IL CASO DELLA FAMIGLIA TREVALLION, PIU’ CHE ESSERE UNA ISOLATA VICENDA GIUDIZIARIA, DOVREBBE SERVIRE A FARCI CHIEDERE FINO A CHE PUNTO, IN ITALIA, VI SIA DAVVERO LIBERTA’ ALMENO A CASA PROPRIA
Detesto le autocitazioni comprese soprattutto le mie, ma mi pare necessario riprendere il filo dei fatti e dei loro sviluppi, dalla chiusura del mio articolo del 5 novembre riguardo la ormai universalmente nota “ famiglia che vive nei boschi in Abruzzo e non manda i figli a scuola”. Così concludevo il mio ragionamento.
“…… Comunque la si veda, non
voglio esprimere giudizi o pregiudizi che lasciano il tempo che trovano,
dinanzi a delle persone che, per un loro straordinario coraggio
e una irriducibile non sottomissione, almeno in questa prima fase, andranno
sicuramente a sbattere contro il muro dello statalismo nomolatrico (cioè
adoratore della pura norma codificata) non trovando in tale sfida alcuna sponda
politica né a sinistra né a destra.
Esse provengono dalla cosiddetta anglosfera, che nonostante i suoi cento difetti e storture storiche o contemporanee, può vantare una maggiore sensibilità e tolleranza, almeno episodica o locale, verso certe istanze libertarie. Ma qui, vedo davvero arduo convincere l’assistente sociale, o il maresciallo dei carabinieri, o la procura dei minori, che alla istruzione dei figli possano pensarci anche i genitori, o che si possano espletare i propri bisogni fisiologici nella Natura senza water o sciacquoni, così concimando anche la terra.
Ma allora, come già sperimentammo durante la cosiddetta pandemia e relative vaccinazioni forzate, questa benedetta Libertà c’è o no?”.
Ebbene, la mia “profezia”, come si dice ora enfaticamente nel linguaggio giornalistico, si è avverata in pieno. Ma in realtà era una previsione da quattro soldi, come quando la temperatura scende in picchiata in montagna d’inverno e nuvoloni scuri si addensano: “nevicherà”, davvero meteorologia da quattro soldi. Era però, per la metafisica dell’integralismo giustizialista, abbastanza irriverente pronosticare una sentenza: essa ci dice che “ le sentenze non si discutono”, figuriamoci poi prevederle come una partita di calcio; bisogna stare in religioso silenzio aspettando il verdetto, come quei romani che sapevano bene che l’aruspice (il sacerdote esaminatore delle viscere degli animali sacrificali), non poteva non esprimersi, in certi vaticinii pubblici, in un certo modo. Dicevasi “arcana imperii.”
Devo però rettificare o meglio aggiornare l’aspetto politico di quello che all’epoca pareva l’isolamento dei coniugi angloaustraliani da quel punto di vista: la sponda, mi fa piacere per loro in un Paese in cui se non hai i proverbiali santi in Paradiso, non vai nemmeno in Purgatorio, l’hanno trovata nell’area di maggioranza parlamentare. Abbastanza comprensibile: dopo il massacro di credibilità dell’apparato poliziesco-giudiziario in genere, con annesso santuario mariano persino, nella pulp fiction di Garlasco, la magistratura parrebbe offrire persino il volto feroce da sfascia famiglie e ladri di bambini. Ci manca solo qualcosa del tipo “giro di cancellieri giudiziario nel traffico di organi”, o “pubblico ministero si fa islamico e aderisce all’ ISIS”.
Facili ironie o sarcasmi a parte, niente male per il governo, in vista del referendum costituzionale sulla separazione delle carriere. Normale quindi, che Matteo Salvini, in pieno stile trumpiano, rigiri il coltello nella piaga picconando un ufficio giudiziario tra i meno in luce, anche se non tra i meno feroci (attenzione a vedere nei tribunali e procure minorili una specie di Mina Settembre togate). Ricordate Bibbiano, e l’abominio relativo? Ricordate il “tutti assolti” ovvero “tana libera tutti” dopo un terremoto di figli sottratti alle famiglie anche per qualche scarabocchio equivoco che si prestava ad atti di onanismo intellettuale neuropsichiatrico su presunti abusi, per poi assegnarli a lager per bambini e minorenni (pardon, case- famiglia; oltre che strutture protette, ma contro chi?).
