DRONI, SILURI DA SOMMERGIBILI….LA GUERRA CONTRO L’IRAN SPAZIA DA ARMI PIU’ TRADIZIONALI A QUELLA DEL FUTURO CHE E’ GIA’ QUI.
Ammesso che vi fosse necessità di conferma, questo ultimo “pezzo” della guerra mondiale frammentata come profetizzato da papa Francesco, rivela che il drone è l’arma del Ventunesimo secolo.
Piccolo, velocissimo, a quattro soldi di costo economico relativamente ai costosissimi missili ma anche ai razzi e persino a un tradizionale munizionamento di artiglieria (il vecchio cannone, che fine ha fatto?), e soprattutto a costo umano zero ovviamente per l’utilizzatore.
Pensate un po’: gli USA spendono per ogni missile intercettore Thiad 12,8 milioni di euro producendone “solo” novantasei annui. Maggiori capacità hanno relativamente ai più giornalisticamente noti Patriot che producono nella quantità di cinquecento al costo di cinque milioni di dollari al pezzo.
Dall’altra parte della barricata abbiamo i droni iraniani Shaed-136, di ottima qualità (chiedasi per i rispettivi punti di vista ai comandi ucraino e russo che li hanno conosciuti già, in versioni meno aggiornate, già dal 2022). In questo momento, i russi li utilizzano, clonati e migliorati come motori, con il nome Geran 2 e Geran 3: velocità massima 187kmh e autonomia 2500 km di volo, davvero notevoli. Costo: 20.000 dollari. Con questa roba, essi hanno evitato la disfatta già nel 2022 prima hackerando i temibilissimi Bayraktar turchi, poi comprandola e copiandola (ovvero clonandola) con migliorie.
Nelle prime quarantotto ore di questo conflitto che potremmo definire iran-israelo-americano, gli iraniani hanno mandato ben 812 droni di questo tipo solo contro gli Emirati, cui peraltro hanno chiesto “scusa”.
Altra nota militare degna di nota (davvero triste) è la sfortunata sorte della fregata della marina militare di Teheran IRIS Dena, unità di non poco conto di un’arma in cui, in un’epoca ormai lontana, la monarchia persica riponeva molte speranze. Essa è o meglio, era dotata, di lanciamissili e artiglieria varia oltre a radar sofisticati.
La sventurata nave tornava dall’ India, da un pacifico incontro internazionale tra marine di svariate potenze tra cui pure USA e Russia.
Ebbene, un siluro Mark 48 proveniente da un sottomarino della marina militare a stelle e strisce, l’ha affondata al largo dello Sri Lanka con un bilancio umano di (ultima stima) 87 caduti e 61 dispersi. Impressionante come tutte le immagini del genere circolanti ormai da oltre un secolo, la sequenza rapidissima dell’ impatto del siluro sulla IRIS Dena, che si inabissa in verticale. Anche sulla base di questo colpo (che ha colto il bastimento iraniano del tutto impreparato, in acque e contesto apparentemente estranei a una guerra peraltro non dichiarata come ormai tutte da decenni), il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affermato che la marina iraniana sarebbe ormai annientata.
In conferenza stampa a Washington, Hegseth non ha nascosto il suo entusiasmo per una operazione (sommergibile contro superficie) a suo dire assente fin dal termine della seconda guerra mondiale. Ma non è esattamente così, almeno per le altre marine: basti pensare al breve ma sanguinoso conflitto fra Regno Unito e Argentina per le isole Falkland-Malvinas.
A. Martino













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