SAMP/T ITALIANI NEL GOLFO: SICUREZZA NAZIONALE O NUOVO ATTO DI VASSALLAGGIO AGLI USA?

Il 26 febbraio si concludeva a Ginevra un intenso round di negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran con la mediazione dell’Oman. I mediatori omaniti e le delegazioni avevano espresso la loro soddisfazione per i “progressi significativi” che erano stati fatti pur in mancanza di un accordo definitivo. Dopo di ciò era stato ufficialmente programmato che le consultazioni si sarebbero spostate a Vienna la settimana successiva per avviare dei colloqui tecnici.

Alle sette del mattino del 28 febbraio, Israele e Stati Uniti d’America, con un attacco congiunto, premeditato e coordinato fin dai primi minuti, hanno aperto le ostilità contro l’Iran.

Il 2 marzo, il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha riferito che alcuni paesi del Golfo Persico (Kuwait, Emirati Arabi Uniti) hanno presentato una richiesta formale e urgente all’Italia per disporre dal nostro Paese sistemi di difesa aerea e anti-drone, in particolare le batterie a medio/lungo raggio SAMP/T a disposizione delle Forze Armate italiane.

Evito di entrare nella polemica innescata dalla presenza a Dubai del Ministro Crosetto proprio nel momento dell’attacco USA-Israele. La motivazione di tale richiesta da parte dei paesi del Golfo Persico era legata ai pesanti attacchi iraniani contro le basi USA e altri obiettivi presenti in questi paesi.

Il 4 marzo, durante il vertice di emergenza tenuto al Quirinale in presenza del Presidente del Consiglio Meloni, del Ministro della Difesa Crosetto e del Presidente della Repubblica Mattarella, è filtrata la notizia di una parallela richiesta degli Stati Uniti ai paesi europei di fornire sistemi di difesa ai paesi del Golfo per integrare le forze antimissile USA già schierate.

Ovviamente la decisione spetta al Parlamento con la seguente tempistica: martedì 17 marzo alla Camera dei Deputati, mercoledì 18 marzo al Senato della Repubblica.

Pur non disponendo del testo ufficiale del Governo (ancora secretato) si presume che il provvedimento farà riferimento allo “stato di emergenza per intervento all’estero” ai sensi della legge 145/2016, qualificherà i mezzi da inviare come “aiuti per la difesa e la logistica” e che avranno come unico scopo la salvaguardia delle infrastrutture che ospitano i contingenti italiani (la base di Erbil in Iraq e la base di Ali Al Salem in Kuwait).

La batteria SAMP/T potrebbe essere rafforzata da un sistema antidrone a corto raggio, tra cui i cannoni Skynex. A questo si aggiungerà almeno una fregata da inviare o nel Golfo o nel Mediterraneo Orientale con lo scopo ufficiale di estendere la copertura radar ed elettronica. Tutto questo significa predisporre l’invio di innumerevoli, e costosissime, armi e il dispiegamento di centinaia di nostri militari.

Tuttavia, per comprendere davvero la portata di questa decisione, occorre aggiungere un dato essenziale che nel dibattito pubblico rischia di essere completamente rimosso.

Le Forze Armate italiane disponevano già dal 2022 di sei batterie SAMP/T. Un numero che, peraltro, non era comunque sufficiente a garantire la copertura integrale dell’intero territorio nazionale.

Negli ultimi anni questa disponibilità si è ulteriormente ridotta.

Una batteria è stata ceduta all’Ucraina nel 2024.

Una seconda è stata dislocata nei Paesi baltici ed è oggi posta alle dipendenze della NATO.
Una terza batteria si trova attualmente in stato di manutenzione.

Di conseguenza, allo stato attuale, solo tre batterie restano effettivamente disponibili per la difesa diretta del territorio italiano.

Qualora un’ulteriore batteria venisse inviata in Kuwait, il dispositivo residuo a protezione del nostro Paese si ridurrebbe a due sole batterie.

Per completezza d’informazione occorre aggiungere che le Forze Armate italiane stanno procedendo all’acquisto di sei nuove batterie SAMP/T NG, versione aggiornata e potenziata del sistema.

Ma anche qui è necessario evitare ogni rappresentazione rassicurante.

