ARIVA DA BRUXELLES, DOPO L’ORMAI ORDINARIA CORRETTEZZA POLITICA, ANCHE LA CORRETTEZZA….FUNEBRE
Non voglio assolutamente entrare nel merito della condanna al carcere perpetuo per Ratko Mladic, il militare serbo-bosniaco giudicato responsabile nel 2021 di crimini contro l’umanità.
So di chi si tratta: la sua durezza di comandante e di patriota in uniforme è fuori discussione, talmente fuori da sconfinare in pagine da romanzo d’avventura a tinte molto fosche come quando, dicono, fece sgozzare di punto in bianco un povero maiale per mostrare a un alto ufficiale straniero il trattamento che attendeva i suoi nemici troppo ostinati.
Secondo la corte internazionale dell’Aja, egli sarebbe stato non solo il principale responsabile di atrocità durante il tribolato ultimo decennio del secolo scorso nella ex Jugoslavia, ma addirittura tra i principali assassini di massa della storia dell’umanità.
Sua figlia pose fine alla propria vita con un’arma dal padre donatale, per la vergogna di tale schedatura.
Auguro al popolo serbo e alla famiglia del generale Mladic che la Storia fornisca l’assoluzione in estremo e inappellabile grado, non solo dalle parti di Belgrado (dove la condanna non c’è mai stata) ma anche nel resto del mondo.
Infatti tutta la Serbia o quasi, dopo il relativo silenzio di questi anni di detenzione rotti solo da qualche appello alla scarcerazione per motivi di salute, al momento in cui è morto nella sua cella del famoso tribunale dell’Aja, si è, come in un catartico e mistico scatto di orgoglio sostenuto dalla Chiesa ortodossa, stretta accanto al suo generale.
Per quanto mi riguarda, a parte quanto premesso, posso solo confermare la mia quasi patologica mancanza di fiducia nella giustizia terrena sconfinante nella diffidenza; immaginate cosa possa pensare di quella sui vinti in guerra.
La Bosnia ha annunciato l’espulsione di due funzionari dell’ambasciata serba a Sarajevo in seguito al funerale «eroico» del sette di settembre tributato da Belgrado a Ratko Mladic, morto mentre scontava l’ergastolo per il genocidio di Srebrenica, e altri misfatti attribuitigli pur senza ordini scritti e firmati. Le immagini della cerimonia funebre partecipata a Belgrado da almeno centomila persone hanno scandalizzato anche le famose “istituzioni europee”.
D’altronde già le immagini precedenti dell’arrivo della salma, portata a mano da militari, sono state degne di un caduto sul campo o piuttosto, date le circostanze, di un martire nazionale vittima dello straniero. Non è indubbiamente riuscita la replica della totale distruzione delle salme dei gerarchi nazisti condannati a Norimberga.
I presidenti della Commissione e del Consiglio europeo, Ursula von der Leyen e Antonio Costa, le hanno definite «scioccanti» in un loro comunicato pubblicato su X. Non solo l’evento funebre di Belgrado, ma soprattutto «gli elementi di sostegno ufficiale e la presenza di alcuni alti funzionari serbi al funerale» sono stati considerati «profondamente deplorevoli», soprattutto perché la Serbia è seriamente candidata all’ingresso nell’Ue: «Dimostrano l’incapacità di affrontare un capitolo oscuro della storia recente dell’Europa e contraddicono i valori su cui si fonda il percorso della Serbia verso l’Unione europea», hanno scritto i due eurocrati di vertice.
Per la verità, fino a qualche giorno prima del funerale, la commissione europea si era accontentata dell’ assicurazione serba per cui non si sarebbero svolti funerali ufficialmente di stato (un bizantinismo che non deve meravigliare in una terra appunto romano-orientale per secoli).
La posizione aveva scatenato la protesta dell’associazione Madri di Srebrenica, e i comandamenti politicamente corretti hanno avuto la meglio su un conato di non ideologica concretezza.
La von Der Leyen predicatrice woke ha prevalso sulla scaltra politica discepola della Merkel. E’ quindi arrivata la denuncia di von der Leyen e Costa per sgombrare il campo da ogni ambiguità e ribadire la posizione dell’Unione europea.
Un portavoce ha chiarito pure che la visita di Ursula a Belgrado è tutta da definire, e che le adesioni alla UE dovranno tener conto di “sviluppi politici”.
Insomma, è chiaro che far parte della UE implica l’assoggettamento non solo del cervello ma anche del cuore dei popoli, della loro memoria storica, e un controllo delle loro iconicità, ed eventualmente la recisione di ogni radice identitaria fino anche all’impossibilità per il singolo cittadino di piangere chi gli pare.
Strani valori “liberali”.
Eppure si tratta pur sempre di un funerale, laddove evidentemente ad essere temuto è un morto che dovrebbe essere in quanto tale, notoriamente incapace di nuocere, o di farlo ulteriormente. Altro che il “parce sepultis” della saggezza latina.
D’altronde, anche qui da noi i funerali sono spesso attenzionati come lo furono i loro protagonisti prima di essere nella bara; se non addirittura vietati.
Errore della Chiesa, ricordante vagamente la sottomissione delle ragioni dello Spirito a quelle della Scienza all’epoca del Covid ( e qui, di sicuro, alla freddezza e filosofica inumanità del codice penale e al mondano e borghese benpensantismo): un funerale, quanto meno religioso, non è una “tradizione” o “usanza”, ma l’ultimo saluto di una comunità e l’affidamento di questa come assemblea dei credenti a una Giustizia totalmente Altra rispetto a quella umana.
Peccato e fedina penale dovrebbero essere due cose ben distinte.
A. Martino













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