LIZ TRUSS PREMIER PIU’ EFFIMERO DELLA STORIA BRITANNICA

La dimissionaria premier Liz Truss gode di un record poco invidiabile: è il primo ministro britannico dal mandato più breve (45 giorni), ben meno di George Canning (119 giorni) che morì durante il suo mandato all’epoca di Giorgio IV, re che successe al tormentato Giorgio III sotto reggenza per la sua malattia mentale anche se dal regno sessantennale (1760-1820). L’infelice monarca, pare, impazzì, per non essersi fatto una ragione della perdita delle colonie nordamericane; sotto il suo regno nominale nacque la completa unione britannico-irlandese e il Regno affrontò l’epopea napoleonica da implacabile avversario del Grande Corso. Il gaudente figlio Giorgio IV è anche ricordato, amicizia col mitico Lord Brummel a parte, per la sua burrascosa vita matrimoniale e un divorzio fatto in qualche modo “digerire” alla Chiesa anglicana di cui si ritrovava improbabile ma legittimo (grazie allo scisma di Enrico VIII) capo.

Curiose quanto vaghe assonanze (un regno lunghissimo che ne vede di tutte seguito da quello di un figlio dall’irrituale vita coniugale) in cui pure, si inserisce un premierato assolutamente effimero.

Della straordinaria “strambata” da sinistra a destra (entrambe piuttosto estreme) della signora Truss, nel corso della sua carriera politica, avevamo già detto all’indomani della sua nomina, ultimo atto pubblico della universalmente, persino fin troppo, compianta Elisabetta II (vedi il mio ARRIVA A DOWNING STREET LA TRUSS, DONNA CHE PUO’ SEMPRE CAMBIARE IDEA. del 7 settembre 2022).

Non immaginavamo che il feroce piano di tagli di tasse ai ricchi e smantellamento del welfare per reperirne le coperture, le costasse così tanto. Sono stati proprio i “mercati” a distruggere il governo Truss, smentendo la comune convinzione che la macelleria sociale sia sempre e comunque ben accetta: evidentemente, le economie occidentali sono così fragili e sostenute, da non poter rinunciare ai sussidi in chiave consumistica. Una realtà ben poco rassicurante, da questo punto di vista. Dopo la batosta di Macron alle elezioni parlamentari, la caduta del predecessore della Truss Johnson e quella di Draghi, un altro eroe del filoucrainismo non sembra premiato dal “destino cinico e baro”.

Non può creare alcuna soddisfazione a noi de L’ Ortis però, la caduta rovinosa della Truss: rischia di rinfocolare la causa dei sostenitori di un referendum, a questo punto, non bis per la permanenza nell’eurocrazia, bensì per il rientro in essa. Dio salvi il re Carlo III, che dicono molto stanco e stressato per un supremo impegno, come nel Deserto dei tartari, giunto così tardi da sembrare come per beffa.

Mala tempora currunt sulle sponde del Tamigi.

A. Martino  

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