MA PERCHE SI ACCANISCONO TANTO CONTRO IL MINISTRO FIORAMONTI? COSA SI ASPETTANO ANCORA DA QUESTA COSIDDETTA ELITE?

Non so se sia più involontariamente comica la storia del tortellino islamofobo, o del ministro “hater” che finì “hated”.

L’uno e l’altro forniscono comunque la cifra di una cosiddetta elite (anche l’emiliano doc Romano Prodi , sconfinando dalla proverbiale competenza sulla mortadella, ha avallato la bergogliana variante gastronomica) estraniata dalla vita reale del popolo (per loro le spregevoli “masse”), pronta ad aggrapparsi a questa o a quella stupidaggine politicamente corretta per dimostrare che il Potere  nonostante tutto, rimane nelle loro mani: da Lor Signori dipende un crocifisso alle pareti, ma anche più prosaicamente un buon piatto di tortellini come Dio comanda ( si può dire, o da Vaticano e curia bolognese si leveranno anatemi contro “chi usa la religione” ?).

Quale religione ? Vabbè, alla fine sono tutte uguali, tutte prodotto di culture diverse che creano i loro preti con  i loro miti, basta volersi bene…peccato e che gelo per la schiena, che  a dirlo, anche se non ancora apertis verbis,  siano solo i preti “nostri” , non i loro.

Il ministro dell’ Istruzione Lorenzo Fioramonti, appena reduce dalla disfatta mediatica del Crocefisso nelle aule da sostituire con cartina geografica del mondo e quadretti da Palazzaccio (la sede romana della Corte di Cassazione) è sulla graticola per la campagna de Il Giornale volta alle sue dimissioni, che ha lanciato persino un apposito hashtag. Dico fin da ora di essere assolutamente contrario alle dimissioni del ministro, e mi auguro che fino all’ultimo resti sulla sua poltrona a suscitare buon umore, e soprattutto a  togliere consensi e inficiare credibilità di questo governo “neoumanista”, poltronaro e spocchioso, nato per il precipuo scopo di sottomettersi ai desiderata di Bruxelles-Strasburgo e di Washington (capi dal coordinamento però, per nulla facile di questi tempi). Perciò a Lorenzo Fioramonti non voglio per nulla male, e vorrei che continuasse su questa strada; e lo dico senza ironia. Anche perché un Palazzo che avvalora simili manovre di potere come quella del governo giallorosso, o giallo-fucsia, o giallo-ravanello come vogliamo chiamarlo, chi si meriterebbe?

Il cardinale Richelieu? Winston Churchill? De Gaulle? Lincoln? Giolitti o Crispi, o Andreotti o Moro?

Una candida pochette non vale una sola lente degli occhialini di Cavour, ma di cosa ci illudiamo, per favore….  

Lorenzo Fioramonti dispensa pillole di saggezza come in materia storica (mica è un semplice economista), a proposito di Napoleone (in un convegno della Gilda degli insegnanti) : “ L’ulcera di Napoleone, per esempio. La ragione per cui questo grande condottiero avesse la necessità costante di controllare il proprio stomaco, perchè anche lui aveva dei problemi caratteriali, aveva delle paure, dei timori. Una cosa che noi abbiamo dimenticato. Ma le ragioni per cui Napoleone è sempre raffigurato con una mano sullo stomaco è quella che fondamentalmente andava di corpo”. Napoleone un uomo come tutti oltretutto dal colon irritabile, insomma. Ma lo storico Fioramonti ne ha pure per Giulio Cesare, accusato con classica lettura politicamente corretta alla “peace and love”, della crisi della repubblica romana, in realtà iniziata da un secolo per la corruzione e il distacco delle elites senatorie dal popolo: “quanti ricordano, per esempio, la costruzione dell’idea di repubblica romana che Giulio Cesare ha distrutto con le sue battaglie? Cioè noi è come se raccontassimo una versione un po’ libresca del Trono di Spade e poi ci lamentassimo del fatto che la società in qualche modo incoraggia la violenza, vede nello scontro, anche nel conflitto un elemento essenziale della società“.

Però quando era lontano dall’ Italia, tornatovi giusto in tempo per l’ascesa politica, (ma non c’era un uomo o donna di estabilishment in Italia da collocare a Viale Trastevere? Misteri dei libri delle elites….) ne aveva davvero per tutti, un po’ troppo senza peli sulla lingua.

Basta leggere cosa scriveva solo pochi anni fa quando era un oscuro professore di Economia politica: «Silvio Berlusconi? Un nano porta iella».

«Giuliano Ferrara? Un pezzo di m… con i denti separati».

«Daniela Santanchè? Tutta rifatta, le sputerei in faccia». E poi ancora riferimenti a Brunetta, che andrebbe manganellato e ai «pochi poliziotti per bene”,

Il ministro dell’ Istruzione siede, credo, se non sulla poltrona del predecessore Giovanni Gentile  almeno alla scrivania (speriamo che non lo sappia, gli verrebbe un coccolone e la farebbe rottamare) del grande filosofo hegeliano che sbarcati gli alleati nella sua Sicilia tenne in Campidoglio il poco filosofico e per nulla pacifista  discorso della “salvezza nel combattimento”. Non vi è ovviamente traccia di nazionalismo in un simile esponente dell’ attuale elite da cene del Rotary, a tal punto da disdegnare per il figlio l’apprendimento della lingua italiana e fargli frequentare la scuola inglese evitando l’esame di italiano: una credenziale ovviamente notevolissima, per il membro di un governo “amico” di tutto ciò che sia esterno all’Italia, Russia esclusa.   

Il ministro sceglie la sola scuola inglese per il figlio. Un ministro che crede in maniera forte al sistema italiano e nell’Italia. Giuseppe Conte rimuova il ministro dell’Istruzione dal suo ruolo, avendo già dimostrato in numerose occasioni totale incapacità di governo e una serie infinita di gaffe, dalle battute sessiste su Daniela Santanchè, alla tassa sulle merendine, a questa, ultima, vicenda antinazionale. Chi disprezza la lingua italiana non può rappresentare l’istruzione italiana. Auspichiamo, se confermata la notizia, le sue dimissioni: Fioramonti go home.” ha dichiarato il deputato capogruppo di FdI in commissione Cultura e responsabile Cultura del partito, Federico Mollicone.

Invece, per noi, Fioramonti deve rimanere lì, sia perché non nutriamo alcuna fiducia e stima in questo progetto politico sia perché questo estabilishement, con queste premesse ideologiche e questi valori (o disvalori) non offre alcuna reale alternativa:  tutti i membri del suo pollaio, per noi, pari sono.

A.Martino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *