A PROCESSO L’ARTISTA CINESE DISSIDENTE GAO ZHEN, REO TRA L’ALTRO DI AVER RAFFIGURATO MAO CHE FUCILA GESU’ CRISTO
Il sessantanovenne noto artista dissidente cinese Gao Zhen, espatriato negli USA nel 2022 e incautamente tornato in patria per non si sa quale motivo, arrestatovi nel 2024 a Janjiao, sembra che sia andato a processo in questi giorni. In sede di arresto, nel suo studio, gli furono sequestrate ben 118 opere ferocemente critiche verso il regime di Pechino e il suo fondatore stesso Mao Tse Dong, raffigurato tra le altre cose, come una femmina volgare e opulenta e con il naso alla Pinocchio, nonché come fucilatore niente meno che di Nostro Signore Gesù Cristo: su questa ultima opera (L’ Esecuzione di Cristo) alquanto complessa e intuitiva della figura di Gesù, tornerò in particolare se non altro perché siamo nella Settimana santa.
Tutta la drammatica situazione di Gao è comunque semplicemente questo: censura e repressione della liberà di espressione che si avvale di una certa legge che specificherò. Il presidente a vita Xi J.Ping la presentò come “lotta al nichilismo storico” (forse intendeva revisionismo) ma comunque, serve a perseguire anche una semplice ironia verso chi abbia contribuito all’ instaurazione della Cina rossa: una legge che prima o poi potrà essere molto interessante per la sinistra woke e globalista. Unica nota positiva: fonti giuridiche cinesi parlano di un rischio di tre anni di carcere per l’artista; pare che sanzioni spropositate di cui non mi sarei stupito come ergastolo o addirittura pena di morte, siano escluse.
Se ciò sia vero (ma certo, un processo devono prima o poi farglielo), se i procedimento sia terminato e quale sia il verdetto, al momento in cui digito su questa tastiera, non è dato di sapere. Quanto più le carceri sono severe e micidiali galere, tanto più sono dei “buchi neri” in cui si può sostanzialmente sparire, e far perdere persino il proprio ricordo. Si sa ciò grazie al fratello Gao Qiang, anch’egli scultore di talento.
Le autorità della Repubblica popolare incriminano il valente artista in base alla Legge per la protezione degli eroi e dei martiri del 2018 che però sarebbe successiva alla realizzazione di opere che l’artista, evidentemente, non ha mai venduto a privati o istituzioni culturali: forse, le riteneva contestualizzabili in una fase della sua vita in cui il ricordo del padre vittima della Rivoluzione culturale, era ancora troppo bruciante.
La salute di Gao è compromessa dalla dura detenzione, e le autorità hanno rifiutato la liberazione su cauzione. Anche se suo figlio è cittadino statunitense, né costui né la moglie possono rientrare in America e lasciare la Cina.
Non sarebbe certo la prima volta che qualche balordo ideologico o mentale crede di fare il bis della crocifissione nei confronti di Gesù (basti pensare a certe messinscena della guerra civile spagnola): il cristiano sa bene che nulla vi sarebbe di strano, dato che Gesù continua a offrire il Suo sacrificio per i peccati di ogni uomo, in ogni momento. Probabilmente, questa teologia minimale deve essere presente a Gao, anche se non so se sia religioso e quale religione pratichi.

L’impianto del gruppo scultoreo è chiaramente ispirato al quadro del 1868 di Edouard Manet (1832-1883) ispirato alla fucilazione di Massimiliano d’ Asburgo sventurato imperatore del Messico dal 1864 al 1867.Il parallelo appare sorprendentemente lusinghiero per l’idealista fratello dell’ imperatore austriaco Francesco Giuseppe.
I componenti del plotone di esecuzione, nella fatica scultorea di Gao, hanno tutti le fattezze di Mao: sono sei come nel dipinto di Manet, entrambi con un caporione alle spalle degli esecutori il quale armeggia un fucile forse per il colpo di grazia. Il totalitarismo crea cloni più che individualità, ma c’ è sempre qualcuno a comandare.
A. Martino













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