IL TRUMAN SHOW ITALIANO: MENTRE IL MONDO, E SOPRATTUTTO L’EUROPA, SI ARMA, NOI CREDIAMO AI PÌFFERAI CHE CI DIPINGONO L’UE COME PORTATRICE DI PACE

Come nel film The Truman Show, l’Italia vive dentro una bolla, e il bello è che la stragrande maggioranza della popolazione – come l’ignaro protagonista, Truman Burbank – è del tutto inconsapevole di ciò che sta accadendo là fuori, grazie alla sapiente opera di depistaggio della quasi totalità della stampa nazionale, in consorteria con le istituzioni politiche e le agenzie di prossimità: tutte impegnate a dipingere un mondo dove la pace sia l’elemento naturale, dove il “volemose bene” a tutti i costi è la via maestra, dove la storia è finita e il capitalismo, unito alla globalizzazione, avrebbe risolto tutti i problemi.

In definitiva, in questo Paese per vecchi impauriti e sonnacchiosi – bello e inutile al tempo stesso – dove i primi si dilettano nel guardare i programmi di cronaca nera e chi non è anziano ama seguire principalmente Il Grande Fratello, L’Isola dei Famosi o un campionato di calcio in cui la nazionale non sembra più neanche il pallido ricordo dell’Italia di Tardelli e Paolo Rossi, noi crediamo di essere dalla parte giusta della storia e, soprattutto, di frequentare solo gente perbene, civile, razionale, pacifica.

Ma non è così. Anche se nessuno ve lo racconta, c’è chi ha preso una bella sberla dalla realtà; eppure tutto resta taciuto, come se la realtà fosse uno strano sogno che sbiadisce di fronte alla bella menzogna del mondo fatato degli italiani.

Lo sanno bene i ragazzi e, soprattutto, gli insegnanti che in questi giorni – e in questi ultimi tempi – sono stati impegnati nel cosiddetto “Erasmus”: un’altra invenzione di noi uomini perbene, che continuiamo a illuderci che il lupo possa mai mangiare la biada e diventare mansueto.

Capita così che, come dicevo, delle scolaresche impegnate in uno scambio culturale nella civilissima Polonia scoprano che gli adolescenti polacchi, oltre a studiare matematica, letteratura nazionale, lingua inglese o scienze, abbiano – tra le loro materie obbligatorie – per ben due volte a settimana lezioni di addestramento militare.

Sì, avete capito bene: ore dedicate non – come aveva previsto il Duce con la creazione del “sabato fascista”, alle marcette della GIL o al salto della cavallina, o ancora al presentat-arm con il fuciletto di legno – ma vere e proprie lezioni su come si smonti, rimonti e pulisca un fucile d’assalto; su come mirare e sparare, con tanto di tiro reale in appositi poligoni a sagoma umana; o su come prestare il primo soccorso a un ferito in battaglia, comprese le tecniche per eseguire un’ingessatura.

Insomma, i nostri fratelli polacchi – come nella migliore tradizione spartana – si addestrano da giovanissimi alla guerra. O meglio: è l’israelizzazione della società polacca. Ciò che ho visto con i miei occhi vent’anni fa in Terra Santa, oggi lo puoi vedere nel cuore dell’Europa.

Perché? Forse perché il mondo si è incattivito? No: semplicemente perché il mondo, per i famosi corsi e ricorsi della storia, è tornato alla sua natura più tremendamente umana: homo homini lupus. E allora il machismo non è una deformità culturale, ma una tremenda necessità, se non si vuole essere sbranati.

D’altronde, se la Polonia – fin dal 2017, cioè molto prima dell’intervento militare russo in Ucraina – ha introdotto classi di educazione militare opzionali nelle scuole superiori, nell’ambito del programma Certyfikowane Wojskowe Klasy Mundurowe, estendendo tali corsi tra il 2022 e il 2023 alla maggior parte degli istituti superiori per ambo i sessi, e se – come ammesso dallo Stato Maggiore di Varsavia – il ritorno alla leva obbligatoria sarà inevitabile, allora azioni e politiche similari si riscontrano non solo in Russia, Estonia, Lettonia, Lituania, Svezia e Finlandia, ma anche nella non allineata Ungheria e nelle occidentalissime Francia, Germania e Gran Bretagna.

In questi ultimi Paesi, rispettivamente: il Service National Universel (SNU) prevede soggiorni di coesione per i 15-17enni con componente civico-militare e sperimentazioni su tempo scolastico; in Germania cresce la presenza di militari e temi di difesa a scuola, tra reclutamento e dibattiti sulla “militarizzazione” dell’educazione dopo la Zeitenwende; nel Regno Unito, invece, la Combined Cadet Force (CCF) è attiva in oltre 500 scuole secondarie, con addestramento dei cadetti delle sezioni Esercito, Marina e Aeronautica integrato nella vita scolastica.

E in Italia cosa accade? Non solo nulla, ma – peggio ancora – tutto tace su questi sviluppi, impegnati come siamo nel dibattito su chi tiri di più in prima serata, se la simpatia di De Martino o la bellezza di Samira. A chi importa, nel Bel Paese, che Macron – secondo fonti di intelligence russe, non confermate da Parigi – avrebbe inviato 2.000 militari transalpini in Ucraina? Quanti e quali telegiornali hanno dato la giusta rilevanza al fatto che la Russia, per bocca del ministro degli Esteri Sergey Lavrov, abbia fatto sapere che Mosca sarebbe disposta a garantire di non avere alcuna intenzione di attaccare i Paesi della NATO?

Questo interessa solo a pochi analisti che, come il sottoscritto, non amano essere presi per i fondelli. Perché passi che il potere segua necessariamente logiche proprie – diverse e spesso opposte a quelle della morale comune, come ben spiegava Machiavelli – ma a tutto c’è un limite.

Infatti comprendo e so che l’Unione Europea, tanto difesa e rilanciata dalla nostra classe politica, viene invocata non per le libertà conquistate o i diritti raggiunti, ma perché garantisce a tutti costoro non ideali, bensì prebende sostanziose e continuative, che hanno arricchito in modo schifoso e imbarazzante talune famiglie. Tuttavia, non posso tollerare che, per mantenere pieni questi trogoli, domani mattina il primo che si sveglia con una canna di bambù spaccata possa prendersi il nostro Paese, abitato da una popolazione impreparata e imbelle.

In altre parole: nessun riarmo può essere utile se prima non si cambia la testa agli uomini.

La fregatura è che, stando così le cose, siamo su un treno, insieme a una banda di criminali – UE, Gran Bretagna e Francia in primis – che spinge al suicidio, dopo l’Ucraina anche la Polonia. E questo treno corre a tutta velocità contro un muro, mentre noi scioccamente e allegramente guardiamo il paesaggio, anziché scendere dal convoglio.

È anche per questo che pubblico questo mio editoriale: perché il popolo italiano rifletta, si desti e, forse, si salvi.

Lorenzo Valloreja

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