TRA GARLASCO E PIETRACATELLA, C’E’ IN COMUNE UNA GIUSTIZIA CHE RICORDA PERICOLOSAMENTE L’ENTOMOLOGIA (LO STUDIO, ANCHE UN PO’ MORBOSO, DEGLI INSETTI SOTTO UNA LENTE D’INGRANDIMENTO)

Chi lo aveva autorizzato? Chi lo eseguì aveva un’adeguata e specifica competenza scientifica e professionale relativamente a giudizi così particolareggiati e psicologici?

Ma a cosa sarebbe servito, forse a completare l’ “incastro” di Alberto Stasi?

Sono alcune delle più spontanee domande che nascono alla diffusione della notizia secondo cui il Ris di Parma ha consegnato un documento di ben tredici pagine digitali configuranti un profilo psicologico alquanto dettagliato e stringente sulla personalità dell’ex studente della Bocconi condannato in grado definitivo (ma non troppo) a sedici anni di reclusione per l’omicidio (allora non c’era il “femminicidio”) della fidanzata Chiara Poggi nella dimora familiare di Garlasco (Pavia) nel 2007.

Il documento non ha data, ed è attribuito ad una criminologa che lo ha però ritenuto praticamente apocrifo in quanto sprovvisto non solo di datazione ma anche di una reale firma. Comunque, non risulta mai ufficialmente consegnato, e utilizzato dagli inquirenti.

Diverse le affermazioni tranchant e potenzialmente dannosissime per lo Stasi.

Comunque sia, la struttura del documento è professionale e ispirata a un certo zelo e meticolosità a iniziare dalle tabelle che confrontano le dichiarazioni di Stasi contenute in diversi verbali di interrogatorio ( tanto per intenderci, ora li chiamano “assunzione di informazioni”). Ovvero nel «verbale di assunzione informazioni del 13 agosto 2007 alle ore 16», nel «verbale del 17 agosto alle 16.45» e nel «verbale di presentazione spontanea di persona sottoposta ad indagini del 22 agosto 2007 alle 14.10».

Ed ecco le considerazioni, strettamente secondo me soggettive e inevitabilmente influenzabili da sentimenti di antipatia o quanto meno di non empatia. E infatti, come in una sorta di excusatio non petita accusatio manifesta, le si minimizza come “pensieri e impressioni (basati ovviamente sulle carte)”.

Già, “pensieri e impressioni”: una diagnosi non molto scientifica, direi.

Sono un lungo elenco.

“Troppe contraddizioni e parole rimangiate….freddezza…..mancanza assoluta di emozioni positive o negative….calcolatore….alcune frasi sono riportate in modo meccanico come se fossero state imparate a memoria……non cede mai ma riesce sempre a ribattere pur arrampicandosi sugli specchi…..indifferenza estrema nei confronti della vittima come se neppure la conoscesse…..molto centrato su di sé….”.

A parte la perplessità per i loro scarsi incontri settimanali e la scarsa frequentazione delle rispettive famiglie e particolari come il regalo a Chiara di un vibratore o di un completino intimo sexy, si chiude con l’inevitabile “tendenza narcisistica” che ormai in psicologia si attribuisce a una persona su due.

Se così si decide della vita delle persone, c’ è solo da esserne terrorizzati. E’ di questi giorni anche la notizia che pure un libro (un romanzo ambientato alla fine della seconda guerra mondiale) è oggetto di accertamenti sul suo testo, riguardo uno dei principali sospettati del caso di avvelenamento con l’ ormai famigerata ricina nello scorso periodo natalizio in provincia di Campobasso.

A. Martino

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