IL 4 LUGLIO DEL DUECENTOCINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DEGLI USA E’ GIA’ STORIA: L’UFFICIALE DISCESA IN CAMPO DEL PAPA AMERICANO CONTRO CASA BIANCA E MOVIMENTO MAGA

Leone XIV si conferma papa genuinamente, profondamente di origine USA. E, secondo almeno una logica mondana e forse un po’ meschina, provocato dal presidente Trump con le improvvide uscite del periodo pasquale probabilmente suscitate dalla vibrante omelia delle Palme in piazza S. Pietro (la udii personalmente), si conferma come principale competitor (ma diciamo competitore, diamine) del tycoon-presidente.

Anche a costo di spiacevoli incidenti ecclesiali più che politici quali il rinnovato “scisma” lefebvriano. E anche a costo di far notare che, mentre a Lampedusa in fondo, di Cristo e della salvezza delle anime non si è parlato granché quanto piuttosto di politiche dell’accoglienza e dell’integrazione, a Econe si sono visti solo pastori e fedeli legati alla Tradizione cattolica e incapaci di adattarsi al postcattolicesimo (inevitabilmente e anche involontariamente etichettabili come filo Maga).

Pace e accoglimento dei flussi migratorii sono, sembra, le più efficaci (dal punto di vista main stream, ovviamente) armi gestuali e magisteriali anti Trump. Fra ieri e oggi (4 luglio mentre scrivo)  papa Prevost ha svolto una vera e propria catechesi non mi permetto di dire oppositiva (il che mi esporrebbe alla critica di non capire un piffero della natura del magistero papale etc.) ma certo marcante un solco irrimediabile con il presidente. Oggi è stato a Lampedusa, sulle orme di quella che fu se non sbaglio la prima uscita extra Roma di papa Francesco, e i gesti e parole pro migrazione e anti remigrazione ovviamente sono innumerevoli: l’attraversamento della Porta d’ Europa, opera di Mimmo Paladino, mano nella mano con degli immigrati; la passeggiata solitaria sugli scogli, la visita al cimitero et cetera.

Particolarmente insidioso per Trump è il video di accoglimento, ieri, della prestigiosa medaglia della Libertà conferitagli dalla municipalità di Filadelfia (una delle città più “antiche” degli USA alla pari dell’ancora più europea culturalmente Boston, o anche di New York in cui però, essendo una megalopoli, la multietnicità e multiculturalità è ormai dilagante e tracce fisiche del passato coloniale o fino al primo ventennio dell’ Ottocento sono ormai invisibili).

A Filadelfia infatti, abbiamo non solo una statua di Rocky Balboa ormai meta turistica pop ma anche e soprattutto, vestigia dell’Indipendenza quali il luogo ove la dichiarazione fu firmata, e la Liberty Bell. Ha affermato tra l’altro: “….. in questi ultimi duecentocinquanta anni, per tanti popoli in tutto il mondo, è stata proprio la ferma determinazione a realizzare la nobile visione dei fondatori della nazione a rendere l’America sinonimo di libertà, mentre il Paese apriva le sue porte a ondate successive di immigrati, consentendo a loro e ai loro figli di contribuire a plasmare il futuro della nazione…….È stato proprio questo stesso amore per la libertà a ispirare gli Stati Uniti nei momenti più bui del secolo scorso, all’epoca delle due guerre mondiali, a guardare oltre sé stessi e, con grandi sacrifici, a difendere la causa della libertà al di là dei propri confini….”.

Peccato che la “nobile visione” (massonica) dei padri fondatori non contemplasse l’abolizione della schiavitù per cui fu necessario quasi una secolo da quel fatidico 4 luglio 1776.

Il primo papa americano (nativo di Chicago) ha inoltre esortato all’ unità e alla moderazione del dibattito pubblico.

Ce n’è abbastanza per scorgere una vera e propria discesa in campo del pontefice nel segno fortemente e inevitabilmente filo dem e del rigetto indubbiamente anti Maga 1) delle politiche anti immigratorie 2) della geopolitica muscolosa e picconatrice del secondo mandato Trump sia come iniziative americane (ad esempio Iran) sia come scarso appoggio anti russo all’ Ucraina.  

E se si pensa che per il 4 luglio, Papa Leone era stato invitato alle grandi celebrazioni del duecentocinquantesimo anniversario dell’Indipendenza e lui, il “papa americano”, ha declinato l’invito preferendo un’isoletta nel Mediterraneo ….beh, cos’altro volete che vi dica?

A. Martino

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