L’INCREDIBILE E MISTERIOSO CASO DI LUIGI DI MAIO: MENO CONTI PIU’ DIVENTI IMPORTANTE

Misteri (gioiosi) dell’ establishment. Ovvero di come si possa conseguire risultati pari se non più prestigiosi, abbandonando in pratica la politica (che noia e che provincialismo tutte quelle campagne elettorali, e quei dibattiti politici) e ottenendo incarichi sulla carta delicatissimi ma in pratica quasi “sine cura”: vecchio, “scandaloso” termine classico passato all’ Europa monarchica e aristocratica stante a indicare una carica lucrativa ma senza praticamente impegni.

Quasi sine cura sì, perché il prestigioso quanto economicamente interessante incarico di Rappresentante speciale dell’ unione europea per il Golfo persico, parrebbe come creato ad hoc per l’ex ministro degli esteri nel secondo governo Conte e poi in quello Draghi già ministro del Lavoro nel Conte “gialloverde” nonché già vicepresidente della Camera dei deputati più giovane della storia d’ Italia (tanto di cappello e sinceramente, per questo).

Dove quella che apparirebbe una sfolgorante carriera politica inizia a incepparsi, è invece quando nel 2022, allo spirare del governo Draghi (promettente miracoli ma assolutamente scialbo e ordinario se non per l’inizio dell’eterno appoggio all’ Ucraina contro la Russia), il buon “Giggino” abbandona il Movimento 5 stelle per cause mai realmente chiarite se non forse per una incredibile ingratitudine, e fondato Insieme per il Futuro, viene sonoramente battuto alle elezioni del 2022 non venendo nemmeno rieletto in parlamento.

Ce ne sarebbe per godersi una vita privata indubbiamente agiata grazie a pensione parlamentare e quant’altro l’essere stato per non pochi anni al vertice del Sistema garantisce (consulenze d’oro e così via); invece pare, che con una battuta dal sapore vagamente flaianeo si potrebbe dire che con il suo fiasco politico, l’ex steward dello stadio di Napoli consegua un “insuccesso trionfale”. Nel 2023, appunto, arriva la nomina di straordinaria delicatezza geopolitica da parte della Dea Europa.

Ebbene, da allora Luigi Di Maio diviene il fantasma politico di sé stesso, un po’ come l’attuale Guida suprema dell’ Iran Mojtaba Khamenei succeduto al padre nella tragica congiuntura che ben sappiamo, e che si presume sia vivo ma ancora non immortalato in video. Ovviamente, la metafora è politica (al simpatico Di Maio auguro di vivere almeno un anno più del sottoscritto, il mondo sia dei fortunati e non degli sfigati che in fondo sono bravi solo a rompere le scatole già con simili articoli). E non mancano delle sue sorridenti interviste.

Eppure, proprio in questo momento, dovrebbe vivere più in aereo che sulla superficie terrestre, impegnato in una frenetica spola fra Bruxelles, Gerusalemme, Washington e (perché no?) Teheran . Non dovrebbe dannarsi l’anima e “buttare il sangue” (colorito nostro termine probabilmente inesistente in ogni altra lingua) per riportare la pace esattamente nell’area di cui si presume sia un esperto?    

Ed è vieppiù singolare, che quanto più il passare del tempo evidenzia sempre più chiaramente la natura fantasmatica di “Giggino”, tanto più, come sto per spiegare, i suoi onori (con non so esattamente quali oneri) aumentano con relativo potenziale incremento degli emolumenti.

Sembra che l’irrilevanza e l’assenza siano doti da premiare, come se non bastasse l’invenzione di una Rappresentanza speciale, neanche a farla apposta, prima dell’attribuzione a Di Maio, inesistente. Eppure, la tragica realtà di questi giorni avrebbe potuto presentare il suo incarico come provvidenziale e non surreale fino alla provocatorietà.

Una cosa è sicura: salvo particolari intrecci e negoziazioni coperte da segreto di stato che voglio persino augurarmi che esistano per rendere il tutto meno folle, l’escalation che ha colpito il Medio Oriente anzi esattamente il Golfo Persico per cui Luigi Di Maio detiene l’ Alta rappresentanza di cui discutiamo, sembra solo fantasiosamente aver positivamente risentito del suo operato condotto indubbiamente con molta discrezione e sobrietà.

D’altronde, nonostante una maggiore visibilità e attivismo, l’attuale Alto rappresentante per la politica estera della UE, l’ estone Kaja Kallas (come un po’ tutti i suoi predecessori) non ha certo mosso mari e monti se non presidiato una rigorosa e intransigente postura antirussa.

Il mandato dell’ ex colonnello 5 Stelle che scadeva nel 2025, è stato prorogato fino al 28 febbraio 2027, quindi nonostante ogni becera e meschina critica compresa questa, il suo operato esiste e come, anzi è eccellente e tale è l’opinione non solo dei governi europei e delle istituzioni dell’ Unione ma anche del governo Meloni: ne prendo atto. Ma forse, un rappresentante dell’ Unione europea, in questa fase storica, non può fare nulla di più (cioè zero).

Certo, non nego le trasferte di Di Maio (un fantasma è pur sempre avvistato ogni tanto, ammesso che ai fantasmi si creda) nei paesi dell’area e lo stress che un viaggio in aereo pur sempre arreca per non parlare del caldo da quelle parti (e adesso è meglio evitare droni e missili, facile parlare sulla pelle altrui), ma la traduzione politica di tutte queste scampagnate è ignota, quanto meno al popolino ma anche agli stessi media main stream.

Ma i riconoscimenti per questa personalità dal cursus honorum così bizzarro non finiscono qui come evidentemente è giusto e opportuno per la pace mondiale: nel 2026 è arrivata una consulenza o docenza o non so che al prestigioso King’ s college britannico, e si parla di un incarico Onu per il processo di pace mediorientale (questo sì molto impegnativo, Trump lo aspetta a braccia aperte) che lo promuoverebbe al rango di vice segretario generale delle Nazioni Unite (un incarico da cardinale laico in Vaticano, no?).

Per la sua Rappresentanza speciale per la UE, Di Maio prende 15.000 euro netti al mese, a parte le solite indennità e rimborsi. Ovviamente dietro vi è una organizzazione e anche dei collaboratori, costata per il biennio 2023-2025 1.980.000 euro.

Qualora l’incarico ONU dovesse concretizzarsi (ammesso che l’ ONU stessa, stando così le cose, serva ancora a qualcosa), Di Maio sarebbe compensato con 173.000 dollari netti annui (oltre ovviamente tutti gli ammennicoli per sé e per altri). Peccato che il dollaro al momento sia sotto la parità rispetto all’euro (sempre colpa di Trump….).

A.Martino   

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