MEDITATE…
Un paio d’anni fa scrissi un articolo nel quale stigmatizzavo pesantemente i Maneskin pur non avendo mai ascoltato una sola nota cantata o suonata dalla band italica. Ovviamente molte persone mi chiesero com’è possibile giudicare un gruppo musicale senza averlo mai sentito suonare. E in risposta a ciò feci l’esempio di una persona che cammina su un marciapiede e che improvvisamente si imbatte in un escremento di cane. Sicuramente la persona in questione non avrà bisogno di assaggiare il prodotto canino per convincersi che quella sul marciapiede sia una cacca.
Ciò che intendevo dire è che mi è bastato vedere e contemplare i Maneskin nel loro contesto per giudicarli. Ovvero una band palesemente costruita a tavolino e che si è fatta portatrice di tutte le idee malate contenute nella cosiddetta “Agenda 2030”. Ovvero le linee guida del Nuovo Ordine Mondiale, pensato e desiderato dalle élite globaliste. Quelle che coccolavano Epstein, tanto per intenderci.
In sintesi il sottoscritto non ha fatto altro che seguire il concetto evangelico per il quale l’albero si giudica dai frutti.
E utilizzando gli stessi parametri mi sono cimentato ad affrontare la smisurata mole di chiacchiere che, come un fiume in piena, si stanno abbattendo su tutti i media riguardo l’imminente referendum sulla Giustizia.
Ora, per onestà intellettuale, mi sento obbligato a fare una premessa.
Chi scrive, nel periodo pre adolescenziale, fu un grande ammiratore di Enzo Tortora e seguivo assiduamente il suo divertente programma “Portobello”.
Poi, nel 1983, accadde un fatto che scosse non solo me ma l’Italia intera: Enzo Tortora fu arrestato con accuse infamanti quali traffico di droga e associazione mafiosa di stampo camorristico. E tutta l’impalcatura di queste ignominiose accuse si basava unicamente sulle parole non verificate di un paio di camorristi “pentiti” (con abbondanti virgolette!).
Dopo due anni di carcere e due agli arresti domiciliari Enzo Tortora fu totalmente scagionato da ogni imputazione nel 1987 poiché, secondo la Cassazione, molto semplicemente, il reato a lui imputatogli non era mai esistito.
Sicuramente provato fisicamente, spiritualmente e moralmente Enzo Tortora si spense l’anno dopo, nel 1988.
E il caso Tortora, a distanza di anni, rimane ancora indelebile come una delle pagine più vergognose della Giustizia italiana. Un caso che a tutt’oggi grida vendetta al cospetto di Dio e degli uomini.
E se la vicenda di Enzo Tortora iniziò ad instillarmi qualche ragionevole perplessità riguardo le dinamiche che muovono il Potere giudiziario in Italia, con l’avvento di “Mani Pulite” le perplessità si tramutarono in granitiche certezze.
Infatti dopo quasi quarant’anni possiamo affermare senza tema di smentita che il cosiddetto fenomeno di “Mani Pulite” non fu altro che un colpo di Stato. Un colpo di Stato giudiziario, per essere precisi. Magari incruento ma capace di spazzare via almeno 3/4 della classe politica che aveva gestito l’Italia per quasi cinquant’anni.
In sintesi il fenomeno “Mani Pulite” fu un espediente per eliminare per via giudiziaria quasi tutti i partiti del cosiddetto “arco costituzionale”. Eccetto uno. E quest’ultimo partito, guarda caso, aveva pesantemente egemonizzato l’Associazione Nazionale Magistrati.
Inoltre il cosiddetto “pool di Mani Pulite” venne dipinto dai media mainstream come un gruppo di semidei, una sorta di supereroi senza macchia e senza paura. Una sorta di Avengers giudiziari. Dotati effettivamente di superpoteri poiché in grado di giudicare ed emettere sentenze come se non ci fosse un domani ma contestualmente immuni da qualsiasi giudizio esterno riguardo il loro operato.
E questa dinamica continua a farmi chiedere come mai se sbaglia un chirurgo, che ha in mano la vita del paziente, paga di tasca propria mentre se sbaglia il magistrato, che ha in mano la vita dell’indagato, paga lo Stato.
Va da sé che i membri del CSM siano fortemente tentati ad indossare i panni del marchese Del Grillo. Sempre attuale col suo:”Io sò io e voi…” etc.etc.
