DONALD J. TRUMP SECONDO PRESIDENTE USA VIVENTE AD AVERE IL SUO RITRATTO SU UNA MONETA CIRCOLANTE
Alla fine, The Donald ce l’ha fatta: ha ottenuto il suo corrucciato ritratto (è chiaramente ispirato alla foto ufficiale del suo secondo mandato esposta presso qualunque edificio dell’ amministrazione statunitense) sul diritto di una moneta da 1 dollaro facente parte dell’articolato (e commercialmente ipertrofico) programma numismatico commemorativo del duecentocinquantesimo anniversario dell’ indipendenza degli USA (quello che oltre Oceano chiamano il “sesquicentennial” ormai per eccellenza).
La “vittoria” ha un notevole significato politico e storico, dato che ostacoli culturali prima ancora che giuridici, imporrebbero di non raffigurare una persona vivente ( presidente o non) su un pezzo monetario metallico o cartaceo circolante negli USA. Da parte del governo e del Tesoro in particolare, però, ci si arrampica un po’ sugli specchi facendo notare che una legge del 2020 consente e incoraggia “disegni inediti” per la grande ricorrenza, e in fondo vieta il tipo di figura in questione solo sul rovescio (croce) della moneta, laddove anche nelle monete USA si esplicita sempre l’autorità e il potere emittente più che un suo simbolo umano o culturale come, in Europa, la testa del sovrano o negli USA quella di un ex presidente non in vita ( Eisenhower, Kennedy, o di un grande personaggio quale Franklin). E si fa notare pure che nel 1926, un mezzo dollaro d’argento effigiò sia il ritratto del Padre della patria (e grande massone, detto per inciso) George Washington, che quello del Presidente in carica Calvin Coolidge; a dire il vero però, vi fu una specifica autorizzazione del Congresso, ma non si sta a sottilizzare più di tanto.
Lo spicciolo in rame (esiste tuttora anche la banconota da un dollaro ma parlo di spicciolo perché per mia esperienza, oggi dalle parti di Manhattan con un solo dollaro non ci si compra neanche un buon hot dog) entrerà in circolazione il due settembre prossimo venturo: una bella coincidenza con le elezioni di mid term a quel punto imminenti, con il suo possibile utilizzo come gadget elettorale repubblicano e MAGA a costo minimo e comunque gravante sulle casse federali.
Il dritto della moneta (appunto la tradizionale “testa” (la quale è qui in foto e nella descrizione fornita dalla zecca americana che traduco a seguire) mostra un ritratto del Presidente in carica, Donald J. Trump, con le iscrizioni “LIBERTY,” “IN GOD WE TRUST,” e “1776 ~ 2026.” Il rovescio (croce) presenta il Sigillo Presidenziale, che mostra un’aquila che tiene un ramo d’ulivo e un fascio di frecce, con uno scudo sul petto e un nastro con scritto “E PLURIBUS UNUM” nel becco. Lo scudo contiene l’iscrizione aggiuntiva “250” per celebrare il duecentocinquantesimo anniversario degli Stati Uniti. Le iscrizioni aggiuntive sono “UNITED STATES OF AMERICA” e “ONE DOLLAR.”
Con il ritratto di Trump esistevano già svariate “monete” speculative e di fantasia o dal corso legale puramente formale di piccoli stati di cui già riferii, e persino innumerevoli francobolli sempre di diversi stati minori fornitori dell’ emittenza a fronte ovviamente di diritti percepiti dall’emittente reale ; e anche la tradizionale medaglia ufficiale di mandato.
Ma una moneta da portare in tasca nella quotidianità per le proprie esigenze più concrete con l’effigie del capo dello stato, è una cosa ben diversa; un privilegio tuttora spettante, per ancestrale tradizione ancora indiscussa, solo ai re.
Chissà cosa ne penserà il movimento dell’ultrasinistra americana No kings.
Il nostro Donald ce la farà anche con il ritratto sulla banconota da 250 dollari? Qui la realizzazione del sogno mi sembra più difficile: occorrerebbe la formale abrogazione di una esplicita legge del 1866, sì valida formalmente per le banconote ma la cui interpretazione politica avrebbe potuto impedire il conio del dollaro ormai famoso già prima di circolare.
A. Martino













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