DAI SINDACI MI GUARDI DIO, CHE DAI NEMICI MI GUARDO IO

Qualche mese fa, Marcello Veneziani pubblicò su Panorama una difesa dei sindaci; sarebbero dei poveri cirenei costretti a portare il peso, in prima linea dinanzi al fuoco spietato dell’opinione pubblica, di ogni decisione e atto impopolare, spesso neanche di loro responsabilità.

Forse, fu la prima (e potrebbe essere l’ultima) volta che mi trovo dissenziente dal grande intellettuale pugliese. Evidentemente egli, uomo di ben più solidi e importanti sodalizi politici e sociali grazie ai quali e del tutto legittimamente, si trova sempre richiesto nell’esprimere il pensiero di una certa area intellettuale e bacino d’opinione, si sente in debito di affetto e riconoscenza verso qualche amico “primo cittadino”.

Questo però è uno dei motivi, per cui in Italia, il “populismo” percepito, seppure in calo rispetto al prepandemia, è enormemente inferiore rispetto a quello reale. Basta un invito a una cena del Rotary, una messa a disposizione cordialissima e anzi spontanea per la presentazione di un libro, qualche contributo per un festival di questo o di quello…e tutti i propositi catilinarii verso elites varie rientrano verso ben più miti consigli. Che farci, è l’Italia o forse il mondo.

Questo vale un po’ per tutte le amministrazioni locali, fatte salve doverose e lodevoli eccezioni. Insomma, dai Comuni alle Regioni, i cosiddetti amministratori della cosa pubblica, lungi dall’essere vicini anche e persino a chi non li ha votati ( sarò il “governatore” di tutti, sarò il sindaco di tutti, questa la loro roboante retorica di insediamento), non sono altro che le truppe occupanti del più prossimo vissuto sociale; calorosissimi verso amici o amici degli amici ovviamente portatori di voti, e distantissimi dagli estranei ai loro cerchi più o meno magici, ma di sicuro oliatissimi in tante forme e sostanze. Questa distanza a volte si traduce persino in silenziosa e infastidita chiusura di ogni spazio sociale e culturale, quando la statura intellettuale o la contiguità ideologica (anche vaga) potrebbe far temere che si voglia affondare il cucchiaio nel loro piatto; e addirittura in disprezzo e malcelato rancore, quando questi signori (solitamente “stimati professionisti” discendenti diretti delle “pagliette” borghesi postunitarie) dovessero ritenerti un signor nessuno, un figlio o nipote appunto di nessuno che, come un barbaro alle porte delle città romane, venga a esigere un “posto al sole” non di propria spettanza. Eppure, a ben vedere, tante volte, sembra che un certo parassitismo redditiero o basato su classiche professioni a circolo chiuso quando redditizie sul serio (notaio, avvocato, ecc.) si riscontri mai dal lato dei cosiddetti “intrusi” o non “addetti ai lavori”.

Esempio pratico: la denuncia per minacce a sfondo di odio etnico (in questo caso russofobico) presentata dal nostro direttore, in qualità di presidente dell’ Associazione italiani amici della Russia, qualificata da un foglio regionale di una certa diffusione come “associazione russa”.

Il sindaco della città capoluogo della Provincia in cui questa ha svolto le sue prime iniziative di pace e dialogo italo-russo, si è reso responsabile di un “assordante silenzio”, come tutta la cosiddetta “classe dirigente” dinanzi a tanta negazione dei principi civili e democratici di cui continuamente si riempie la bocca. D’altronde e sicuramente, in questo momento, uno scaltro politicante sa bene che non è il caso di prendere certe posizioni, e poi sappiamo come, in fondo, abbia sempre cercato di boicottare le iniziative suddette.

Però, di recente, dinanzi al caso di una ragazza che immise in Rete delle esibizioni pornografiche, per poi piagnucolare che avessero troppa diffusione e condivisione, poco mancò che coinvolgesse il Presidente della Repubblica o il Segretario ONU in tanta solidale esecrazione. Ne sa lui, i motivi. Che in qualche modo portano, tanto per (non) cambiare, a Bruxelles-Strasburgo.

Per quanto mi riguarda ho ben capito definitivamente quali siano i valori e interessi di tanta nostra cosiddetta elite e “società civile”, sperando che comunque non le sovravaluti, essendo semplicente i primi quelli di Borsa e i secondi quelli bancari.  

A. Martino

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