SIAMO ALL’EUTANASIA 2.0: LA MORTE PROGRAMMATA O A’ LA CARTE. PREVEDO UN AMPLIAMENTO DELLA PIATTAFORMA DEI “DIRITTI”
A spostare poi più in là (e sempre più in là, al giorno d’oggi) l’accettabilità, ci pensa un altro principio, che è quella delineato questa volta da Naom Chomsky, della “rana bollita”, che qui a L’Ortis abbiamo più di una volta tirato in ballo: si innalza la temperatura dell’acqua sempre più, finché la povera rana, progressivamente sfibrata e rassegnata, si lascerà bollire. Altrimenti, in pochi secondi schizzerebbe fuori dal calderone in ebollizione.
Ebbene, l’eutanasia, o comunque la gestione politica ed economica della fine dell’esistenza materiale umana anzi di ogni essere vivente, sta subendo una fase di ingegneria ormai manifesta, sotto gli occhi di ogni individuo minimamente pensante. Grazie alla combinazione dei due principi suddetti, si è in fase di approdo non solo alla normazione del “fine vita” (orrendo vocabolo burocratese della neo lingua privo della relativa nobiltà grecista di “eutanasia”), ma alla dipartita pianificata e programmata.
Qualcosa di simile avvenne per la famiglia. In progressione abbiamo avuto: il divorzio come antidoto a casi disperati di infelicità, la fine giuridica della famiglia con un “capo famiglia”, poi quella della separazione per colpa, a seguire il divorzio breve e la separazione lampo, e infine “ci sono tanti tipi di famiglia” ovvero non vi è più la Famiglia.
Si diceva fino a pochi anni, anzi fino a pochi mesi fa, che la Morte era rimasta l’ultimo tabù delle società occidentali secolarizzate, incapaci di darvi un senso essendo estranee a una prospettiva spirituale del “vita non tollitur sed mutatur”. A quanto pare, invece, questa società il cui livello di disperazione inizia a essere davvero patologico, un senso ce lo sta trovando e come: ovvero, semplicemente quello di farla finita con tutto. Eppure, il grande oncologo Umberto Veronesi, ateo convinto, ci lasciò con la promessa (a dire il vero per me un po’ inquietante) che vivremo centoventi o centotrenta anni. Prospettiva faustiana classica la sua, ormai superata dalla nascente moda non della “bella morte” (quella degli eroi o dei grandi seduttori) o della “felice morte” (si fa per dire, insomma l’eutanasia per anni presentata da radicali e compagni come una conquista dell’umanità perché ognuno deve avere il diritto di non soffrire troppo bla bla bla) ma della morte programmata e scadenzata. Una “santa morte” ovviamente non è considerata nemmeno col binocolo: però almeno i funerali in chiesa tengono più dei matrimoni (davvero in crollo), ma certamente, specie tra l’establishment, stanno prendendo piede i commiati laici.
Non bastava ossessionarci attraverso i media con richieste di lasciti testamentari, o di organi di cui farci privare quando il nostro cuore batte ancora ma siamo in assoluta mercé di una medicina falsa salvatrice però pronta a squartarci per la legge commerciale del pezzo di ricambio, con un sottofondo di voci che mi ricordano “ le voci” dei film horror nella testa dello sventurato quando entità demoniache chiedono di uccidere o uccidersi. Da questo punto di vista, la cremazione come “ smaltimento di rifiuti” è perfettamente coerente e anche qui la escalation transumanista c’è; un tempo vietavano la dispersione delle ceneri, ora le puoi spargere al vento dove ti pare.
E ci voleva pure la nuova figata trendy e main stream della morte programmata e a scadenza, come un volo aereo o una stanza di albergo. Le sorelle Kessler sono viste dal senso comune, me ne sono reso conto dai commenti social a un mio articolo, come delle eroine della libera scelta e della dignità umana invece che delle povere vecchie, sorelle gemelle soffocate dal cappio della solitudine evidentemente per nulla lenita dalla loro simbiosi fino al patologico.
Sono ricchi, i cantori della scelta finale di Giuda: quella però, per nulla programmata dal diretto interessato. Come anche il principe italiano dei visagisti Diego Dalla Palma, che su una rete Mediaset, dinanzi a una almeno apparentemente a disagio Silvia Toffanin, ha annunciato domenica scorsa la decisione di porre termine alla sua vita entro e non oltre ottanta primavere.
Hanno avuto più o meno tutto dalla esperienza umana, questi disperati che non ti aspettavi: denaro, agiatezza, case splendide, successo, capacità di influire sul costume, viaggi in giro per il mondo.
Se un tutore dell’ordine vi sente, durante un litigio in strada, apostrofare qualcuno con un “ Impiccati!”, si rischia una denuncia per istigazione al suicidio. La tirata di Diego Dalla Palma, invece, sarà utilissima ai vari Cappato o Calenda o Schlein.
Anni fa, la “finestra di Overton” suddetta non avrebbe affatto consentito a una rete della famiglia Berlusconi di inscenare un simile teatrino mortifero. Ma ora, tutte quelle centinaia di migliaia di vecchi con l’ Alzheimer o il Parkinson gravanti sul sistema sanitario e su quello previdenziale lo impongono: e in casa Berlusconi, lo devo ammettere, di soldi ne capiscono.
A. Martino













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