ULTIMI AGGIORNAMENTI SULLA SITUAZIONE UCRAINA. AD OVEST PIU’ REALISMO E MENO SERENITA’, A EST NEVOSISMO E … FUORI I COLTELLI.

Lancio ANSA del 3 dicembre 2023, a margine degli incontri a Berlino del segretario generale Jens Stoltenberg.

Dobbiamo essere preparati anche alle cattive notizie: le guerre si sviluppano per fasi, ma dobbiamo stare al fianco dell’Ucraina nella buona e nella cattiva sorte”.

Lo ha detto il segretario generale Jens Stoltenberg nel corso di un’intervista all’emittente televisiva tedesca Ard.
    “Dobbiamo essere preparati per il lungo periodo”, ha sottolineato Stoltenberg a Berlino, osservando che l’esito della guerra non può essere previsto.

“Le guerre sono intrinsecamente imprevedibili, l’unica cosa che sappiamo è che più sosteniamo l’Ucraina, più velocemente questa guerra finirà”, ma “gli eventi intorno al tavolo negoziale sono legati in modo indissolubile alla situazione sul campo di battaglia”.
    Il segretario generale dell’Alleanza ha anche posto l’accento sulla necessità di aumentare le munizioni per sostenere Kiev, ammettendo che i Paesi della Nato non sono finora stati in grado di soddisfarne la crescente domanda”.

E’ la prima volta che, a un così alto livello euroatlantista, si fa trapelare un qualche pessimismo circa il conflitto russo-ucraino.

Certo, pochi giorni prima lo stesso Stoltenberg aveva annunciato dei progressi ucraini (quella costituzione di teste di ponte profonde qualche kilometro oltre il Dnipro che però, come dissi, stranamente noto già vantate nella tarda estate), e rimane intatta, come vediamo, ogni retorica circa la “vittoria finale” e l’incrollabilità dell’aiuto a Kiev. Lasciamo stare poi la logica del suo ragionamento circa la velocità della fine del conflitto in relazione agli aiuti a Kiev, finora smentita non da simpatie per questo o quel contendente, bensì semplicemente dai fatti.

Ma anche qui, una contraddizione: Stoltenberg lamenta l’insufficienza delle munizioni fornite.

Il presidente ucraino Zelensky, da parte sua, ha alquanto clamorosamente smentito la sua abituale anzi, apparentemente immutabile narrazione circa la riconquista di “ciascun metro” sottratto all’ Ucraina addirittura fin dal 2014. D’ora in poi, l’approccio ucraino sarà assai più “difensivista” e si dovrebbero rafforzare le difese nel Donbass.

Eppure, qualche settimana fa un finto regalo di compleanno, esplodendo alla sua apertura, aveva provocato la morte del generale Hennadiy Chastyakov, assistente del capo delle forze armate ucraine Valery Zhaluzhny. Ebbene, il generale Zhaluzhny aveva appena esternato considerazioni del tutto simili a quelle recentissime, alquanto inaspettate, di Zelensky che abbiamo riportato.   

Da segnalare l’avvelenamento (sembra non letale) della moglie di un alto dirigente dei servizi segreti, e anche gli apprezzamenti del sindaco di Kiev verso un governo che, ora, gli sembra analogo a quello di Putin (cioè, vorrebbe dire, dittatoriale).

Le nostre precedenti analisi sembrano confermate: ad ovest constatiamo nervosismo e un barlume di pessimismo prima inconfessabile fosse stato anche in minima misura o con allusioni. Sul campo invece (cioè in Ucraina) tira aria, certo non di disfattismo, ma di stanchezza e nervosismo. Comunque, purghe e siluramenti vari di elementi politici e militari ritenuti corrotti, incapaci o addirittura traditori, sono all’ordine del giorno fin dall’inizio della “operazione speciale” di Mosca.

E’ d’altronde la dinamica di tutte le grandi offensive della guerra moderna molto propagandate e “vendute” all’opinione interna e a quelle degli alleati. Se non riescono, rischiano di trasformarsi (e quasi sempre lo fanno) in un vero e proprio boomerang militare e politico. Anche se massicciamente sostenuta da NATO e UE, fino quasi all’assoluta suprema eterodirezione, l’ Ucraina ancora esiste come combattente per procura solo in virtù degli aiuti di americani ed europei. Ma i costi umani iniziano ad essere pesantissimi, come d’altronde lo sono anche per la Russia. La partita doveva già chiudersi, c’è poco da dire.

La capacità russa di resistenza è stata sottovalutata, sulla base di un metro puramente e decadentisticamente occidentale  per cui centinaia di migliaia di morti comporterebbero il crollo, oggi nel 2023, dello stesso Sistema in guerra. Fosse pure quello statunitense.

Ma per la Russia non è così, per svariati fattori politici, sociali, antropologici, culturali e filosofico-ideologici. Diciamo che su un ring insanguinato si fronteggiano due pugili che se le stanno dando di santa ragione con apparenti pari danni (ematomi, ferite, fratture massilo-facciali, ossa deviate etc.). Però uno di questi boxeurs è un peso massimo, l’altro un peso gallo seppure imbottito di anabolizzanti: come credete che possa finire?  

A. Martino

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