MONTAGNE RUSSE SPAVENTOSE PER BITCOIN, ARGENTO, ORO…ESISTE ANCORA UN BENE RIFUGIO O TUTTO E’ ORMAI SOLO SPECULAZIONE?

Il 5 febbraio 2026 passerà probabilmente alla storia finanziaria come il giovedì nero del bitcoin.

Aperta la giornata a 73.136 dollari (d’altronde le criptovalute sono negoziate ogni singolo momento di ogni singola giornata anche festiva che Dio mandi sulla terra), l’ha chiusa a 60.225.

Mentre scrivo, oggi 12 febbraio 2026, il bitcoin quota tra 65.000 e 66.000: un indubbio recupero, che però capitalizza poco più della metà del record assoluto toccato il 6 ottobre 2025 dal lungo rally dopo la rielezione di Donald J. Trump quale quarantasettesimo presidente, ovvero USD 126.080.

Tale crollo ha innescato il meccanismo delle liquidazioni forzate in tutto il mondo delle criptovalute per oltre 2.800.000.000 di dollari. Il titolo di finanza pura (e di assalto) Strategy ha scontato la sua poco sana abitudine di acquistare bitcoin come per routine a una media, si stima, di dollari 76.000; e ne possiede ben oltre 713.000. Strategy quindi, tra un giorno e l’altro (ovvero tra il 5 e il 6 febbraio) si è ritrovata una improvvisa minusvalenza, certo virtuale ma comunque impressionante, da ben 8,4 miliardi della valuta USA. Comprensibile quindi, il crollo a Wall Street del 17%, anzi poteva andare anche molto peggio (si pensi a Stellantis con il suo -25% per un “banale” quanto ennesimo utile deludente). Probabilmente, si voleva ottenere dalla terrorizzata dirigenza di Strategy proprio un panic selling di parte della sua montagna di bitcoin, con relativo ulteriore crollo del mezzo di pagamento inventato dal fantomatico Satoshi Nakamoto (secondo qualcuno, potrebbe essere il suicida famigerato Epstein).

Per una teoria del ciclo quadriennale, Bitcoin dovrebbe scendere a 25.000 dollari per poi risalire: campa cavallo….

Sono insomma, tempi di grande volatilità sui mercati, di scossoni inediti e letali per cardiopatici anche e soprattutto riguardo ai cosiddetti beni rifugio tra cui si era incautamente iscritto persino il bitcoin. Etichetta, questa del bene rifugio, che inizia a essere non molto adeguata persino per i metalli preziosi, oro in particolare risalto ma anche persino e soprattutto il sonnacchioso argento tale per cicli almeno decennali, ma che comunque mai ha conosciuto crolli del 20% in una sola giornata. E che ancora oggi 12 febbraio, mentre scrivo, tra caotici e macroscopici rialzi e ribassi, vede un calo giornaliero di circa il 10% quotando sui settantacinque dollari l’oncia da un massimo, sempre nei fatidici giorni del crollo del bitcoin, sui 120. Una vera trappola per gli ingenui investitori che certa stampa ha indotto a scoprire galline dalle uova d’oro (o d’argento) nei fortunati venditori di giacenze di magazzino ultra rivalutate di bei vecchi dollari o 500 lire “caravella” o non so che altra pezzatura. Però per la verità, i giornalisti economici più seri avevano saggiamente avvertito del formarsi di una bolla dell’argento.

Ve n’è davvero per tirare i remi in barca, se si riesce a possedere qualche risparmio, investendolo sui cari vecchi titoli di stato. Il che è davvero finanziariamente grottesco, considerato ciò che ormai tutte le monete esprimono. Ma purtroppo, se certamente l’oro e i metalli più o meno preziosi e rari continuano a rappresentare una sacca di valore reale nel nulla di base della massa monetaria globale, la volatilità esasperata non è certo da investitore familiare e normale.

A. Martino    

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *