E’ ORMAI UN’ALTRA EMERGENZA DELLA CHIESA: IL SUICIDIO DEI PRETI

Eclisse ( ce lo siamo ricordati qualche giorno fa con l’ eclisse per eccellenza ovvero la solare) significa che un qualcosa viene nascosto dal sovrapporglisi qualcos’ altro. Plasticamente e otticamente della massima evidenza, il momentaneo occultarsi della scintillante, luminosa massa solare ad opera della luna che in tale occasione, così oscura, assume connotati vagamente inquietanti.


Nel cosiddetto Occidente, più che di secolarizzazione, tramonto del cristianesimo, e tutto quello che volete, il termine più preciso per indicare l’ attuale fenomeno culturale e spirituale più diffuso, è infatti Eclisse del Sacro. Le realtà trascendenti non sono semplicemente e con illuministica banalizzazione, fole cui sempre meno gente crede, ma materia intangibile nascosta da uno strato di sudiciume, oscurità, ipocrisia. Mi vado convincendo sempre più che il problema per la Chiesa cattolica non sia il suo immenso patrimonio dottrinale fino all’ ingombrante, il suo difficile e sterile inseguire masse sempre più indifferenti, e neanche la ” crisi delle vocazioni” (vocazione a cosa esattamente?) ma questa domanda precisa: la Chiesa istituzionale ” ci crede” ancora?

Preti fino a qualche giorno prima modello di presunta ” vicinanza ai giovani” , evangelizzazione digitale, super assistenti sociali anticriminalità o anti abusi o paladini di questo o quello, a un certo punto, ” si stufano” e diventano altro come consulente familiare o psicologo o persino blogger; e soprattutto e finalmente trovano la loro anima gemella (sempre meglio di un prete pedofilo, tra l’altro). Ovviamente non si può generalizzare, ma così i ranghi degli evangelici pastori di anime a disposizione del Pastore supremo, si assottigliano sempre più con drammatica evidenza. Ci si mettono persino condanne penali e secolari varie, compresa persino, non molto tempo fa in Abruzzo, una per omicidio nei confronti di un sacerdote a danno di altro sacerdote.

Ultime notizie impressionanti: il presidente dei vescovi italiani ( il solito Matteo Zuppi reduce dal successo alla campagna referendaria pro giudici di cui riferii) più o meno emulo di papa Francesco alla camera ardente di Giorgio Napolitano, ha partecipato ( in questo caso addirittura pronunciando un discorso) al funerale laico di Guccini cantore della ” morte di Dio” e di tante altre belle spiritualità ( trovatemene voi una). Appare qui evidente che la qualifica cardinalizia è di fatto, solo un titolo di indubbio prestigio e laica autorevolezza ricordante tremendamente il Guzzanti alias alto prelato che considera la croce pettorale come il segno matematico +.

Laddove però l’eclisse della vocazione sacerdotale a opera di una ” massa scura” più inquietante di un fenomeno astronomico si fa particolarmente tenebrosa, è il fenomeno del suicidio. Ultimo, quello di un sacerdote trentino banalmente contrario, fino alla disperazione, a un suo trasferimento ( routine oggi necessaria per compensare i vuoti negli organici delle parrocchie). Simili gesti devono incontrare sempre, e comunque, pietà. Ma aver individuato da parte dei media, una motivazione così prosaica rasentante l’ infantile, sconcerta davvero. Si parla anche di burn out, come per una qualunque categoria di impiegati o operai o di forza dell’ ordine troppo sfruttata.Certo, i soggetti più esposti sono, ripeto, paradossalmente, i più esuberanti e attivistici socialmente.

Per il credente medio post cattolico la reazione al fenomeno è prettamente buonista e sentimentale all’ insegna del ” poveretto, chi lo avrebbe mai pensato”. Per il credente-credente, dopo una debita preghiera, è inevitabile, mi dispiace, che i pensieri finiscano al termine dell’ esperienza terrena di Giuda nel Campo del vasaio.

E per gli ormai tanti non credenti, un prete suicida è la migliore conferma che, quanto meno la Chiesa odierna, non ha vere certezze e vive nell’ ipocrisia, tra cui far predicare speranza a chi è forse meno disperato e più saldo di certi preti.

A. Martino

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