ALESSANDRO DI BATTISTA IN GRAVI CONDIZIONI A CUBA DOPO UN MALORE
Alessandro Di Battista giace, in gravi condizioni fisiche, in un letto di ospedale di Santa Clara (città cubana a trecento chilometri dalla capitale L’Avana), a meno che non si trovi già ricoverato proprio a L’ Avana dove, da fonti di agenzia, i sanitari della grande isola caraibica vorrebbero trasferirlo.
La decisione appare dettata, nonostante l’autorevolezza della medicina cubana, dalle enormi difficoltà ospedaliere dovute allo spietato embargo americano (cui tanti nel mondo si sono accodati Italia compresa) che probabilmente induce a creare alcuni presidi di “resistenza” sanitaria se non uno soltanto, accentranti il meglio delle risorse farmaceutiche e tecniche.
Purtroppo, al momento, sappiamo solo che le condizioni sono “molto gravi” e che sede del malore sarebbe la testa del quarantottenne romano ex parlamentare e carismatico dirigente nazionale 5 stelle, figlio di un consigliere capitolino del Movimento sociale e padre di due figli. Ictus? Ischemia? Intossicazione devastante?
Proprio la testa di cui parliamo è tra le più fini, coraggiose e non omologate tra quelle cui il main stream tuttora accorda una qualche visibilità. L’atteggiamento ideologico di fondo del Di Battista è stato sempre quello dell’ “oppositore”. Fortemente critico della partnership governativa con la Lega all’epoca del primo governo Conte, lo fu altrettanto di quella con il PD e relativi cespugli quando l’ Avvocato divenne da gialloverde, giallorosso. Ma il Dibba non è un bastian contrario patologico, bensì piuttosto un grillino della prima ora quale nemmeno Beppe Grillo. Le idee e il popolo, se sono concretamente inconciliabili con potere e istituzioni, implicano di rinunciare a questi ultimi: tutto qui, e tutto straordinariamente semplice in teoria ma maledettamente arduo se si vogliono poltrone.
Alessandro Di Battista è quindi perfettamente speculare all’ineffabile e misterioso Di Maio, uomo per tutte le stagioni e tutti gli incarichi (questi ultimi preferibilmente fittizi).
E infatti nel 2021, Di Battista lascia i 5 Stelle per il giornalismo e la saggistica. E viaggia nel mondo, per dimostrare che esso non coincide con l’ “Europa”. Suo pamphlet-reportage, l’ultra eretico La Russia non è il mio nemico.
Ultimo post prima del malore, l’ennesima condanna degli incessanti bombardamenti terroristici su Gaza.
Non voglio fare la parte del complottista, ma ciò rischia di essere un bel colpo di fortuna per i preoccupati dalla possibile avventura elettorale del suo neomovimento Schierarsi.
In bocca al lupo e che la Madonna interceda per te, Dibba!
A. Martino













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