E la manifestazione plastica di questa inclinazione la si può ravvisare nelle parole del Procuratore Capo di Napoli Nicola Gratteri. Il quale, a proposito dell’imminente referendum, ha sentenziato senza mezzi termini che chi vota “NO” è un galantuomo e chi vota “SI” è un delinquente tout court. Chiaramente ho parafrasato le parole di Gratteri ma il suo pensiero è stato limpido e cristallino, scevro da qualsiasi fraintendimento. E infatti risultano oltremodo comiche le giravolte linguistiche dei fans di Gratteri che, con ardue arrampicate sugli specchi e supercazzole varie, si prodigano per difendere l’indifendibile.
Quindi, come detto prima, “Mani Pulite” fu un espediente truffaldino per agevolare il successo elettorale di un partito politico specifico. Spingendolo ad una vittoria blindata, semplicemente eliminando e disarticolando per via giudiziaria i suoi diretti avversari. Però, come si suol dire, “Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Oppure, più precisamente, gli Avengers togati di cui sopra fecero i proverbiali “conti senza l’oste”. E l’oste in questione si chiamava Silvio Berlusconi.
Infatti quest’ultimo, creando dal niente un partito in quattro e quattr’otto, riuscì nell’impensabile impresa di colmare il vuoto politico creatosi dopo l’uragano giudiziario. E clamorosamente la “gioiosa macchina da guerra” guidata da Achille Occhetto, già pronta a prendere in mano le redini del Paese, si schiantò miseramente e inaspettatamente alle elezioni politiche del 1994 che decretarono la vittoria proprio di Berlusconi. Contro ogni pronostico.
E quando ad un cane togli via l’osso che stava già pregustando il cane si incattivisce.
Infatti dal 1994 fino alla sua morte il cane in questione si attaccò ferocemente al polpaccio di Berlusconi. Quest’ultimo fu letteralmente perseguitato e angariato in tutti i modi dalla magistratura italiana. Non che il cavalier Berlusconi fosse un giglio di campo o farina per ostie. Anche perché per raggiungere certi livelli di potere politico e finanziario devi giocoforza avere un pelo nello stomaco lungo così e agire sovente nell’illegalità. Sta di fatto che egli è stato per tre decenni una vera e propria ossessione per la Giustizia italiana. Dipinto come il Male assoluto e artefice di tutte le malefatte commesse in Italia a partire dalle Guerre Puniche.
Quindi, al netto di tutto ciò, mi pare evidente che il sottoscritto non nutra una particolare stima nei confronti del sistema giudiziario italiano.
Però, riguardo l’imminente referendum sulla Giustizia, devo ammettere di essere oltremodo confuso riguardo le ragioni che propendono per il “SI” e quelle che puntano al “NO”. Se ascolto i sostenitori sia dell’una che dell’altra fazione pare che abbiano ragione entrambi. Quindi, come detto prima, ho deciso di orientarmi in questo ginepraio utilizzando il “metodo Maneskin” di cui sopra. E quindi se l’albero si giudica dai frutti mi sono soffermato a contemplare singolarmente tutti i sostenitori che compongono il fronte del “NO”. Il quale, oltre a Gratteri, all’ANM e ai politici di sinistra, è composto per almeno il 90% da giornalisti, docenti, professori, cantanti, attori e gente dello spettacolo in generale. Tutti impegnati nel suscitare reazioni “di pancia”, come si suol dire. Cioè dividere l’Italia in tifoserie contrapposte che si odiano e si insultano tra di loro.
Esattamente come accadde durante il periodo della psicopandemia. Quando l’Italia fu divisa e lacerata profondamente dalla contrapposizione, anche violenta, tra i cosiddetti No Vax e i pasdaran di Big Farma. Una ferita che purtroppo, e a distanza di anni, non si è ancora rimarginata.
Ma a proposito di ciò è curioso notare che tutti quelli che ieri sponsorizzavano i sieri magici sono esattamente coloro che sponsorizzano il “NO” oggi.
Magari è solo una coincidenza. Però attualmente mi sento di citare Renzo Arbore nel suo noto spot pubblicitario di qualche anno fa:”Meditate gente…meditate…”.
Alessio Paolo Morrone













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