LA VIOLENZA EFFERATA DI MOLTI ADOLESCENTI DILAGA NEL MONDO COSIDDETTO PROGREDITO, AMPLIFICATA DAI SOCIAL. MA IL RIMEDIO NON E’ SBATTERLI TUTTI IN GALERA COME IN ITALIA SI VORREBBE FARE COL COSIDDETTO DECRETO ANTI MARANZA.

Secondo un disegno di legge governativo cosiddetto anti maranza (che però andrebbe a interessare qualsiasi minore di qualunque etnia ed estrazione sociale, ovviamente, altrimenti l’incostituzionalità sarebbe grande quanto tutto il Viminale o Palazzo Chigi), i minorenni che abbiano compiuto quattordici anni, avranno la loro imputabilità presunta salvo accertamento in senso contrario.

Il che è ciò che in fondo già avviene, in effetti, con qualunque maggiorenne. L’istituto della minore età andrebbe di fatto, a sparire per una buona parte del suo senso e spirito, e non si dica che si trattava di un orpello sinistroide o politicamente corretto. In realtà, fin dall’epoca più antica, si è fatta differenza fra la responsabilità legale e sociale di un adulto e quella di un adolescente. Non a caso, l’esame conclusivo del ciclo di studi scolastico si chiama di “maturità” (forse in molti casi pretenziosamente): evidentemente, per la scuola, il diciotto-diciannovenne si presume sia ancora un “immaturo” o più esattamente “maturando”, come tale potenzialmente non ancora capace di comprendere il senso di certi atti illeciti portatori di disvalore se non di criminalità.

Indubbiamente, la cronaca di questi ultimi anni ci ha messo sotto gli occhi casi di violenza gravissimi, fossero anche compiuti dal più irrecuperabile dei pregiudicati: casi di violenza prevalentemente, ma non sempre, perpetrati da naturalizzati o immigrati di seconda generazione. Casi di violenza impressionanti commessi da adolescenti spesso con coltelli portati in giro come le chiavi di casa, senza immediata percezione della gravità dell’atto se non ravvedendosi anche disperatamente, solo per lo stato di fine della libertà personale.

Se non è immaturità psico-comportamentale ed emozionale questo, allora non so che cosa.

Vi è qui una sconfitta di qualunque agenzia sociale: ovviamente della famiglia, ma anche e in misura non molto minore, della Chiesa ormai incapace di andare oltre la perdurante tradizione della Prima comunione, o della scuola luogo, qualche volta di certo, delle sofferenze morali e fisiche di qualche docente ma troppo spesso capace di veicolare non Cultura ma solo nozioni appiccicaticce. Emblematico in questo senso, l’inarrestabile declino del liceo classico: i suoi maturandi e maturati son carenti non solo e comprensibilmente, in discipline scientifiche e cosiddette esatte, ma anche in materie umanistiche molto utili al famoso spirito critico oltre che all’apertura mentale in genere, ovvero storia e filosofia.

Quella che per Giovanni Gentile doveva essere la scuola delle elites, del merito, e della formazione del Pensiero, ormai eroga solo una discreta cognizione letteraria in senso archeologico-museale inevitabilmente soccombente al tormentone del “a che serve” nel mondo dell’Intelligenza artificiale in cui la più impegnativa orazione di Cicerone è tradotta in un minuto dalla IA.

Se il ddl dovesse essere approvato, la sconfitta sarebbe anche dello stato nella sua ampiezza, di fatto fallimentare nella figura appunto del professore o anche dell’assistente sociale. E sarebbe dei media dell’universo televisivo e cinematografico più o meno in streaming o su piccolo e grande schermo o in chiaro o a pagamento, imbevuti come una spugna di violenza, sesso genitale, malvagità, nichilismo. E sarebbe degli psicologi (eredi del parroco o confessore) ma a tariffario e inevitabilmente sempre agenti a posteriori, spesso interpreti dell’ovvio e del banale spiegato in “psicologhese”.

Quindi, la risposta quale sarebbe? Affidarsi completamente al discernimento del gendarme o al massimo del giudice minorile (attenzione, il prossimo passo potrebbe essere abolire proprio tale magistratura perché “non ci vuole nessuno sconto o tenerezza per chi sbaglia, e c’è bisogno di magistrati nei tribunali seri”).

Certo, se il risultato voluto è il rilancio dell’edilizia carceraria o creare nuovi posti statali nella polizia penitenziaria, il risultato potrebbe essere assicurato.

La stretta repressiva e poliziesca potrebbe anche essere, sociologicamente parlando, utile in un’ottica da bastone e carota. Ecco qui dunque il bastone: ma la carota? L’obiettivo di un posto di lavoro decente alla portata attorno almeno ai venti-ventidue anni? Il traguardo di una pensione? La formazione di una famiglia e la procreazione di figli? L’assistenza dei genitori non autosufficienti? Chimere, libro dei sogni, diciamo la verità.

O sciocchezze sentimentali e populiste, per chi i suoi figli li destina a scuole e università prestigiose all’estero, e già gli ha preparato l’appartamentino a Manhattan o con vista sul Big Ben.

Ma il problema che la politica, con stupido inseguimento della stampa, ha definito dei “maranza” non è affatto solo italiano: è di questa settimana la notizia dei ragazzini cinesi che hanno massacrato a colpi di mazza una cucciolata intera di cani e bruciato la cagna randagia che l’aveva partorita. Si tratta di quattro ragazzini che hanno poi postato sui social tale orrore. Essi sono vittima di un linciaggio mediatico sui social stessi  in micidiale contrappasso astrattamente meritato, ma certo in contraddizione non solo con la vulgata delle dittature che controllerebbero tutta la Rete, ma anche in fondo della realtà cinese dove i cani, spesso, si mangiano come una qualunque carne animale anche da noi consumata ma dopo una macellazione spietata (come già ebbi occasione di riferire).

Anche se le autorità corrono ai ripari promettendo misure contro i giovanissimi responsabili della barbarie, cercano di arginare l’indignazione esortando a non fare giustizia sommaria della pur atroce irreponsabilità di quattro ragazzini.

La vicenda certifica piuttosto che, per gli algoritmi cinesi di censura, evidentemente, i cani non rappresentano nulla se non una specie di fantoccio peloso o di giocattolo o di bistecca deambulante.

E soprattutto, il caso è emblematico di una società materialista e atea, violenta e insensibile, che non può partorire che abominio. Quegli ineffabili massacratori di una cagna fotografata come sorridente e fiduciosa di piccoli umani mentre allatta i piccolissimi suoi (come si vedrebbe da una foto così bella da essere sospetta ma tanto nulla toglierebbe all’orrore) , saranno pure dei mostri.

Però non nati tali, bensì creati dalla loro società e da una cultura meno dissimile dalla nostra di quanto si pensi, bisognosi di rieducazione e assistenza. E necessitanti quanto se non più del pane. di evangelizzazione o spiritualizzazione: ma vi è ancora qualcuno capace di fornirgliele?

A. Martino                                                                                                                                                                  

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