IO SENTO IL TEMPO CHE VIENE. AL BANO E SALVINI COMINCIANO A SENTIRLO, MA MELONI E BRUXELLES CONTINUANO A NON ANNUSARLO, CONDANNANDOCI AD AFFONDARE CON QUESTA NAVE DI PAZZI
«Io sono come le bestie, sento il tempo che viene».
E questo tempo, personalmente, lo avverto in maniera inequivocabile ormai da quattro anni.
Ma che sia io a percepirlo conta relativamente poco, dal momento che non ho ancora nelle mie mani le sorti dell’umanità.
Ben più grave, invece, è che non lo abbiano avvertito coloro che, per il bene dei popoli che sono chiamati a governare, avrebbero avuto il dovere di comprenderlo, interpretarlo e, soprattutto, agire di conseguenza. Giorgia Meloni in primis.
E infatti siamo arrivati al ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Federazione Russa, mentre a Bruxelles si prepara già il ventiduesimo. Nessun altro Paese al mondo, nel corso della sua storia, ha mai ricevuto così tante sanzioni, neanche l’Iran né la Corea del Nord.
E infatti continuiamo a scagliarle contro Mosca quasi fossero strumenti di vendetta, nel disperato tentativo, a mio giudizio, di invertire una situazione bellica sul campo che non sembra volgere nella direzione auspicata dalle cancellerie europee.
Un po’ come la Germania nazista faceva con le V2 contro la Gran Bretagna: armi presentate come risolutive. E invece, poi, sappiamo tutti come andò a finire.
Ma, nonostante questo, come si dice? Meglio tardi che mai!
Così, dal mio ormai solitario mantra del «riapriamo alla Russia», ecco che, alla spicciolata, prima gli amici storici di Mosca e poi quelli un po’ più distanti cominciano a metterci la faccia e a lanciare pubblicamente questo invito che considero lungimirante.
Uno di questi è senz’altro Al Bano Carrisi, artista da sempre legato alla Russia e al suo pubblico, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente proprio presso l’Ambasciata della Federazione Russa, qualche anno fa, durante le celebrazioni della festa nazionale russa, che ricorre nel mese di giugno.
Nei giorni scorsi, il cantante ha rivolto un appello direttamente alla presidente del Consiglio: «Cara Giorgia, ti voglio bene», dove il «ti voglio bene», al Sud, non è generico, ma esprime proprio la premessa per andare in quel Paese di cui cantava Alberto Sordi in «Te c’hanno mai mannato?». E infatti poi prosegue: «Te ne vorrei ancora di più se apriamo le porte alla Russia», e continua: «Ma perché fare sanzioni alla Russia? Ma diamo azioni alla Russia! Diamo fiori alla Russia per far terminare la guerra!».
Un intervento che non è passato inosservato neppure in Russia, tanto da essere rilanciato da Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo.
Ma si sa, non c’è peggior sordo di chi non voglia sentire, o meglio, di chi è costretto a non sentire, forse perché influenzato dai troppi interessi legati alla produzione e alla vendita di armi da parte di chi gli sta vicino… E così si continua: si continua al netto del palese accordo ritrovato tra Federazione Russa e Stati Uniti, così come si continua al netto delle tante manifestazioni, non dei maranza, ma dei camionisti, degli agricoltori, degli insegnanti, insomma di chi non ce la fa più ad andare avanti.
Perché stiamo vivendo non solo in un’economia di guerra, ma anche in un Paese flagellato dall’inflazione da guerra, con il costo del carburante, del caffè, della frutta e di ogni altro bene di prima necessità a prezzi mai visti prima e con gli stipendi sostanzialmente fermi da anni, lasciando perdere le varie mance e mancette elargite in questi anni.
Eppure si continua a battere la testa contro il muro, come se la testa fosse d’acciaio e il muro d’argilla, e non il contrario.
E poi c’è chi, come Salvini, a fasi alterne, sente il tempo anche lui e, dal Congresso straordinario della Lega, dove, con il 75% circa dei consensi, è stato rieletto segretario federale fino al 2030, chiede e ottiene dai propri iscritti il mandato per andare «in Consiglio dei ministri a portare la posizione chiara della Lega: non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina».
Bravo, «Capitano»!
Se il buongiorno si vede dal mattino, allora concordo con te che la Lega possa tornare a essere il secondo partito della coalizione… purché non si faccia come l’altra volta, quando, nel marzo del 2022, a pochi giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, Salvini si precipitò a Przemyśl, in Polonia, al confine con l’Ucraina, ufficialmente per portare aiuti umanitari ai profughi, ma dando anche l’impressione di voler prendere le distanze dalle sue precedenti posizioni filorusse e dimostrare il proprio allineamento alla linea europea.
Peccato che ad attenderlo ci fosse il sindaco della città, Wojciech Bakun, che, davanti alle telecamere, gli mostrò una maglietta con il volto di Vladimir Putin, ricordandogli quella che lo stesso Salvini aveva orgogliosamente indossato a Mosca qualche anno prima.
Una scena a dir poco imbarazzante, che dovrebbe ricordare al Capitano quanto sia difficile navigare a vista quando cambia il vento della politica internazionale: meglio restare duri e puri che sembrare eccessivamente camaleontici.
Perché gli fa certamente onore aver chiesto scusa ai propri iscritti per aver partecipato al governo Draghi, così come è degno di nota aver tolto il proprio nome dal simbolo, indicando che il partito viene prima di ogni persona. Ma forse un mea culpa rispetto alla visita in Polonia avrebbe dato maggior forza anche alla propria richiesta in sede di Consiglio dei ministri.
Ma va bene così… meglio di nulla…
Anche perché alla pace, quella firmata, manca veramente poco: Zelensky, conscio del fatto che, senza più uomini da inviare al fronte e, soprattutto, senza il sostegno dell’intelligence USA, della copertura satellitare e militare, l’Ucraina sta per collassare, si è reso dunque disponibile a sedersi a un tavolo. Anche il Cremlino, per bocca di Peskov, ha fatto sapere di essere disponibile.
E la cosa potrebbe concretizzarsi intorno a Natale, regalando al Vecchio Continente la pace, ma anche la fine della classe politica coinvolta nella guerra a oltranza e, con essa, condannando all’irrilevanza e alla decadenza politica ed economica quei Paesi che sono rimasti sulla nave sbagliata, cioè quella di Bruxelles e della Gran Bretagna…
Urge dunque un cambio repentino di postura istituzionale, prima che la barca affondi con tutti noi… senza diesel e senza gas…
Lorenzo Valloreja













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