Al momento risulta consegnata alle nostre Forze Armate una sola batteria, nel gennaio 2026. Tuttavia non risulta ancora pienamente operativa, poiché il personale destinato a utilizzarla necessita di un periodo di addestramento e familiarizzazione con il sistema stimabile tra i sei e i dodici mesi per raggiungere la piena capacità operativa.

Le altre batterie entreranno in servizio gradualmente nell’arco dei prossimi cinque anni.

Questo significa che, nell’immediato, ogni ulteriore cessione o dislocazione all’estero di sistemi SAMP/T comporterebbe una riduzione reale della capacità di difesa nazionale italiana.

La maggioranza di Governo sarà coesa nel rispondere affermativamente a questa richiesta. L’opposizione, ovviamente, esprimerà forti critiche.

Il dibattito si concentrerà, in particolare, sulle regole d’ingaggio e sul comando e controllo dei sistemi d’arma.

In relazione al primo punto si discuterà sul principio che i missili e gli altri sistemi dovranno essere utilizzati solo per autodifesa o difesa di punto.

Il secondo aspetto, ancora più delicato, riguarderà il controllo della batteria. In altre parole: sarà sotto il comando diretto italiano o verrà integrata nella catena di comando del Centcom statunitense?

Se entrasse a far parte del Centcom rappresenterebbe l’ennesima prova del nostro vassallaggio agli Stati Uniti e perderebbe anche la foglia di fico dell’intervento a puro titolo difensivo.

Vedremo tra qualche giorno.

Questi sono i fatti.

Ora le considerazioni.

Il conflitto è stato aperto dagli Stati Uniti e da Israele senza il minimo rispetto delle norme del diritto internazionale, escludendo l’ONU da qualsiasi possibile mediazione e senza alcuna preventiva consultazione con i cosiddetti alleati europei.

L’attacco è stato condotto violando qualsiasi regola diplomatica.

Per la seconda volta in pochi mesi gli Stati Uniti hanno iniziato un conflitto mentre erano in corso negoziati per la pace.

Il 7 dicembre 1941 avvenne un caso analogo: il Giappone attaccò gli Stati Uniti a Pearl Harbor. In quel caso gli USA furono la vittima di quello che Franklin Delano Roosevelt definì un “atto di infamia”, un attacco proditorio perché l’azione militare fu condotta mentre la dichiarazione di guerra non era ancora stata comunicata.

Come dovrebbero essere definiti gli Stati Uniti in questo caso?

Fin dall’inizio è apparso chiaro l’errore strategico dell’asse sionista.

Non una rapida vittoria.

Non un cambio di regime da realizzare in pochi giorni.

Ma una guerra dura contro un regime sperimentato e con un popolo che, almeno in questa fase, sembra stare dalla parte del governo.

Perché l’Iran è uno Stato sovrano.

I droni e i missili iraniani arrivano su Israele e colpiscono le città in modo sempre più duro.

Israele e Stati Uniti iniziano a soffrire la penuria di missili intercettori per contenere gli attacchi iraniani.

Quello che doveva essere una dimostrazione di forza rischia di trasformarsi in una prova di incompetenza strategica, oltre che in una perdita di prestigio internazionale.

E ancora una volta i vassalli vengono mobilitati.

È già accaduto in Iraq, in Afghanistan, in Libia, in Serbia, in Libano, in Siria.

La procedura è sempre quella.

L’Imperatore ordina, il vassallo esegue.

E pensare che con il governo Meloni speravo di trovare una qualche riappropriazione della dignità nazionale.

Non una piena sovranità – come potrebbe esserci se sul nostro territorio sono presenti oltre cento installazioni militari statunitensi, migliaia di soldati americani, strutture della CIA e di altre agenzie di intelligence?

Speravo tuttavia in un accenno, progressivamente crescente negli ultimi anni, di liberazione dall’“alleato” statunitense che, tra l’altro, non fa mistero del proprio disprezzo verso di noi.

E invece si andrà avanti come sempre.

Spero davvero che la settimana prossima dimostri il mio errore di valutazione.

Spero che l’opposizione si coalizzi, che la piazza esprima il proprio sdegno per questa ulteriore prova di servitù, che la maggioranza torni sulle sue decisioni.

Lo spero davvero.

Ma non lo credo.

Qualcuno dirà che per recuperare la sovranità occorrono pazienza, prudenza, lungimiranza e intelligenza.

Sono d’accordo.

Ma aggiungo che manca un ingrediente fondamentale:

il coraggio.

Marco Da Buscareta

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