MERCOSUR: IN NOME DI CHI E DI COSA STIAMO SACRIFICANDO L’AGRICOLTURA ITALIANA?

Non sono mai stato tenero con questo Esecutivo, e non certo per antipatia — io stesso provengo dalle file del Fronte della Gioventù prima e del Movimento Sociale in età più adulta — quanto per onestà intellettuale.

Se il Governo non fa l’interesse del Popolo italiano secondo quella che dovrebbe essere una chiave di lettura sovranista, cioè anteponendo l’interesse nazionale a qualsiasi altro interesse, sia esso internazionale (UE, NATO, mercati, Ucraina) sia personale (la tenuta del Governo per il mantenimento del potere in quanto tale), e per la quale, tra l’altro, Giorgia Meloni è stata votata, non capisco perché debba necessariamente dire che “va tutto bene, Madama la Marchesa!”.

No, davvero. Io, al contrario, mi iscrivo tra coloro i quali, se il re è nudo, dicono: “Guardate, il re è nudo!”.

Dunque, se la Meloni fa una cosa per la quale va oggettivamente applaudita e sostenuta, io sarò tra i suoi più coriacei sostenitori, a costo di sembrare anche incoerente, perché ciò che conta non è l’opinione che gli italiani abbiano di me, ma il risultato che la nostra Patria possa conseguire.

Così, non posso non plaudire alle parole della Premier quando, nel corso della conferenza stampa di inizio anno, ha dichiarato, a proposito della guerra d’Ucraina: “In questo caso penso che Macron abbia ragione: credo che sia il momento in cui anche l’UE parli con la Russia”, ponendo in essere, anche per il nostro Paese, le condizioni affinché le relazioni tra Italia e Russia si normalizzino.

Questo allontanamento forzoso tra Mosca e Roma, dal febbraio 2022 a oggi, non è solo dannoso per l’Italia, ma è del tutto innaturale nella storia delle relazioni tra i nostri due Paesi. Nel periodo più buio dei rapporti tra Italia e Russia, cioè durante la Seconda guerra mondiale, le relazioni furono interrotte solamente per 32 mesi e 21 giorni (dal 22 giugno 1941, inizio dell’Operazione Barbarossa, al 13 marzo 1944, quando l’URSS riconobbe ufficialmente il Governo Badoglio). Oggi, invece, dal fatidico 24 febbraio 2022 sono trascorsi ben 46 mesi e 20 giorni: quattordici mesi in più rispetto alla Seconda guerra mondiale. Ed è francamente vergognoso.

Ma, detto questo, dopo aver applaudito Giorgia Meloni nella mattinata del 9 gennaio, sono bastate appena sei ore perché la Premier mi costringesse, mio malincuore, a riprendere la bacchetta per fustigare nuovamente il Governo.

Non si comprende infatti come, guardando il mondo da una prospettiva sovranista, Giorgia e i suoi abbiano potuto dare il proprio assenso, nello stesso pomeriggio, all’accordo Mercosur. Perché se ciò è stato fatto nell’ottica di fare un dispetto a Macron — che, tentando di bocciarlo, mirava a sorpassare l’Italia nel rapporto privilegiato con gli Stati Uniti — allora siamo alla stregua di colui che, per fare un dispetto alla moglie, se lo tagliò…

Infatti, se l’Italia non è una potenza agricola quantitativa, lo è senz’altro sul piano della biodiversità: oltre 7.000 varietà vegetali autoctone censite; più di 500 varietà di vite (nessun altro Paese si avvicina); centinaia di varietà di olivo, frumento, legumi e ortaggi. Ha inoltre circa 60 razze animali autoctone riconosciute (bovini, ovini, caprini, suini, equini), molte delle quali adattate a territori specifici come la montagna, le aree marginali e i pascoli poveri.

Ma anche sul piano della produzione zootecnica non siamo messi così male su scala europea: l’Italia, con circa 1,4 milioni di tonnellate di pollame prodotto, è al quinto posto nel continente, dietro soltanto a Germania, Francia, Spagna e Polonia; così come è quinta nella classifica europea per la produzione di carne bovina, dopo Irlanda, Polonia, Germania e Francia.

Accettare il Mercosur significa dunque avere il mercato letteralmente inondato da polli e bovini brasiliani — terzo produttore avicolo al mondo e primo produttore globale di carne bovina — e argentini — quindicesimo produttore globale di pollame e quattordicesimo di carne bovina — svincolati da ogni dazio e con standard qualitativi nettamente inferiori. Un vero disastro per i nostri allevatori, che renderebbe antieconomica la produzione agricola non solo nel settore zootecnico, ma anche in quello cerealicolo: il mais della Pianura Padana e il grano tenero italiano per mangimi e industria sarebbero letteralmente fuori mercato.

Ma non solo: sono a rischio i pomodori da industria, gli agrumi, i succhi di frutta e le conserve; e, udite udite, persino l’apicoltura nazionale, poiché Argentina e Brasile sono grandi esportatori di miele a prezzi bassissimi. Anche il vino e i formaggi — gli unici settori agricoli del Bel Paese che, in teoria, non dovrebbero risentire dell’accordo con il Mercosur — potrebbero essere colpiti: il primo per una concorrenza feroce sui vini di fascia bassa, i secondi per una sicura concorrenza sleale sui prodotti trasformati, dal momento che il Mercosur non riconosce pienamente il sistema europeo delle indicazioni geografiche, con conseguente erosione del valore delle DOP e delle IGP.

Dunque, senza mezzi termini, il Mercosur non mette in difficoltà una singola filiera, ma mette fuori gioco l’intero modello agricolo italiano.

E allora la domanda è inevitabile: perché il Governo sovranista di Giorgia Meloni ha dato il proprio avallo?

Forse per fare un dispetto a Donald Trump e rimarcare una presunta autonomia europea rispetto al disegno egemonico degli Stati Uniti sul supercontinente americano?

Se questa fosse la motivazione — e sinceramente non lo credo — nella migliore delle ipotesi il tycoon, prima o poi, obbligherà Argentina e Brasile a fare carta straccia del Mercosur; nella peggiore, visto che l’Europa si è accordata con il Sudamerica, sarà poi costretta ad accettare anche il tanto discusso TTIP, con la morte certificata dell’intera agricoltura del Vecchio Continente.

In ogni caso, comunque la si voglia girare, questa vicenda emana un odore davvero nauseabondo, perché, anziché seguire logiche di programma e di interesse nazionale, sembrano essere stati seguiti interessi non ben definiti e difficilmente decifrabili.

Attendo fiducioso, da italiano ed elettore, spiegazioni in merito — anche smentite di segno opposto rispetto a quanto da me affermato — perché, lo ripeto, io posso anche fare una pessima figura; l’Italia no.

Lasciatela stare. Non torturatela.

Lorenzo Valloreja

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