Ricordate le tante vite genitoriali rotte o interrotte da scartoffie di tribunale dei minori, relazioni di assistenti sociali e educatori, rapporti di polizia giudiziaria? Ma almeno, gli ultimi due i piccoli Trevallion in faccia qualche volta li hanno pure visti, ci hanno parlato; a volte, onestamente da ammettere, anche con acume e professionalità. Ma la magistratura minorile, sovente, determina il destino delle famiglie sulla base delle carte. Ci siamo creati un sistema in cui un estraneo condiziona pesantemente lo sviluppo delle personalità, e il senso affettivo di una esistenza umana, sulla base di qualcosa scritto da qualcun altro. E potrà anche mai conoscere le vittime (pardon, i soggetti) del suo operato. E affibbia a dei minorenni un tutore provvisorio, che non è un nonno o una zia o un’amica di famiglia o magari un vicino di casa, ma appunto e ça va san dire, sempre un illustre sconosciuto.
E veniamo qui al primo punto che nessuno ma proprio nemmeno un’ombra, penso, ha messo sinora in luce: come appunto per Bibbiano, che servì solo a lanciare strali contro il PD anche da parte dei 5 Stelle che un anno dopo vi governeranno assieme (ricordate la solenne promessa di Di Maio in senso contrario, proprio per tali abusi?), la Destra cosiddetta rischia di perdere un’altra volta il treno badando solo, come già accennato, al contingente, e non alla profonda crisi di regime che il vasto moto di solidarietà verso la famiglia Trevallion evidenzia. Il problema non è questo provvedimento minorile, una certa giudicessa che dicono, ma guarda che novità, politicizzata in un certo senso (ovviamente a sinistra), ma il Sistema al di là del solo apparato poliziesco-giudiziario, che scricchiola sempre di più e ormai puzza più dell’olio lubrificante delle manette o del tanfo delle case-famiglia, molto più che odorare di pizza o di polenta. Matteo Salvini o Giorgia Meloni potrebbero schiacciare una volta per tutte la Sinistra contro il muro dell’illiberalità e del retaggio staliniano e statalista, ma purtroppo preferiscono accontentarsi di convincere qualche no vax a tornare a votare (a proposito, oggi mentre scrivo, il dato sull’affluenza alle urne alle regionali, specie in Campania, è sicuramente un film horror per Mattarella e un po’ persino per noi de L’Ortis, lo ammetto). Dico ciò dato che, con coerenza estrema, i piccoli Trevallion non sono stati fatti vaccinare contro il COVID.
La polemica contro la inazione nei confronti dei gruppi di nomadi che sarebbero indisturbati nel mandare i loro figli ad elemosinare e rubano cani o gatti, aggiungo io, per rendere il quadretto più pietoso, è indubbiamente sensata ma buttata lì tanto per comiziare: provino un tutore dell’ordine o un assistente sociale ad agguantare un bambino di quelli in un campo nomade, e non so come, e se, ne uscirebbero. Forse, è la solita vecchia dannata storia del “forte con i deboli e debole con i forti”. La rustica abitazione dei Trevallion è stata sicuramente, di fatto, perquisita, e a quanto pare più di un coltello da cucina (o per i fatali funghi) non è stato trovato.
