PER CAPIRE DAVVERO LA “FAMIGLIA NEL BOSCO”, LASCIATE PERDERE LE SPARATE CONTRO LA MAGISTRATURA CHE TERMINERANNO DOPO IL REFERENDUM COSTITUZIONALE, MA LEGGETE ERNST JUENGER

Del caso della cosiddetta “famiglia nel bosco” mi occupai in due articoli, e già nel primo avevo colto, al di là delle rituali manifestazioni di “fiducia nella magistratura” o di legalismo procedurale declinato in chiave di forzato, indesiderato, socioassistenzialismo, l’essenza del problema, e che le cose, per quella particolare famiglia, non si mettevano per niente bene.

Parlo del mio NATHAN E CATHERINE TREVALLION: STRANIERI ECCENTRICI CHE SI ISOLANO IN UN BOSCO CON I LORO FIGLI, O TESTIMONI DELLA PIU’ PROFONDA E COERENTE LIBERTA’? del 5 novembre 2025.

Da allora, lo stato, in sostanza, non ha allentato la presa sui coniugi anglo-australiani e sui loro tre figli. In tutta franchezza, le beneamate nostre “istituzioni” vi si stanno avvitando in modo ridicolo o tragico (a voi la scelta se ridere o piangere, con tanto di arrivo a Vasto del garante nazionale per l’infanzia). Resta il mistero di perché i genitori, non italiani ma più famosi d’Italia, non abbiano messo mano ai loro passaporti  e abbandonato immediatamente il Bel Paese alle prime avvisaglie delle nuvole sulla loro testa.

Commovente atto di fiducia in loro diritti naturali?

Inquieta la osservazione sinistra in tutti i sensi, che spesso ho sentito fare, per cui “i figli non sono proprietà dei genitori”. Certo, ma nemmeno dello stato; o no?

Quei poveri bambini hanno trascorso le festività natalizie senza il padre ma nella struttura “protetta” in cui li hanno rinchiusi ove la madre era però ammessa (però non poteva dormire assieme a loro). Com’è umano Lei, avrebbe detto Fantozzi rag.Ugo.

Dopo però una sarabanda di udienze presso il Tribunale dei minori, dialoghi con assistenti sociali e perizie psichiatriche varie (sui bambini ma mi pare pure sui genitori) il borsino della singolare vicenda vede in forte ribasso le azioni della madre (ritenuta aggressiva e non collaborativa anzi aizzatrice dei figli contro la struttura) e in rialzo quelle del padre (dipinto come la persona più ragionevole e, usiamo pure il termine sostanziale, sottomessa).

Si ipotizza l’accentramento della potestà parentale solo sul medesimo, e nel frattempo si aumenterebbero le sue ore di visita settimanale. Gli è stato consentito (vedete come la magistratura e i servizi sociali sono umani e comprensivi?) di portare ai figli le uova delle loro galline. Con l’aumento dell’attenzione mediatica, in qualche modo collegabile a una vena polemica data dal referendum costituzionale sulla riforma della magistratura, l’assistente sociale principale si è sentita così a disagio da uscire fuori dalla casa-famiglia assediata dai giornalisti col volto nascosto. La premier Giorgia Meloni, a Napoli in una sorta di convention per il Sì, ha paventato che, col successo del No, la magistratura si scatenerà a sottrarre figli “alle mamme” (i padri sarebbero indifferenti, è forse un cedimento inconscio alla guerra di liberazione dal “patriarcato”?).

Romina Power: Catherine Birmingham non fa proprio nulla, se a lei avessero tolto i figli, sarebbe addirittura diventata “una tigre”; e a Cellino San Marco, anche loro erano, a suo dire, una “famiglia nel bosco”.

Cerchiamo di evitare la polemica spot, o il bersaglio del momento suggerito dalla vicenda magari per motivi di contingenza elettorale (assistenti sociali, magistratura etc.). Se c’è qualcosa che manca nei ragionamenti dell’uomo di oggi, è la capacità di astrazione e generalizzazione necessaria a inquadrare razionalmente un fenomeno o problema, e a trarne conseguenze o interrogativi con un minimo di filosofia politica ed etica.

Insomma, e già vi avevo fatto cenno, a questo caso si attaglia perfettamente la teoria del Ribelle di Ernst Juenger, dal saggio Trattato del Ribelle pubblicato nel 1951 e ispirato allo straordinario intellettuale tedesco tanto dal totalitarismo nazista (con il quale Juenger ebbe un tormentoso e complicato rapporto) quanto dalla neonata Repubblica democratica tedesca (la cosiddetta Germania Est). Ma le dinamiche totalitarie e liberticide e del nazionalsocialismo e del “socialismo reale” analizzate e sezionate da Juenger, inevitabilmente salvo per chi non capisce in quanto non vuole o non può capire, attengono in fondo a qualunque Potere contemporaneo. Ecco quindi che negli anni Sessanta Juenger tratteggerà la figura dell’ Anarca ovvero di chi rompe totalmente, anche solo nella sua interiorità, con il Potere in quanto tale dato che non riesce a scorgervi alcuna legittimità ma solo pulsione al comando e al divieto.

Direi quindi che, se entrambi i coniugi anglofoni sono da vedere come ribelli juengeriani che letteralmente “passano al bosco” (il luogo della libertà e indipendenza interiore in estensione metaforica ma certo tra i più tradizionalmente ambiti dal ribelle) , è anche vero che la Ribellione può essere discontinua e abbassarsi di tono. Vedrei Nathan quindi, come un Ribelle e Catherine come la sua evoluzione più compiuta ovvero un’ Anarca.

Fa francamente specie tanta severità di giudizio verso organi dello stato (la magistratura minorile) da parte di altri organi dello stato (uomini e donne di governo o eletti nelle camere legislative) quando poi li vedremo impegnati in altri atti o provvedimenti anch’essi liberticidi (si pensi solo al ddl sull’antisemitismo presunto tale, o al tentativo di introduzione di un fermo preventivo del cittadino pur in assenza di qualunque reato effettivo).

E’ qui il grande Juenger che ci parla, e spero che queste sue minime righe suscitino interesse se non amore per il suo pensiero: “……Data una società ed una civiltà come le attuali, nel ribelle, in colui che non si adatta, nell’asociale, è in via di principio da vedersi l’uomo sano. Quando tutte le istituzioni divengono equivoche o addirittura sospette, e persino nelle chiese si sente pregare ad alta voce per i persecutori, anziché per le vittime, la responsabilità morale passa nelle mani del singolo, o meglio del singolo che non si è ancora piegato. Il ribelle è deciso ad opporre resistenza, il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata……..

…….Ribelle è colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà, il che si esprime oggi nell’intenzione di contrapporsi all’automatismo e nel rifiuto di trarne la conseguenza etica, che è il fatalismo. Tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in sé stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. È questo l’incubo dei potenti……”

A. Martino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *