ITALIA 2022. GLI ULTIMI SARANNO GLI ULTIMI: OVVERO, COME MORIRE DI MISERIA E PER IL FREDDO.

Se per il Vangelo, nelle parole di Nostro Signore G.C.,  “gli ultimi saranno i primi”, non ci permettiamo di metterlo in discussione sia perché  la visuale di Dio non è quella degli uomini (questa è la Fede), sia perché la gestione delle cose ultraterrene è notoriamente fuori da qualsiasi verifica di noi miseri mortali in questa Valle di lacrime (questa è la Ragione seppur non materialista)

Eppure, dopo duemila anni, nonostante tante ideologie, libri, rivoluzioni, “profondi cambiamenti”, parrebbe ancora di essere all’epoca del Regno di Giudea tassello più o meno autonomo dell’ Impero romano.

Può infatti accadere che due poveri disgraziati muoiano per le esalazioni del monossido di carbonio di un rudimentale braciere, e non a casa propria per risparmiare sul riscaldamento, ma in uno squallidissimo stabile abbandonato non molto meno squallido quando non abbandonato, credo di edilizia popolare.

Un uomo e una donna (l’uomo molto più giovane, un immigrato africano che, alla faccia dell’integrazione e della solidarietà viveva di elemosina; la donna quarantaseienne era la classica sradicata e sbandata forse con qualche problema mentale o di dipendenza). Lei rifiutava l’inserimento (o parcheggio) in una “comunità”, di lui non si capisce che senso avesse la sua permanenza in Italia: misteri della “solidarietà” e dell’ “accoglienza”.

Accade a Teramo, non all’epoca del Viceregno spagnolo, o della monarchia borbonica, o della conquista romana delle terre italiche. Ma qualche giorno fa, sul finire del 2022 Anno Domini.

Il ritrovamento dei due, lei con il viso ustionato nel braciere a far sospettare in un primo momento altro, da parte di altri senzatetto che avvisano la polizia. L’accorrere di un medico legale e di un pubblico ministero nel cuore della notte: almeno in certi meccanismi burocratici, il Sistema conferisce in un certo qual modo, un estremo onore all’ Ultimo scomodando così bruscamente dei suoi pezzi. Ma poi, tutto finisce qui: i due, che magari follemente coltivavano ancora sogni o ambizioni o utopie, sono ormai soltanto fogli di qualche verbale, oggi dimenticati anche dalla stampa locale. La struttura che fece, forse, da grottesco “nido d’amore” ai due, sottoposta a sequestro penale nella razionalistica fiducia giudiziaria che emerga qualcosa di più, ovvero di meno sconfortante di questo che sto dicendo; o semplicemente e più prosaicamente, perché è un “atto dovuto”.

Forse il Comune pagherà delle minime esequie, ma a volte i corpi di simili defunti finiscono per lungo tempo nella cella frigorifera dell’obitorio prima che qualcuno ricordi che aveva con loro un legame. Quaggiù, gli ultimi saranno gli ultimi: per loro continuano a non esserci “diritti”, chiacchiere sì e in abbondanza; belle e partecipate in ragione direttamente proporzionale al divario economico della ricchezza di chi le pronuncia rispetto alla miseria di simili sfortunati.

A. Martino

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