DRONI RUSSI SEMPRE PIU’ LETALI E “CATTIVI”: LA STRAGE DI BUCHA E LE STRANE QUASI SCUSE DI ZELENSKY
Un po’ in tutte le guerre, quando il nemico colpisce magazzini di materiale militare o arsenali furbamente disseminati fra strutture civili, abitative o no, non lo si ammette mai. Si pensi a certi ospedali dove in quel momento, tutto si faceva tranne che curare malati o feriti. Un classico, i reparti di pediatria o neonatologia: come non commuoversi dinanzi a dei poveri bambini.
Anzi, si sfrutta con un certo cinismo (d’altronde si è in guerra) l’occasione, specie per la propaganda all’esterno, per dimostrare la brutalità e criminalità del nemico.
Stranamente però, questa volta il presidente ucraino Zelensky non solo ha ammesso la natura militare del bersaglio delle forze russe, ma ha addirittura anticipato sanzioni o provvedimenti contro i responsabili di tale dislocamento.
Difficile capire il senso di tale esternazione. Difficile ma ovviamente, non impossibile.
Siccome le almeno trentasette vittime del drone russo abbattutosi sulla località di Myla (distretto di Bucha) sono un tributo umano abbastanza alto per una opinione pubblica quale quella ucraina, ormai occidentalizzata quindi sempre meno tollerante di perdite umane in una guerra apparentemente infinita perché così hanno deciso fuori dall’ Ucraina, si potrebbe pensare alla classica excusatio non petita con cui, additando di solito qualche capro espiatorio, si cerca di stornare anticipatamente le accuse.
Zelensky ha parlato, come quasi a clamorosamente giustificare la sanguinosa azione del drone russo, di “grave negligenza“. In effetti, il “target” era in una normale zona residenziale e praticamente attiguo a una casa di riposo. E’ stato un vero inferno: all’esplosione da impatto sono susseguite altre derivate (una reazione a catena classica quando si colpiscono grandi quantità di esplosivi).
A luglio, qualcosa del genere era avvenuto già alla periferia di Kiev con non poche vittime civili.
Il fatto parrebbe confermare la validità dei nuovi droni russi con tecnologia reattiva e non più a elica (gli ormai arretrati velivoli senza pilota a fabbricazione o su brevetto iraniano). Tali apparecchi sono in grado di volare anche oltre 300 km/h.
Indubbiamente, l’azione dimostra un progressivo rilascio del “freno a mano” russo sulle operazioni, non badando ormai più di tanto agli “effetti collaterali”: un indurimento politico e anche umano spiegabile non solo con le imminenti elezioni russe, ma anche con la risposta alla strategia ucraina di attacchi a raffinerie e snodi logistici, di cui già riferimmo. Anche Mosca o Pietroburgo sono state violate nel loro spazio aereo, e persino la Siberia: non si può pensare che l’ Orso se ne stia rintanato battendo i denti (o le zanne) per la paura.
Come ormai apertamente affermato dalla dirigenza russa, si mira alla devastazione infrastrutturale in vista del prossimo inverno di guerra.
A Odessa, ferito per lo sbandamento di un taxi in seguito alla caduta di un drone, il segretario provinciale di Mantova del PD. Si trovava lì, a sua detta, per volontariato non armato in favore della popolazione ucraina.
A. Martino













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