LANUOVA UNGHERIA DOPO LA DISFATTA ELETTORALE DI ORBAN. FONDI SBLOCCATI PER ZELENSKY (E GRANDI AFFARI CON I FONDI UE NEGATI A UN LEADER NON OMOLOGATO), SICURA RINUNCIA AL FIORINO. E TANTA VOGLIA DI VENDETTA E DI REGIME: PURCHE’ SI SIA EUROPEISTI…
Potrei dire che quello in atto in Ungheria da questa settimana, sia un cambio di regime.
Ma sarebbe ingiusto verso il grande sconfitto delle elezioni di domenica scorsa: nonostante l’ odio degli eurocrati verso Viktor Orban per la sua politica (sebbene a volte puramente tatticistica) volta a ritagliarsi nell’ Unione europea una nicchia di valori naturali e cristiani e di indipendenza diplomatica, di non omologazione mondialista etc., il suo non era un “regime” ma un semplice governo di durata indubbiamente lunga (il secondo esecutivo, sommando diversi mandati elettorali, è giunto a sedici anni), di idee forti appunto non omologate, e con la pretesa se non di cambiare il mondo, di tracciare il destino per i propri compatrioti.
Ebbene, il “ragazzo di Buda” cui un nostro giornalone che in questo anno si autoincensa per il suo secolo e mezzo rimprovera persino di essere ingrassato dopo la caduta del Muro, ha riconosciuto immediatamente la vittoria dell’avversario non aspettando nemmeno la fine ufficiale dello spoglio delle schede e ben lungi da adombrare brogli: un vero galantuomo, altro che il “servo di Putin” evocato dal solito ineffabile Calenda.
Sappia il buon Carlo che fin quando vi sono elezioni politiche o presidenziali e tutto il resto, non vi è e non vi sarà alcuna dittatura in qualsiasi parte del mondo. Anche in Turchia, e anche in Russia e Bielorussia dove un Erdogan ma pure un Putin o persino (dico persino per lui) un Lukashenko possono uscire di scena da una elezione all’altra e così sarà. Nel caso ungherese, poi, mai in questi anni si è lamentata una sola vittima di un qualche atto squadristico (piuttosto, le aggressioni le andavano a fare i bellaciao nostrani proprio in Ungheria, come dimostra il caso di Ilaria Salis “vincitrice morale” italiana delle elezioni presidenziali ungheresi).
Davvero grottesca, l’esultanza della sinistra nell’elezione di un leader pur sempre ritenuto di “centro-destra”: una ulteriore dimostrazione che “destra” e “sinistra” anzi “centrodestra” e “centrosinistra” (significativa esplicita diluizione dei concetti) altro non sono che figuranti di una coreografia di alternanza, non di alternativa. E Orban rappresentava appunto, una alternativa quindi una intollerabile anomalia.
Adesso che una congiura di palazzo (fino al 2024 Peter Magyar era un probabile delfino di Orban) ha trovato un personaggio disposto all’operazione per chissà quale rancorosa ripicca, complice una certa stagnazione economica e l’immancabile corruzione (quale governo rappresentativo non ne è almeno lambito, di più o di meno?), l’Ungheria è pronta in ordine temporale, innanzitutto a togliere il veto ai novanta miliardi di euro per continuare a finanziare la guerra su commissione dell’ Ucraina alla Russia, e poi (qui i tempi tecnici sono inevitabilmente ben più lunghi) a rinunciare alla sovranità monetaria consegnandosi nella gabbia-euro.
Per il momento, vi sono garanzie di odio verso Putin e la Russia (il suo modello è il polacco Donald Tusk), e questo, dopo l’incubo che per loro è stato Orban, può bastare ma certo per non più di qualche mese.
Per non parlare dei diversi fondi eurocratici bloccati per svariate ragioni di scorrettezza politica: diversi milioni di euro, che stanno per riversarsi straboccandone, nel trogolo dei soliti “maiali” a Budapest e non solo, magari anche dalle parti nostre perché no? Con tutti questi denari (ben più di trenta) di mezzo, la sorte di Orban era segnata: il popolo bue, poi, potrà almeno pulire leccandoli, i ciotoloni dei suini una volta ben abbuffati.
Se da un lato Magyar non vuole deviare troppo dalle politiche ungheresi dell’ultimo quindicennio come in materia di lavoratori extra UE (ma potrebbe essere un transitorio gioco delle parti), la sua presunta diversità da un Orban presunto dittatore non dovrebbe far troppo “battere più forte il cuore dell’ Europa” come ha detto la von Der Leyen (attenzione alla tachicardia).
E’ minaccioso verso tutti, sembra quasi l’ayatollah Komeini appena riportato dai francesi in Iran: minaccia continuamente, si spera senza esiti cruenti. Traccia un panorama puramente delinquenziale del governo del predecessore, minaccia il presidente della repubblica se non si sbriga a conferirgli l’incarico, immagina scenari cinematografici in cui al ministero degli esteri si approfitta della transizione per bruciare materiale compromettente sui rapporti con Putin. Ultima rabbiosa trovata annunciata ebbro della vittoria proprio in una intervista all’informazione pubblica, la sospensione della stessa fin quando, in pratica, tutti i giornalisti e giornaliste vicine a Fidesz (il partito di Orban) non saranno stati epurati.
Calenda direbbe: vabbè, è un normale spoil system…..
Il partito di pronto utilizzo di Magyar (che significa proprio Ungheria) si chiama Tisza (un acronimo di parole magiare significante più o meno dignità e rispetto, come dire pace e bene cioè tutto ma anche nulla). Curiosamente, un conte Istvan Tisza fu uno dei principali politici austroungarici, oggetto di un attentato persino in parlamento, e poi di un altro (questo fatale) il 31 ottobre 1918, allo sfacelo dell’Ungheria asburgica. Un nome indubbiamente non ben augurale.
A.Martino













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