IL CASO DEGLI ADESIVI DI FUTURO NAZIONALE PER I NEGOZIANTI ITALIANI DI PESCARA. SECONDO LA SINISTRA MONDIALISTA E ARCOBALENO, ITALIANO FAREBBE RIMA CON DISUMANO.
Adesivi, magliette e felpe, penne, e chi più ne ha più ne metta: sono l’armamentario di gadget propagandistici di qualunque partito politico, utili particolarmente in vista delle elezioni. E specialmente quando uno di questi partiti è di nuova e scissionista formazione: alludo chiaramente a Futuro nazionale del generale dell’esercito italiano non in servizio attivo Roberto Vannacci.
E guardo in particolare, riguardo ai suddetti gadgets, agli adesivi: esattamente, agli adesivi con la scritta Negozio italiano, che la nuova formazione politica fortemente patriottica propone ai commercianti e negozianti che vogliano mettere in risalto e pubblicamente attestare la gestione italiana di tale attività commerciale.
Ovviamente l’iniziativa, proposta da mesi in più di una città, cozza contro l’ostilità di qualcuno che, qualora si insista troppo sull’orgoglio nazionale e la passione per il futuro dell’etnia italiana con le sue identità tradizioni ed esigenze, grida immediatamente al fascismo, al razzismo, e persino all’omofobia.
Particolarmente evidente il caso di Pescara, dove al primo timido apparire di tali adesivi forniti da una consigliera comunale vannacciana, il mondo bellaciao, omosessualista e globalista ha reagito, nella persona del titolare di una tabaccheria del centro, proponendo un adesivo di analogo utilizzo vetrinistico con la scritta Negozio umano.
La controiniziativa, prontamente cavalcata e adorata dal quotidiano a diffusione abruzzese ma di un certo rilievo Il Centro, diretto da Luca Telese che dopo i primi mesi di guida del foglio con segni di multiculturalità e multiideologicità sembra essere stato ricondotto da qualcuno che muove i cordoni del portafoglio a ortodossia globalista, si presta a diversi spunti di analisi, più filosofico-politici che politici, che di seguito vi propongo.
Il buon Telese, inoltre, auspica addirittura un monumento per l’eroico tabaccaio.
Innanzitutto, l’ “umanità” contrapposta all’ ”italianità”: deriva chiaramente dallo slogan immigrazionista “restiamo umani” urlato anche da Matteo Renzi diversi anni fa. Con buona pace dell’aura buonista che permea l’dea dell’adesivo antivannacciano, è chiaro che chi sente italiano non sarebbe umano; quindi, sarebbe una bestia (purtroppo, lo devo dire con tutto il rispetto per il mondo animale). Come inclusività, mi sembra che lasci alquanto a desiderare.
Rispetto ad analoghe iniziative sporadicamente captate dai radar del centrodestra, l’adesivo di certificazione nazionale del movimento vannacciano sembra orientato più ad attestare la proprietà o almeno gestione italiana (e nel caso di eventuali dipendenti?) che la provenienza delle merci (indubbio bon senso, sarebbe impossibile un total made in Italy nel 2026).
Ma l’iniziativa non è affatto infame e nemmeno fuori luogo, anzi il fatto che tuttora l’orgoglio italiano dia fastidio a qualcuno, anzi lo turbi come nel caso di Telese che evoca i prodromi di una Kristallennacht, è anche troppo significante. Evidentemente, il “governo più lungo della storia italiana” non lascia alcun segno di cambiamento culturale. Hanno un bel ammettere Alexandra Ocasio Cortez (icona dem negli USA) e l’ex dittatore sanitario Giuseppe Conte da noi circa la follia del woke: tanti anni di lobotomia di massa hanno tracciato una lesione cerebrale chissà se mai riparabile.
Interessante anche che l’eroico “negoziante umano” abbia tirato in ballo, come accennavo, il solito piagnisteo LGBTequellochevipare, accostando evidentemente, il patriottismo all’ostilità verso chi abbia gusti sessuali particolari. Purtroppo, la coda di paglia e il vittimismo fino alla paranoia non sembrano allontanarsi da questo mondo, che non può perdonare a Vannacci la sua filosofia sulla “normalità”. Potrei anche capirlo, ma cosa c’entra con l’orgoglio italiano?
Ognuno può avere il suo “pride”?
Lo sparuto manipolo di commercianti che aveva aderito all’iniziativa dell’adesivo hanno tutti ritrattato la loro partecipazione adducendo la scorsa chiarezza della consigliera comunale avv.ssa Toppetti che al loro dire avrebbe presentato la cosa come una specie di premio e riconoscimento, consegnandolo tra l’altro in una sede istituzionale quale una sala del Comune.
Non conosco i fatti e qualche forzatura “pro domo sua” potrebbe esserci anche stata, ma rimane la dimostrazione della grande forza intimidatrice della cosiddetta sinistra turbomondialista e arcobaleno.
Se nel ceto commerciale la ritrosia a schierarsi, tanto più se per un partito all’opposizione e ancor più con una levata di scudi sostenuta dall’ unico giornale locale ad ampia diffusione è, io direi, una congenita quanto comprensibile pavidità fisiologica che viene vinta solo da contropartite tangibili e serie, meno comprensibile appare la resa intellettuale della sedicente destra o del cosiddetto centrodestra.
D’altronde, sulle piattaforme di ricerca Google, anche a Pescara, sono diversi gli esercizi commerciali con bollinatura gay friendly, anche laddove il ramo commerciale parrebbe senza alcun nesso come un esercizio di ottica o di preziosi. Ma evidentemente, una presa di posizione simile, nell’attuale cultura di massa occidentale appare non rifiutabile salvo accusa di omofobia ovvero, appunto, di inumanità.
Certo, a Roma o Milano non sarebbe cambiato molto, ma nessuno ha mosso un dito nella città di Gabriele D’ Annunzio per difendere il concetto di italianità orgogliosa e progettuale. E a Pescara FdI è al governo comunale per cui D’Annunzio che piano piano sta diventando forse il primo leader della Resistenza, è buono solo per qualche iniziativa cultural-commerciale.
Complimenti al tabaccaio negozioumanista: è con questi gesti estemporanei (anche se in questo caso non troppo, non giurerei che non vi sia alcun precedente) che possono spalancarsi carriere politiche anche non effimere.
A. Martino













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