NATHAN E CATHERINE TREVALLION: STRANIERI ECCENTRICI CHE SI ISOLANO IN UN BOSCO CON I LORO FIGLI, O TESTIMONI DELLA PIU’ PROFONDA E COERENTE LIBERTA’?
La vicenda sembra tratta da un certo stereotipo cinematografico, ma le sue radici culturali sono di estreme serietà e complessità tali forse da sfuggire a qualcuno dei suoi attori dal lato pubblico (forze dell’ordine, magistratura minorile, assistenza sociale.
Questi i fatti: in un bosco del sud dell’ Abruzzo (appartenente al comune di Palmoli nel Vastese), abbiamo una coppia (britannico lui, australiana lei) che da anni hanno operato una scelta personale e familiare di, io direi, secessione dal mondo. Anche se l’uscita Vasto sud della A 14 dista appena mezz’ora.
O meglio, dal mondo occidentale quanto meno, che reputano irrimediabilmente corrotto e pericoloso, specie per i più piccoli. Idea di fondo condivisibile per quanto mi riguarda altrimenti non mi leggereste qui, ma che essi hanno deciso di porre radicalmente in pratica, andandosene appunto a vivere in mezzo alla Natura in un “casolare diroccato” o piuttosto molto spartano a giudicare dalle immagini che ne circolano, e privo di servizi igienici a ciò ovviando con la tecnica igienica del “bagno a secco” la qual cosa non riesco a pienamente raffigurarmi. Energia elettrica e acqua corrente, quindi, nemmeno a parlarne. Al massimo, immagino, qualche candela: a letto con le stelle e sveglia col sole.
La famiglia Trevallion vive dei frutti dei suoi lavori agresti nel terreno di proprietà ( il padre di famiglia è d’altronde un ex artigiano dei legni e la signora una valente istruttrice ippica). Casa e terreno sono stati acquistati senza mutui o presttii vari, per sottrarsi a quello che probabilmente vedono come una sorta di “ consumismo finanziario”. Loro compagni di vita anche svariati animali di cortile, cani, gatti, e un cavallo.
Fin qui, potrebbero essere fatti esclusivi dei signor Nathan Trevallion e della signora Catherine Birmingham (un cinquantunenne britannico e una quarantacinquenne australiana), ma il problema è che i due coniugi hanno tre figli (una bimba di otto anni e un gemello e una gemella di sei). Le cose infatti si sono complicate (non tanto per loro quanto per lo stato italiano) quando, a causa di una intossicazione per funghi dell’intero nucleo familiare, la situazione è stata inquadrata e dal servizio sanitario e dai carabinieri. Da qui l’intervento dei servizi sociali per una presunta situazione di grave disagio della prole, risultata inoltre mai iscritta a qualunque scuola pubblica o privata. La coppia vede ora formalmente contestata la propria potestà genitoriale, ed entro il mese di novembre il Tribunale dei minori dell’ Aquila dovrà decidere se confermare i due nei loro diritti e potestà educativi e genitoriali oppure collocare in una “comunità” i tre bambini.
I Trevallion non sono affatto degli emarginati o degli ignoranti che pretendono di perpetuare nei figli i loro disagi o frustrazioni. Non sono degli eremiti, e scendono quando necessario a San Salvo a fare un inevitabile shopping, ovviamente per il necessario. La signora dà lezioni on line “ spirituali” (probabilmente relative alla loro peculiare filosofia sociale) ricevendone in cambio “offerte”, dato che fra l’altro rifuggono per quanto possibile il denaro e il lucro in ogni sua forma.
Hanno la totale consapevolezza della loro drastica scelta di vita, e in estrema coerenza con essa hanno scelto per i figli il cosiddetto house schooling. Ovvero li istruiscono essi direttamente non delegando ad alcun istituto istruttivo: hanno esibito una certificazione di una scuola privata riguardo le competenze di una figlia.
Hanno dialogato con civiltà e serenità con le istituzioni e con la stampa ( Il Centro è la prima testata che ha riferito la vicenda). Di loro possiamo vedere foto con sorrisi di straordinaria solarità e serenità, che vorrei il mio viso (o piuttosto il mio animo) fosse capace di produrre. Ma non sono, ripeto, dei naif o degli svitati o dei “pazzi”: sanno benissimo cosa vogliono, e fino a un anno fa erano felici, indisturbati, e si facevano i benemeriti fatti loro senza nuocere a chicchessia né tantomeno ai figli riguardo ai quali non è contestato alcun maltrattamento.
E in una memoria difensiva, che in realtà è un manifesto ideologico (a volte, e più in un passato di “idee forti”, le situazioni giudiziarie hanno questi risvolti) esprimono la loro vera e propria filosofia antropologica e pedagogica.
“Noi, genitori consapevoli che desiderano una vita diversa per i nostri figli, abbiamo deciso di andare contro le norme della società e di tornare al modo in cui la natura stessa è stata progettata per crescere i bambini, per la loro salute, la loro pace, la loro crescita e, soprattutto, per il loro futuro…..”. E ancora, si definiscono in fuga da una società “tossica”:”…..dove un tempo c’era aria e acqua pulita noi li abbiamo avvelenati, impoveriti e uccisi…..i bambini di oggi sono stressati, malati, separati ed emotivamente sofferenti…”. Nathan e Catherine vogliono offrire ai loro figli quanto a loro stessi fu negato, ovvero dei genitori sempre presenti, cibo e aria puliti, e un ambiente ideale per il loro “sviluppo cerebrale e fisico”.
La scuola, per Catherine e Nathan Trevallion è un luogo di costrizione oltretutto oggi portatore di tutte le aberrazioni della società dei consumi rifiutabile dai genitori qualora dissonante dalla loro morale, e così essi hanno fatto. Ma i piccoli Trevallion, che saranno in un certo momento liberi di fare le loro scelte esistenziali e professionali, non vivono affatto isolati: …” Vivono costantemente la società attraverso gite e uscite settimanali a negozi, parchi, amici e vicini…..”. E’ una visione ove si affollano svariate filosofie e visioni della vita, dal “buon selvaggio” di Jean-Jacques Rousseau al Waldgang (passaggio al bosco, nel senso più letterale possibile) di Ernst Juenger non escludendo un sottofondo abbastanza implicito di evoliana “rivolta contro il mondo moderno”. Comunque la si veda, non voglio esprimere giudizi o pregiudizi che lasciano il tempo che trovano, dinanzi a delle persone che, per un loro straordinario coraggio
e irriducibile non sottomissione, almeno in questa prima fase, andranno sicuramente a sbattere contro il muro dello statalismo nomolatrico (cioè adoratore della pura norma codificata) non trovando in tale sfida alcuna sponda politica né a sinistra né a destra.
Essi provengono dalla cosiddetta anglosfera, che nonostante i suoi cento difetti e storture storiche o contemporanee, può vantare una maggiore sensibilità e tolleranza, almeno episodica o locale, verso certe istanze libertarie. Ma qui, vedo davvero arduo convincere l’assistente sociale, o il maresciallo dei carabinieri, o la procura dei minori, che alla istruzione dei figli possono pensarci anche i genitori, o che si possono espletare i propri bisogni fisiologici nella Natura senza water o sciacquoni, così concimando anche la terra.
Ma allora, come già sperimentammo durante la cosiddetta pandemia e relative vaccinazioni forzate, questa benedetta Libertà c’è o no?
A. Martino













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