SUSANNA TAMARO SORPRENDE SULLA “FAMIGLIA NEL BOSCO”: “STATO CRUDELE E TOTALITARIO CON COSTITUZIONE IRRILEVANTE, E CHIESA ASSENTE E COMMERCIALE CHE NON DISTURBA PIU’ NESSUNO”

Anche questa volta (purtroppo) noi de L’ Ortis, nella pochezza di mezzi anche se limitata a uno che è importantissimo ( il Pensiero libero, razionale e non omologato) ci avevamo preso in pieno, avevamo azzeccato l’esito sostanzialmente negativo di una delle vicende più divisive e discusse degli ultimi anni ovvero quella della cosiddetta Famiglia nel bosco di Palmoli.

Guardate cosa io avevo scritto nello scorso mese di novembre a proposito dei coniugi Trevalion, e se volete leggete tutto l’articolo : “…..Essi provengono dalla cosiddetta anglosfera, che nonostante i suoi cento difetti e storture storiche o contemporanee, può vantare una maggiore sensibilità e tolleranza, almeno episodica o locale, verso certe istanze libertarie. Ma qui, vedo davvero arduo convincere l’assistente sociale, o il maresciallo dei carabinieri, o la procura dei minori, che alla istruzione dei figli possono pensarci anche i genitori, o che si possono espletare i propri bisogni fisiologici nella Natura senza water o sciacquoni, così concimando anche la terra.

Ma allora, come già sperimentammo durante la cosiddetta pandemia e relative vaccinazioni forzate, questa benedetta Libertà c’è o no?”

Ebbene, ad aver preso le difese della cosiddetta Famiglia nel bosco (in modo per nulla sfumato e condizionato da un rituale legalismo e lisciare il pelo di questa o quella istituzione magistratura in primis spesso propri di molti prudenti e conformisti intellettuali) è la scrittrice Susanna Tamaro in un articolo sul Corriere della sera.

La Tamaro afferma di aver pensato riguardo alla famosa coppia “nel bosco” a due stravaganti, in fondo innocui e in buona fede, residuo della cultura hippy di ormai tanti anni fa.

A farle cambiare idea è stata la profondità del libro scritto da Catherine “ La mia verità”. “ ….Catherine Birmingham è un’anima fortemente inquieta, appassionata, desiderosa di capire la strada da percorrere per migliorare il mondo. A riprova che le sue pagine non sono uno sfogo di emotività selvaggia c’è la lunga bibliografia di letture che l’hanno aiutata a mettere a fuoco un nuovo modo di vivere e di educare. Fin dall’adolescenza ha scelto di occuparsi dei cavalli e, con una determinazione e un coraggio rari da trovare, ha raggiunto un livello di professionalità che le ha permesso di fare un’agiata vita internazionale, dalla Germania alla Danimarca, fino al Giappone. A un certo punto però ha cominciato a percepire la vacuità di un’esistenza dedicata unicamente alla carriera e quando ha incontrato a Bali la sua anima gemella, Nathan, in sintonia con il suo percorso umano e spirituale decide di dedicare la sua vita alla costruzione di una famiglia vivendo a contatto con la natura. La coppia sceglie, mal gliene incolse, l’Italia come Paese ideale per realizzare il suo sogno. E lì, grazie a un cesto di funghi tossici, come nelle peggiori fiabe, inizia il loro calvario….”.

La scrittrice accusa sia la nostrana cultura progressista di aver confermato per l’ennesima volta la sua deriva statalista e vagamente autoritaria laddove dovrebbe essere l’asilo dei diritti individuali e libertari storicamente fermandosi solo alla soglia dell’ anarchia, sia la Chiesa cattolica di aver sostanzialmente ignorato l’ infelicità di questa famiglia (ente naturale di cui afferma la fondamentale sacralità) un po’ per quieto convivere con le autorità terrene ma anche per la religiosità orientale e buddhistica dei coniugi nonostante la forte origine cattolica di Catherine.

