GLI ITALIANI NON SOLO NON VOGLIONO LA GUERRA, MA HANNO ANCHE FAME. E LA POLITICA CONTINUA A NON ASCOLTARLI
Diciamocelo chiaramente: non è che l’Italia ripudi la guerra, ma è il popolo italiano che proprio non ne vuol sapere. E questo lo sanno pure le pietre della strada. Solo chi viene da un buco spazio-temporale, che gli abbia consentito di saltare a piè pari la Prima e la Seconda guerra mondiale, o chi proviene dal pianeta Marte può pensare il contrario.
E questo accade non in virtù di un fantomatico articolo 11, impostoci per sublimazione dagli Alleati nella nostra Carta costituzionale, quanto piuttosto per l’indole stessa degli italiani, che di morire o patire per sé e per gli altri non hanno mai avuto voglia. A maggior ragione, figuriamoci se si possa tollerare di affossare un intero Paese – che sul finire del secolo scorso era arrivato a essere indicato come la quarta potenza economica al mondo, con la peculiare caratteristica, più unica che rara, di essere riuscito, in quell’epoca d’oro, a redistribuire nella maniera più equa possibile tale ricchezza, tanto che, secondo i dati della Banca d’Italia, nel 1989 ben l’82% della popolazione apparteneva alla cosiddetta classe media – per la guerra in Ucraina o per la crisi con l’Iran…
È chiaro, dunque, che agli italiani, ora come ora, le palle girino vorticosamente… Non c’è da stupirsi, così come non c’è da stupirsi che finalmente il Paese scenda in piazza per dire basta a tutto ciò che non va, al netto delle distruzioni e del sacco dei maranza!
Altro che guerra ibrida, altro che interferenze estere, strategie del complotto e teoria della tensione! Qui, senza se e senza ma, dico che sono con la protesta degli autotrasportatori, con quella dei contadini, degli insegnanti, degli studenti e con quella di chiunque altro voglia dire che le cose non vanno, perché, al di là della narrativa governativa, dei sondaggi e di ciò di cui vanno parlando i professionisti dell’informazione, le cose non vanno e siamo tutti sulla stessa barca. Tutti… anche chi ci governa!
Eppure, questi signori hanno avuto la brillante idea di iniziare a ragionare sullo schedare gli autotrasportatori più irriducibili, di sanzionare in maniera ancora più pesante chi occupi le vie di comunicazione, di costruire nuove carceri per i minori… Insomma, di fare tutto quanto sia possibile per reprimere la manifestazione del dissenso e del disagio, tranne che fare la cosa più rapida e semplice che si potesse fare, cioè mandare a ramengo le sanzioni alla Russia, riaprire al gas moscovita, chiudere a ogni sostegno militare ed economico all’Ucraina.
Perché, per chi ancora non lo sapesse o se ne fosse semplicemente dimenticato, voglio ricordare a tutti i “naviganti” che noi italiani, insieme a tutti gli altri popoli dell’Unione, stiamo mantenendo mensilmente, con i nostri soldi, il welfare state ucraino. Paghiamo, in altri termini, le pensioni, gli stipendi degli statali e ogni altra spesa del popolo ucraino. E questo accade mentre qui da noi si discute di alzare ulteriormente l’età pensionabile, così come di smantellare la sanità pubblica… Questo il popolo lo sa e, anche se non viene detto apertamente dai più, non c’è aggredito o aggressore che tenga più!
Certo, io e pochi altri (e le carte mi sono testimoni) lo sapevamo da molto tempo prima, cioè da quel lontano febbraio 2022, ma, come si dice? Meglio tardi che mai!
Solo che è veramente incomprensibile che, proprio ora che tutti ne abbiamo contezza, ci sia ancora chi, in nome della propria posizione, in nome delle proprie prebende, in virtù delle proprie fortune, proprio non ne voglia sapere di ammettere la sconfitta e gettare così la spugna a terra… Piuttosto, costoro preferiscono gettare a terra tutti noi.
E si badi bene: non è solo una questione di quest’ultimo Esecutivo, che si è ritrovato a gestire il dossier ucraino prima con la visione di Biden e ora con quella di Trump, che in fin dei conti è più simile a quella di tutti noi, quanto piuttosto dell’intera classe dirigente italiana, sinistra compresa, che nella sua declinazione PD, piuttosto che renziana o di Calenda, così come in quella di AVS, è innegabilmente pro guerra in Ucraina.
Prova ne è che, nel recente e accesissimo dibattito parlamentare del 14 ottobre sulle risoluzioni riguardanti anche il sostegno all’Ucraina, è emersa ancora una volta la volontà della maggioranza di proseguire lungo la strada del sostegno politico, economico e militare a Kiev, mentre le opposizioni, pur con posizioni e distinguo differenti, non hanno espresso una linea unitaria su questo dossier.
Certi comportamenti da ducetto – e ho la patente per dirlo senza poter essere accusato di essere un maoista, dato che ho militato in gioventù sia nel Fronte della Gioventù che nel Movimento Sociale – sono francamente fuori luogo, oltre che fuori contesto storico, e fanno male soprattutto a chi, come me e i miei amici, si batte per far proseguire anche in questo nuovo millennio le migliori esperienze culturali, politiche e fattive nate durante gli anni Venti del secolo scorso e sopravvissute, nonostante tutto, alla tragedia della Seconda guerra mondiale. Ebbene, una condotta così dilettantistica e “cascettara” su queste vicende potrebbe francamente cancellare anche ciò che di buono è sopravvissuto a tante tempeste.
Dunque, il dado è tratto e chiunque pensi di poter nascondere questa evidenza – dietro le vicende di Garlasco, piuttosto che i furti dei maranza o l’emergenza “fascismo”, così come cercando inutilmente e stoltamente soluzioni alternative alle forniture di materie prime dalla Russia, che materialmente non ci sono – verrà inevitabilmente spazzato via prima dalla volontà popolare e poi dalla storia… E, in entrambi i casi, non saranno vicende prive di conseguenze irreversibili per questi ultimi… Quindi, non ci resta che attendere e sperare, poiché, come diceva il buon Gabriele d’Annunzio: “Cosa fatta capo ha”.
Lorenzo Valloreja













Lascia un commento