DAL CROLLO DELLA TORRE DEI CONTI ‘ALL’INCENDIO DEI PONTI ALLE SPALLE DI PARTE DI CALENDA

Premesso che, a seguito del crollo della Torre dei Conti a Roma – tragedia nella quale ha perso la vita un operaio e altre quattro persone sono rimaste ferite – in qualità di Presidente dell’Associazione degli Italiani Amici della Russia, desidero esprimere la mia più sincera vicinanza alle vittime e alle loro famiglie.

Riconosco che la dichiarazione della Portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, alla luce di quanto accaduto, non sia stata tra le più opportune. Tuttavia, mi sento in dovere di biasimare con fermezza la successiva dichiarazione del Senatore Carlo Calenda, diffusa attraverso il social network X alle ore 14:50 del 3 novembre 2025, nella quale egli ha scritto:

“Farabutti i russi e i loro sostenitori qui in Italia.”

A distanza di tre anni, il Senatore – nonché leader del movimento Azione – continua nella sua opera di russofobia. Ritengo infatti irresponsabile attaccare autorità straniere definendole “criminali, assassini, dittatori” e, al tempo stesso, insultare come “farabutti” anche coloro che si limitano a riportare integralmente le comunicazioni del Cremlino, mossi dal semplice desiderio di ascoltare entrambe le versioni dei fatti.

Parla uno che, in questi tre anni, non ha fatto altro che adoperarsi per mantenere bassi i toni e favorire il dialogo e la pace, e che proprio per questo impegno, nel 2022, è stato minacciato di morte da ignoti, in modo del tutto ingiusto e incolpevole.

Non intendo difendere la Zakharova – che, tra l’altro, non ha bisogno di difensori, disponendo di tutti gli strumenti per farlo da sé – ma desidero ricordare agli italiani il contesto da cui nasce la sua dichiarazione: il sostrato culturale e storico che ha spinto una rappresentante che, in passato, ha sempre manifestato grande affetto per l’Italia e per il suo popolo, a esprimersi in quei termini.

A mio avviso – e lo dico con umiltà – il punto di svolta si ebbe quando il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, probabilmente mal consigliato, tenne un discorso presso l’Università Aix-Marseille (Francia), il 5 febbraio 2025, nel quale sostenne che “l’aggressione russa all’Ucraina era di natura simile al progetto del Terzo Reich in Europa.

Ebbene, per il popolo russo, questa affermazione rappresenta una delle più gravi offese possibili. La Russia di Stalin fu infatti attaccata dalle forze tedesche alle ore 3:15 del 22 giugno 1941, senza alcuna dichiarazione di guerra e in violazione del Patto di non aggressione tedesco-sovietico firmato nel 1939.

Proprio in quelle ore, un ultimo convoglio ferroviario sovietico stava ancora attraversando il confine diretto in Germania, trasportando materie prime e forniture previste dal Patto Molotov–Ribbentrop.

Per respingere le forze dell’Asse e sconfiggere il nazismo, l’Unione Sovietica pagò un prezzo altissimo: circa 27 milioni di morti. Ogni famiglia russa conta almeno un caduto nella cosiddetta Grande Guerra Patriottica (così viene definita in Russia la Seconda guerra mondiale).

Per questo, paragonare la Russia moderna al Terzo Reich, anche solo per esercizio retorico, è percepito come un atto di blasfemia storica e morale. Chi ha approvato quel discorso avrebbe dovuto comprendere che, per il popolo russo, le parole non sono pietre, ma montagne.

E non fu certo per il colpo di testa del direttore Alessandro Sallusti, che nel giugno 2022 abbandonò in diretta il collegamento con Massimo Giletti durante Non è l’Arena da Mosca – con lo sfondo del Cremlino – esclamando:

“Quello che hai alle spalle è un palazzo di merda! Lì il comunismo ha fatto le più grandi tragedie del secolo scorso.”

