GLI AMERICANI SFRATTATI DAL NIGER, CHE ACCOGLIE I RUSSI.

Mentre Washington minaccia sanzioni addirittura alla Corte penale internazionale irata per il mandato di cattura non certo avverso Putin stavolta, ma nientemeno che contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyau, sperando di ribadire il suo ruolo di unico definitore dei rapporti internazionali, altrove però, a un occhio meno fanaticamente prono alle ragioni euroatlantiste, parrebbe arrivare conferma di una certa tendenza al declino dello strapotere statunitense.

In una dichiarazione congiunta gli Stati Uniti e il Niger hanno annunciato, o meglio confermato,  che le forze statunitensi lasceranno il paese subsahariano entro settembre. Come già riferimmo (in IL TINTINNARE DI SCIABOLE PER IL NIGER SI SENTE SOLO A PARIGI E NELLE CAPITALI AFRICANE CHE CONTROLLA. L’ESPERIENZA UCRAINA STA STANCANDO? del 2.8.2023) la giunta militare che ormai quasi un anno fa prese il potere aveva già a marzo, dopo aver dato il benservito alle residue forze francesi e dei suoi controllati del cosiddetto G5 Sahel (un’alleanza politico militare), disdettato l’accordo con gli USA dopo che questi e il campo delle tradizionali alleanze francesi (ex colonie dell’area) avevano invano intimidito i golpisti rovesciatori del presidente Mohamed Bazoum e tentato di spaccare la loro unità nella gestione del paese, ricco di diverse materie prime minerali (uranio in primis ma anche oro, e ai prezzi di oggi…).

Gli americani dovranno abbandonare due basi militari, di cui una costruita appena sei anni fa ad Agadez e costata cento milioni di dollari. In questo caso, gli USA parrebbero aver avuto buon senso, evidentemente accontentandosi al termine di una maratona negoziale, di qualche buona garanzia.  

E dato che in geopolitica il vuoto è fatto per essere riempito, in Niger già sono presenti forze russe destinate a rafforzare la loro presenza; ed esso intende stabilire una stretta collaborazione con Burkina Faso e Mali anch’essi controllati da giunte golpiste e amichevoli verso Cina e Russia. A onore del vero, gli americani non solo tutelavano i loro interessi ma erano anche un freno per gli integralisti islamici operanti nel Sahel, come quelli che proprio qualche giorno fa hanno compiuto una sanguinosa incursione al confine con il Burkina Faso (zona aurifera): una nuova sfida per la Russia e probabilmente per il Gruppo Wagner.

A. Martino

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