Nell’epoca del postcattolicesimo, mi sembra molto più incidente sul non operato della chiesa locale il primo sospetto (una chiesa debole e acquiescente dinanzi al potere) che il secondo (l’indifferenza verso l’acattolico). Ma certo, essersi fatti vedere in parrocchia almeno per la messa domenicale o il catechismo poteva forse significare qualcosa. Oltretutto, la locale diocesi è proprietaria della casa-famiglia (famigerata?) di Palmoli ospitante i bambini da cui introiterebbe 7500 euro mensili.

Uno spirito così elevato come la Tamaro è arrivato, nel suo sdegno, a adombrare nella decisione della competente magistrata persino un fumus del classico quanto, per me come uomo francamente incomprensibile, “donne contro le donne”: “ …….Come definire la decisione della giudice di aspettare un mese — quello di agosto, uno dei più caldi della storia — a emettere un’ordinanza che va contro ogni buon senso e di certo non va nella direzione del bene dei bambini? Bambini di cui è già stato segnalato dalla stessa Asl un livello di stress post traumatico in grado di mettere una pesante ipoteca sul loro attuale e futuro? E che valutare l’atteggiamento tenuto ieri dall’assistente sociale e dalla psicologa che hanno tenuto quaranta minuti fermi in macchina i piccoli in lacrime per la loro evidente incapacità e disorganizzazione nel gestire il prevedibilissimo flusso dei giornalisti, costringendo i bambini a fare un ennesimo viaggio a vuoto e a un’inutile e ormai insostenibile sofferenza?……”

E veniamo al più pesante, e francamente portatore di dolore, attore della vicenda: lo stato, ovvero la Repubblica italiana con la sua “costituzione più bella del mondo” sulla quale Susanna Tamaro ironizza abbastanza pesantemente.

“ …….Una vicenda così lunga, nata da così futili motivi e così segnata dalla crudeltà e da un potere irragionevole e assoluto non può che provocare un grave indignazione e senso di impotenza nelle persone fino ad ora convinte di vivere in uno Stato democratico. Se un’assistente sociale, una psicologa e una giudice possono tenere in scacco la vita di cinque persone, devastandola senza che nessuno possa intervenire, c’è qualcosa nella giustizia che non va e che spingerà ancora di più gli italiani a provare un senso di estraneità nei confronti delle istituzioni, estraneità che si trasformerà in un’astensione elettorale sempre più ampia……”

“L’articolo 30 della nostra Costituzione consente l’educazione parentale e questa scelta, una volta rarissima, si sta diffondendo a macchia d’olio perché i genitori consapevoli fanno ogni sforzo per poter proteggere i bambini da una realtà che ritengono non adatta al loro sviluppo. A fine anno i bambini fanno un esame e, se non lo superano, ripetono l’anno. Qual è il problema dunque? È il famoso mito della socialità scolastica come fondamentale pilastro dello sviluppo del bambino, socialità per altro sempre più inquinata dal bullismo. Chi sono le vittime dei bulli? I sensibili, i miti, i silenziosi, tutti i bambini, non pochi, che hanno un mondo interiore da coltivare e che non desiderano sottomettersi alla brutalità sempre più fuori controllo di questi tempi. Visto il lungo clamore mediatico, poi, non si può non immaginare l’effetto devastante dell’inserimento di questi tre bambini, già altamente traumatizzati, in una realtà sconosciuta, in balia della curiosità morbosa dei compagni e della gente.

Come mai tutti i cantori della «Costituzione più bella del mondo» tacciono di fronte all’incostituzionale e del tutto arbitrario divieto di questo diritto riconosciuto a delle persone già altamente provate che, peraltro, non sono neppure cittadini italiani? Davvero una bella pubblicità all’estero per il nostro Paese e soprattutto per l’Abruzzo, terra di persone generose e incolpevoli. Quali famiglie sceglieranno più l’Italia come Paese di elezione?…….”.

A. Martino

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