Milizia volontaria per la sicurezza nazionale) patirono dal 1937 3300 caduti circa, gran parte dei quali nella fallimentare battaglia di Guadalajara esaltata a dismisura dalla propaganda antifascista, ma che non impedì alla Milizia, di contribuire significativamente alla disfatta repubblicana. “Siamo passati e passeremo” fu il motto degli italiani irridente il “no pasaran” di Dolores Ibarruri.

La Germania nazionalsocialista non fu così impegnata a livello di risorse umane, ma dispiegò capitali, come visto, e mezzi tra cui un diretto impegno della Luftwaffe. Altrettanto ma meno massicciamente fece l’ URSS di Stalin nell’altro campo, in cui un ruolo importante ebbero le cosiddette Brigate internazionali composte da avventurieri sinistroidi e anticlericali da tutto il mondo Italia compresa.
Non so se alla fine della guerra civile e durante essa, egli fu abbastanza magnanimo secondo gli ipocriti canoni attuali verso gli sconfitti, ma di certo non abbastanza spietato da riuscire ad asportare dalla radice l’ Odio che da troppo tempo affligge quella che fu la più grande potenza imperiale cattolica, su cui ciò che un tempo chiamavano la Setta ha ovviamente puntato da ormai due secoli, ovvero da quando il suo impero coloniale fu fatto crollare nelle Americhe.
No, che non lo fu: altrimenti nel 1973 i fanatici separatisti e marxisti baschi non avrebbero potuto spiare, come diavoli subdoli, l’ammiraglio e primo ministro Carrero Blanco anche durante le sue pratiche di culto in chiesa per poi ucciderlo proditoriamente assieme a due militari.
Ho finora parlato del Caudillo e reggente di Spagna Francisco Franco y Bahamonde, morto a Madrid il 20 novembre 1975, che qualche pensierounicista recitante a soggetto ancora non si rassegna a sapere “morto nel suo letto, diversamente da Hitler e Mussolini”. E se è per questo, potrebbero dirlo anche dell’ imperatore giapponese Hiro Hito.
Purtroppo, da anni, in Spagna (già ne riferii nel 2019) è in atto una vera e propria “illegalizzazione” della memoria franchista, arrivata persino a espellere la salma del grande generale dall’ imponente sacrario dei caduti (ovviamente non tutti ma di entrambi gli schieramenti) della guerra civile.
I monumenti al Caudillo sopravvissuti quasi tutti per almeno trenta anni dalla sua morte, sono stati abbattuti con faziosità e rancore vergognosi.
Associazioni del tutto pacifiche sono perseguitate con maggiore convinzione durante i governi a guida socialista con campagne diffamatorie e intimidatorie e leggi liberticide, senza che quelli a guida popolare niente abroghino o modifichino di tutto ciò: classica dimostrazione della falsa alternanza delle cosiddette democrazie liberali del cosiddetto Occidente
La vigliaccheria politica e istituzionale rosso di Spagna si è metastasizzata nel woke e nelle fantasie sostenute da cinema morboso e letteratura scontata e mercenaria, e mistificatrice ricerca pseudostorica, su una presunta epoca di terrore che dal 1939 al 20 novembre 1975 (data del ritorno del Generalissimo alla Casa del Padre e della praticamente automatica deriva spagnola verso il mondialismo democraticista) avrebbe soggiogato la terra iberica. Vigliaccheria sì, dato che i cosiddetti antifascisti spagnoli approfittano della non violenta sanità civile e morale dei connazionali non ancora contaminati dalla lebbra mondialista e dall’euromania, Vox in primis non dimenticando la gloriosa Falange ridimensionatissima però sopravvissuta a cinquanta anni di devastazione nazionale e spirituale.
Purtroppo, salvo un tardivo riconoscimento alla figura di Franco statista da parte dell’ ex re Juan Carlos, quella monarchia che egli ripristinò, nulla fa per frenare questa vergogna intellettuale e politica, apparendo più presa dalla sua sopravvivenza grazie a una tolleranza creata dalla innocuità e subalternità. Eredi del Re Sole, se ci siete battete un colpo come fu con la tentata secessione catalana…..
A. Martino













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