LA PIAZZA CHE NON TI ASPETTAVI, CON ROSARI E PRETI DISSIDENTI. MIRACOLO A TRIESTE.

La realtà triestina che tanto in questi giorni ci sta facendo sognare, e anche criticare con lo spirito con cui si criticano degli amici anzi dei fratelli quando, forse ingenerosamente, abbiamo notato che una certa spinta propulsiva nel risolutore momento iniziale non è stata data; essa appare fin dall’inizio fortemente vicina ad afflati spirituali, non materialisti e impregnati di tradizione cattolica.

Si è visto resistere agli idranti recitando il santo Rosario, si sono visti cartelli con l’effigie di Nostro Signore o della Madonna, ma anche di santi o persino dell’Arcangelo Michele trionfante sul Male. E’ stato composto un inno accattivante, simile a un Alleluja, che il giornalismo di regime si è affrettato a ridicolizzare e disprezzare. Non l’ho finora ascoltato, ma sembra che qualcuno a Trieste si sia commosso alle sue note: non me ne meraviglio, se dietro le sue parole e le sue note vi siano davvero Povia e/o Enrico Ruggeri, come si dice. E’ stato ripetutamente presente in piazza anche l’avvocato Gianfranco D’Amato, bestia nera di abortisti e lobbies LGBT.

E’ la piazza della preghiera, non della bestemmia: decisamente non stanno qui né le folle del 25 aprile o del primo maggio, né tantomeno dell’otto marzo o dei gay prides. E’ una piazza che un po’ sorprende anche me, ormai rassegnato alla deriva postcattolica dell’estremismo modernista di Bergoglio, entusiasta nel cancellare suicidiariamente qualunque residuo di cultura cattolica e di legge naturale.

Da cercare in rete assolutamente la benedizione del 19 ottobre ai manifestanti, ma anche alle forze dell’ ordine, di don Floriano Pellegrini, “parroco di montagna” della frazione di Coi, del comune di Val di Zoldo (Belluno). Ne ha per il potere secolare, ma anche per quello ecclesiastico ormai avvertito come sconsacrato e legato mani e piedi ai “banchieri”. E in Vaticano arriva la “porta degli Inferi”….

A. Martino

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