Oppure per le parole dell’onorevole Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra), che in merito alla morte di Navalny ebbe a dire:

“È un omicidio di Stato, un omicidio del regime di Putin.”

O ancora per la deputata Lia Quartapelle (PD), che pubblicamente maledisse lo “Zar”; per l’eurodeputata Pina Picierno, che chiese di vietare la partecipazione del giornalista Vladimir Soloviev a un programma Rai ritenuto veicolo di propaganda filo-russa;

per la premier Giorgia Meloni, che affermò:

“La Russia ha offeso l’intera nazione italiana”;

o per l’annullamento del concerto del direttore d’orchestra Valery Gergiev in Italia.

Tutti episodi che, per quanto discutibili, “lasciano il tempo che trovano”.

Ma l’accostamento al nazismo no: quello, per la memoria storica e per la sensibilità del popolo russo, è un errore pesante e imperdonabile.

Queste dichiarazioni, poi, sono – sempre secondo il mio modesto parere – secondarie rispetto a:

  1. Le accuse di spionaggio rivolte all’operazione “Dalla Russia con Amore”, quando, nell’ora più buia dell’emergenza Covid, la Federazione Russa – sola e in prima fila – inviò in Italia 17 aerei militari con oltre 100 medici e disinfettatori NBC, camion, ventilatori, mascherine, sistemi di sanificazione e mezzi per la disinfezione di ospedali e case di riposo in Lombardia.
  2. La campagna contro il vaccino Sputnik V, che l’Italia di fatto ostacolò, vietandone la produzione e la somministrazione, fino a mettere alle strette perfino la Repubblica di San Marino, colpevole di pensarla diversamente.
  3. Il fatto che, dopo aver ricostruito a proprie spese la Chiesa di San Gregorio Magno e Palazzo Ardinghelli a L’Aquila, il MAXXI – che oggi gestisce quest’ultima struttura – abbia poi ospitato una mostre ed iniziative dedicate all’arte ucraina, proprio dopo i fatti del febbraio 2022.
  4. Le sanzioni europee, approvate dall’Italia senza mai un dubbio o una riserva.
  5. L’avallo italiano al mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale contro il Presidente Putin.
  6. Il massiccio sostegno economico alla causa ucraina, più volte denunciato dalla stessa Zakharova.
  7. L’appoggio militare diretto con forniture non solo di armamenti leggeri, ma anche di carri armati e mezzi pesanti.

Tutti atti e scelte che non possono definirsi amichevoli, specie dopo che la Federazione Russa ci ha aiutati durante il Covid, nel terremoto dell’Aquila e persino nella Conferenza di pace per la Libia in Sicilia, partecipando ai massimi livelli – a differenza dei nostri alleati americani – e portando in dote il generale Haftar. Per non parlare del gas fornito a prezzi contenuti e dei numerosi investimenti russi in Italia.

Insomma, ad essere sinceri, nel Cremlino avrebbero ben donde ad avere “il dente avvelenato” con noi. Non credete?

Eppure c’è chi, come il Senatore Calenda, ad ogni piè sospinto non perde occasione per rinvigorire la fiamma dell’incomprensione, come se la guerra non avesse un domani. E invece credo che siamo sempre più vicini alla conclusione del conflitto.

Gli uomini passano, ma le Nazioni restano.

L’Italia, l’Europa e il mondo non potranno mai fare a meno della Russia, e proprio per questo dovremmo abbassare i toni anziché inasprire il dialogo.

Non ci si può sedere a un tavolo e parlare di pace se gli interlocutori non fanno altro che offendersi vicendevolmente: questo è l’imbarbarimento dei tempi, dove le regole della vecchia e saggia diplomazia sembrano ormai saltate.

Spero solo che, dopo questa incomprensione, la politica politicante faccia un passo indietro e si possa davvero tornare a toni più concilianti.

La comprensione delle ragioni dell’altro potrebbe essere, finalmente, un buon punto di partenza.

Lorenzo Valloreja

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