LA MALEDUCAZIONE DI UN CAPO DI STATO

Oggi Volodymyr Zelensky è in Germania – per chiedere armi per ottenere, come dice lui, una “pace giusta”- mentre ieri è stato in Italia per scrivere, a nostro modesto parere, una delle pagine più vergognose della storia delle relazioni internazionali.

Ci riferiamo in particolar modo, non all’incontro con il Presidente Mattarella e con la Premier Meloni – visite nelle quali le dichiarazioni, ma soprattutto le intenzioni delle parti in cause, erano ben note all’universo mondo e pertanto scontate – quanto al colloquio avvenuto, nel pomeriggio, con il Santo Padre.

Ma, per meglio far comprendere a voi lettori la gravità di ciò che è accaduto, vogliamo sottoporvi in maniera ordinata, come nostra abitudine, i quattro momenti simbolo di questo faccia a faccia:

  1. L’incontro tra Papa Francesco ed il Presidente Zelensky è avvenuto esattamente nel CVI anniversario dell’apparizione della Madonna di Fatima. Incontro casuale? Certo che no, il Vaticano ha organizzato questo incontro, in questa specifica giornata, per impetrare la benedizione della Vergine Maria su questa “Operazione di Pace”;
  2. Per interloquire con dei Capi di Stato o meglio ancora con dei Potefici, vi sono delle rigide etichette da seguire, dei protocolli da rispettare e come si è sempre detto, in  democrazia “la forma è sostanza” dunque non si capisce perché Zelensky si ostini a rivolgersi, verso i propri “ospiti”, in “tenuta da fitness” alla moda, cioè pantaloni “cargo” e maglia sportiva con inseparabile patch cucita sopra di una qualche unità militare ucraina, quando dovrebbe presentarsi a tale appuntamento  munito solo della cravatta al collo e del comprensivo abito scuro. Poi, se proprio ha voglia di giocare a fare il generalissimo, allora, potrebbe sempre indossare una cosiddetta “DROP” o alta uniforme, che dir si voglia;
  3. Il Papa si è impegnato formalmente – grazie alla mediazione dell’uscente Ambasciatore Russo presso la Santa Sede, Alexander Advedeev – di far ritornare in Ucraina i bambini che sono stati ricollocati in Russia e Zelensky che fa? Anziché accettare la mediazione del Vaticano, magari rinnovando la solita zolfa dell’aggredito e dell’aggressore, si è espresso nei confronti di Papa Francesco in questi termini: << Con tutto il rispetto per Sua Santità, noi non abbiamo bisogno di mediatori, noi abbiamo bisogno di una pace giusta per l’Ucraina … (d’altronde) non sono disposto a parlare con Putin, un piccolo leader che uccide anche la sua gente … La soluzione per l’Ucraina “è la controffensiva: quando saremo al confine con la Crimea, il sostegno a Putin all’interno della Russia diminuirà e lui dovrà trovare una via d’uscita …  (Piuttosto Le chiedo) di condannare i crimini russi in Ucraina, perché non può esserci uguaglianza tra la vittima e l’aggressore >>;
  4. Alla fine dell’incontro, come consuetudine tra Capi di Stato, vi è stato lo scambio dei doni e mentre il Papa ha regalato al suo interlocutore un ramoscello di ulivo in bronzo, chiaro simbolo di pace sia plasticamente (il ramoscello d’ulivo) che materialmente (il bronzo dei cannoni che diventa, come nella trasformazione in aratri, simbolo di pace e di prosperità), il Presidente Ucraino ha donato al Pontefice un’Icona di una Madonna dipinta su i resti di un giubbotto antiproiettile, cioè non un simbolo di pace ma la protezione nemica attraverso il divino.

In altri termini questo signore, Volodymyr Zelensky, è venuto in Italia per farsi la sua bella passerella mediatica, chiedere aiuti militari ed economici, minacciando il fatto che, se l’Ucraina cadrà, presto saranno chiamati a combattere anche gli italiani ed a chiedere, con assoluta sfrontatezza – in barba alla Madonna di Fatima ed a tutto ciò che rappresenta il Ministero Petrino – la condanna papale nei confronti della Russia, il tutto nel più assoluto e totale, ossequio da parte della stampa italiana.

Ivi compresi da parte di quei giornalisti un po’ più critici rispetto alla gestione del dossier Ucraina come Nicola Porro, il quale, forse perché in odore di nomina RAI, durante l’intervista rilasciata da Zelensky  a “Porta a Porta”, annuiva e faceva le faccine d’innanzi al Presidente Ucraino.

Forse hanno veramente ragione i detrattori del Ministro Lollobrigida quando sostengono che non esista un etnia italiana, poiché, stando così le cose, non esiste neanche il popolo italiano, perché se vi fosse un popolo degno di questo nome non permetterebbe mai, ai propri governanti, manifestazioni di un tale servilismo culturale, politico e militare, nei confronti di un rappresentante degli Stati Uniti così maleducato com’è si è dimostrato il Presidente  Zelensky.

Lorenzo Valloreja

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