DISFUNZIONE “ERETTILE” DELLA DEMOCRAZIA: ANALISI DI UN CORTOCIRCUITO

Tra meno di cinque mesi si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo e le votazioni amministrative. Prima di queste, però, i cittadini di cinque regioni italiane saranno chiamati a eleggere i propri governatori.

In questo contesto elettorale, tra la curiosità e l’ammirazione di molti cittadini, gli agricoltori sono emersi come l’ultimo baluardo di un popolo indignato e ribelle che proprio non vuol saperne di recarsi alle urne.

Ma se a disertare le urne sono gli elettori attivi, la situazione non è migliore tra i politici. Come in un ammutinamento generale, in molti preferiscono non candidarsi, o meglio, non vogliono candidarsi. Soprattutto tra coloro che volgarmente vengono definiti “portatori d’acqua”, ovvero i candidati che, pur avendo potenzialmente i voti necessari, sono certi di non essere eletti poiché i loro capilista hanno una potenza di fuoco, se non tripla rispetto alla loro, quantomeno doppia. Con i costi attuali delle campagne elettorali, spendere un patrimonio per poi non ottenere personalmente nulla, è davvero una follia.

Ad esempio, gli spazi elettorali per i manifesti di dimensioni 6×3 metri hanno un costo di circa 12 Euro al giorno a facciata. Un candidato alle elezioni regionali, in genere, ne affitta almeno una cinquantina per 14 giorni, quindi arriverà a spendere oltre 8 mila Euro solo per garantirsi quella postazione. A questo si dovranno aggiungere circa 1000 Euro per la progettazione del manifesto, oltre a 15 Euro per la stampa di ogni pannello 6×3, portando così la spesa complessiva a circa 10.500 Euro.

Il candidato in questione dovrà poi aprire una decina di comitati elettorali, cioè una serie di locali dove l’elettore interessato potrà avere materiale informativo e interloquire sia con i collaboratori dello stesso che con il candidato in persona e per questi immobili saranno spesi a dir poco altri 5.000 Euro.

Dovranno essere ulteriormente conteggiati fondi per cene, caffè, telefonate, benzina ed aperitivi da spendersi per contattare quanti più potenziali elettori ed il tutto senza cercare di sforare i 20 mila Euro.

Quindi, in buona sostanza, un candidato regionale di un ‘grande’ partito andrà a spendere, come minimo, qualcosa che si aggira intorno alle 50 mila Euro – non proprio due bruscolini e soprattutto una cifra che non tutti possono buttare fuori dalla finestra a cuor leggero.

D’altronde la certezza di bruciare soldi è data dal fatto che negli ultimi 20 anni – vuoi per la riduzione del numero dei Consiglieri Comunali (2009), vuoi per lo sfalcio dei Consiglieri Regionali (2011), ed infine per la trasformazione delle Province in enti di secondo livello (2014) – vi è stata una stratificazione e condensazione dei consensi verso pochi individui che, avendo precluso il ricambio e la carriera alle cosiddette II e III file, sono diventati gli unici titolati a rappresentare i territori, ingenerando, così, di conseguenza, un vero e proprio clientelismo verso il mondo associazionistico e specifici portatori di interessi.

In altri termini, negli ultimi tempi, si sono sempre e solo recati alle urne coloro i quali erano stati precedentemente soddisfatti nelle loro esigenze, mentre il resto della popolazione, sentendosi esclusa da questo processo, si è rifugiato nella confort zone del astensionismo.

È dunque evidente come sia palesemente grave il fatto che, nonostante vi siano le proteste degli agricoltori, in Italia, a tutt’oggi, non vi sia ancora un Partito dei Contadini, giacché compito della politica sarebbe proprio quello di anticipare ed interpretare i desideri e le esigenze della popolazione alla quale essa si rivolge.

In Olanda, ad esempio, dal 2019 è attivo il Movimento Civico – Contadino che si è ben distinto alle elezioni del 2023 ottenendo più del 20% al Senato e più del 4,5%  alla Camera, così come esistono, ormai da tempo immemore, partiti ruralisti ampiamente rappresentati sia nel Parlamento norvegese che finlandese, così come in quello croato e lituano. Nel 2021, poi, si sono affacciati anche in Albania e, a dire il vero, nel secolo scorso, abbiamo avuto anche in Italia un Partito dei Contadini che ha eletto diversi deputati.

Oggi, però, da noi, c’è essenzialmente questo grande assente perché il sistema si sta inevitabilmente avvitando su stesso.

Prova ne è che, oltre agli agricoltori, anche i pescatori si stanno unendo nel dissenso contro l’UE, ma nessuno è riuscito a raccogliere ed interpretare la sfida.

Dissenso, quest’ultimo, che nei mesi a seguire non potrà che aumentare sia di intensità che di numero di partecipanti a causa delle tante categorie danneggiate dalle politiche comunitarie, prime tra tutti i tassisti ed i balneatori senza voler dimenticare, tra l’altro, anche i venditori ambulanti.

La politica dunque, in Italia, si fa sempre più autoreferenziale e questo non può portare a nulla di buono.

Lorenzo Valloreja

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