Al di là della censura sulle ormai ben nota, secondo i giudici, “situazione abitativa disagevole e insalubre”, aggravata dalla presunta assenza di “istruzione e assistenza sanitaria” (ma sembra che i bimbi stiano in regola come privatisti), il focus giudiziario si è incentrato sulla carenza relazionale con i propri coetanei, che la mancata scolarizzazione convenzionale (ovvero extra familiare) comporterebbe. In sostanza, si reprime duramente un tentativo di educazione aconsumistico, sganciato dalla dipendenza da dispositivi digitali e dalle fittizie “amicizie” social e soprattutto avulso dalla pasoliniana “iniziazione alla vita borghese”. Certo, la coppia anglofona dallo straordinario integralismo non fa alcuna concessione allo spirito dei tempi nemmeno sul piano puramente pratico; appena acquistato il casolare, provvidero alla demolizione del bagno facendo venire meno uno dei principali requisiti di abitabilità di un immobile. Ma anche qui, in un particolare tanto prosaico, la loro “rivolta contro il mondo moderno” dal sapore evoliano non ha nulla di folle: a parte il contesto decisamente wild, come si dice dalle parti loro, fino agli anni Ottanta del secolo scorso, tanti erano i negozi o pubblici esercizi a non disporre neanche di un lavabo sul retro.
La battaglia dei Trevallion è comunque troppo difficile da vincere, nel suo andare contro non solo le lobbies dell’ industria alimentare o della digitalizzazione per dirne qualcuna, e persino a quanto pare dell’edilizia.
Mi imbarazza persino, dato che interroga la mia reale e intima capacità a passare, dal riempirmi la bocca col “Waldgang” o “Passaggio al bosco” di Ernst Juenger, a qualcosa di concreto e coerente, la loro letterale attuazione di uno dei principali passi dell’Anarca, che ovviamente va ben oltre le scelte abitative e pedagogiche. Ma ditemi voi se passaggio a un bosco, con scontro con il Potere, non sia.

E mi sovviene anche Ezra Pound, il più italiano degli americani, che si illuse di trovare in Italia un paradiso perduto da rifondare col Sangue e col Lavoro, e si ritrovò in un manicomio. Vi sono nel mondo germanico e anglosassone, delle meravigliose perle di Libertà e Spirito inconciliabili con la disumanità dei rigidi codici statalisti di derivazione napoleonica, e di radice pseudo latina ma con cui devi semplicemente augurarti di non avere rapporti. L’ Appennino abruzzese e forse oggi pure la Sila, purtroppo per i coniugi Trevallion-Birmingham, non sono le Rocky mountains o le Highlands o il grande bush australiano, e nemmeno la Selva nera. Un tempo per essere lasciati in pace, c’erano le aree franche dei cosiddetti briganti, ora bisogna solo arrivare a quote troppo alte almeno per dei bambini.
So che dette così, queste sono argomentazioni libertariamente iconoclaste in senso devastante tanto più in quanto esposte intellettualmente e non con un misero post e qualche foto del casolare e dei bambini che vi dormivano con l’orsacchiotto, argomentazioni in cui si potrebbe ravvisare una delegittimazione alla radice del senso stesso della giustizia minorile, e un’ombra cupa su tutto il mondo della Giurisdizione.
Ma dall’altra parte, in fondo, cosa si può invocare ed eccepire? Fiducia nella magistratura? Quindi in pratica, una sorta di dogmatica morale per credenti di convenienza contro un’analisi sanamente empirica e laica?
Teniamo concretamente presente che la struttura in cui i tre piccoli Trevallion sono stati confinati, dopo essere stati prelevati con imponente dispiego di forze, può essere frequentata anche dalla madre, che però non può dormire nella stessa stanza dei figli. Sottile sadismo forense od ostentazione provocatoria di potere dal vago sapore dei peggiori imperatori romani quali Nerone o Commodo? Al padre, in ossequio ai principi “anti patriarcato”, va decisamente peggio: rischia praticamente appunto le manette, se prova a introdursi ove i figli dimorano coattivamente.

In conclusione qui mi riaggancio proprio all’ultima frase, su riportata, del mio precedente articolo, e con apparente divagazione pretestuosa alla mia commemorazione del cinquantesimo anniversario della morte del Caudillo Francisco Franco, riguardo il cui lungo governo della Spagna molti tuttora esprimono un giudizio di dura tirannide in netto e a volte isterico disaccordo con quanto da me scritto. E ripeto quindi semplicemente e con umiltà pur alzando la voce: Ma allora, come già sperimentammo durante la cosiddetta pandemia e relative vaccinazioni forzate, questa benedetta Libertà c’è o no?”.
A. Martino













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