FATTA LA STRAGE, TROVATA LA SCUSA … PER LA “TRATTA” S’INTENDE!

Dopo la strage di Cutro e con l’avvicinarsi della primavera, al netto del Governo Meloni e del PD a direzione Schlein, torna tra gli imprenditori il mantra del: “abbiamo bisogno dei migranti!”.

Tra le varie associazioni di categoria, poi, c’è chi, da anche i numeri, e forse in tutti i sensi: mancano, infatti, secondo questi signori, circa 350 mila lavoratori per andare a tamponare non solo la carenza di braccianti da impiegare nella raccolta, ora, delle fragole, poi, dei pomodori, piuttosto che dell’uva o delle olive, ma anche le figure dei camerieri, dei baristi, dei cuochi e degli aiuto-cuochi, sarebbero introvabili nel turismo,  così come vi è cronica carenza di badanti, infermieri e medici, nel settore della cura alle persone.

Ma le necessità non terminano certamente qui, bisogna, infatti, aggiungere a questo elenco anche le figure dei conducenti di autobus, camionisti, benzinai e magazzinieri, per la logistica, muratori, geometri e ingegneri nelle costruzioni e così via.

 Avete capito bene???

Per il nostro sistema, nell’Anno del Signore 2023, dobbiamo importare non più  essere umani che siano scarsamente scolarizzati (infatti, secondo i dati del Viminale, fino all’anno scorso, solo il 35% degli extracomunitari sbarcati è diplomato e di questi un ulteriore 12% è laureato) e che abbiano solo voglia di lavorare, ora occorre che siano anche altamente specializzati.

Ma come???

Se in Italia abbiamo il 20% dei laureati che sono disoccupati ora ci mettiamo a cercarli all’estero?

Roba da matti!

Non ci sono i medici?

Li facciamo venire da Cuba o da altri Paesi similari?

Scusate, ma allora perché non si elimina la farsa degli esami di ammissione alle facoltà di medicina visto che all’estero non esistono?

Semplice! Perché il sistema deve continuare a proteggere le cosiddette baronie accademiche a scapito dei figli del ceto medio-basso che, alla faccia dell’ascensore sociale, devono rimanere piantati nella palude dove sono nati.

Questa è l’unica e amara, verità …

Il sistema ha bisogno dei migranti perché – piantato com’è all’interno dell’Unione Europea, non ha più gli strumenti di uno Stato Sovrano, cioè non ha più né la leva della politica monetaria, né quella di una politica economica autonoma, ed allora – per continuare ad essere competitivo ha bisogno di mantenere i salari bassi e ciò può essere attuabile solo attraverso l’utilizzo di sempre e solo “braccia nuove” che non siano né sindacalizzate, né che abbiano la minima percezione dei loro diritti.

Infatti, non è che la totalità  dei migranti sbarcati negli anni passati siano di colpo spariti dalla penisola italiana, è solo che dopo un tot. di anni, per questi nuovi negrieri, queste persone sono “inutilizzabili” perché iniziano, come gli italiani, ad accampare pretese, ergo devono essere sostituiti con nuove forze più ingenue.

È un gioco fondamentalmente sporco ma anche controproducente per chi lo realizza perché, alla lunga, distrugge anche il sostrato da cui deriva la propria ricchezza, cioè il fallimento di una Nazione.

Come già detto in un nostro precedente articolo, il fatto che in Africa vi sia un Paese come la Nigeria dove, ogni genitore, a testa, mediamente, ha la bellezza di 10 figli, non solo non è normale, ma è anche un grande problema per l’Italia poiché, per soddisfare le esigenze di sopravvivenza di tutti questi individui, occorrerebbe creare 10 milioni di nuovi posti di lavoro all’anno: una cifra non solo impossibile per l’Italia, ma per tutto il vecchio continente.

Se a questo, poi, aggiungiamo anche alcuni nostri connazionali che, in barba ad ogni amor di Patria, fungono da collaborazionisti a governi come quello bulgaro – che, pur essendo comunitari, usufruiscono di una burocrazia iperveloce e di una fiscalità agevolata al 10% per le imprese, quindi fortemente lesiva di un Paese come l’Italia – la frittata è bella e che fatta!

D’altronde quale impresa dovrebbe avere mai più la ragione sociale in Italia se, altrove, pagando di meno e avendo “meno rotture”, può vendere ugualmente in tutta Europa?

Nessuno rimarrebbe, ed allora ecco che l’Italia tornerebbe veramente al tempo delle guerre gotico-bizantine, cioè quando: << Nei campi il grano maturava, ma non più abbondante come negli anni precedenti. Non era stato seminato in solchi ben tracciati dagli aratri e lavorati dalla mano dell’uomo, ma sparso solo sulla superficie, e perciò la terra aveva potuto farne germogliare soltanto una piccola parte; siccome poi nessuno lo aveva mietuto, giunto a maturazione, era caduto a terra, e non era più nato niente. Questo era accaduto anche in Emilia; perciò gli abitanti di quella regione avevano lasciato le loro case ed erano trasmigrati nel Piceno, pensando che, siccome quella terra era sul mare, non dovesse soffrire una totale mancanza di viveri. Anche i tusci erano angustiati per la fame… e molti di essi, che vivevano sui monti, macinavano le ghiande delle querce come se fosse frumento, e mangiavano le pagnotte fatte con quella farina. Naturalmente moltissimi caddero vittime di ogni specie di malattie… Nel Piceno, si parla di non meno di 50 000 tra i contadini, che perirono di fame, e molti di più ancora furono nelle regioni a nord del golfo Ionico… Taluni, forzati dalla fame, si cibarono di carne umana. Si dice che due donne, in una località di campagna sopra la città di Rimini, mangiarono 17 uomini… Molte persone erano così indebolite dalla fame, che… si gettavano su di essa [sull’erba] con bramosia, chinandosi per strapparla da terra; ma siccome non riuscivano perché le forze le avevano completamente abbandonate, cadevano sull’erba con le mani tese, e lì perirono… non si accostava neppure un avvoltoio, perché non offrivano nulla di cui essi potevano cibarsi. Infatti tutta la carne… era stata ormai consumata dal digiuno. Così stavano le cose in conseguenza della carestia >>.

Voi mi direte: << Non esagerare!  Addirittura il cannibalismo … >>.

Certo, cari amici, al cannibalismo forse non ci torneremo mai, ma agli insetti ed alle farine strane, si!

Dunque sta a noi decidere se accettare questo stato di cose.

Se essere complici dello sfruttamento dei furbi e della tratta degli schiavi, oppure se ribellarci spezzando le catene di questo sordido e diabolico sistema.

Lorenzo Valloreja

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