NELLA SCUOLA DEL “MERITO” BASTA RIEMPIRE QUALCHE PAGINA E SI PUO’ ANCHE FARE A MENO DI SOSTENERE L’ESAME ORALE ALLA MATURITA’.
Grande amarezza, disillusione ulteriore, e ulteriore buio sul domani.
La scuola italiana con il suo personale docente e non, va incontro a una navigazione notturna senza luna e con carburante per la sola andata. Ma quale la destinazione? Probabilmente verso le secche e i campi minati dell’Intelligenza artificiale, che rischia di essere la fine dell’intelletto e della cultura.
Complice il progressivo (ormai da quasi tre quarti di secolo) smantellamento della scuola cosiddetta gentiliana ammesso che qualcosa ne sia rimasto, quest’anno è stato normativamente possibile accontentarsi all’esame di stato detto di maturità di consolidare la valutazione derivante dalle prove scritte e dal complessivo curriculum scolastico, così “rinunciando” a, o piuttosto rifiutando, la prova orale.
Una follia pedagogica e culturale, che non tiene conto che la principale immediata forma di interazione personale, sociale e culturale, restano la parola e il discorso dialogico.
Finora (al momento in cui scrivo) sono accertati quattro studenti che hanno scelto di fare scena muta e prendersi così gioco della commissione di esame. D’altronde, hanno esercitato un loro diritto ed è semplicemente patetico il ministro Giuseppe Valditara nell’accodarsi al relativo clamore mediatico esternando sdegnata sorpresa e garantendo che con la prossima revisione della riforma della revisione della riforma (gioco di parole tremendamente serio…) questo scempio non sarà possibile salvo bocciatura all’esame (cosa che infatti così era).
Ma non dovrebbe essere proprio il signor ministro a conoscere a menadito tutta la normativa settoriale dalla Costituzione fino ai regolamenti ministeriali e attuativi? E se così è come voglio credere che sia, perché non è intervenuto prima?
“Ministero dell’istruzione e del merito”: ma di quale merito, se non si è tenuti, alla conclusione di un ciclo quinquennale di istruzione e presunta crescita personale, a dimostrare di saper maneggiare un discorso culturale?
E questo sarebbe un governo “fascista”, meritocratico, antipopolare? Veramente da ridere.
Ovviamente, la si butta sul sociologico e sulla solita “cultura del piagnisteo”.
E non mancano intellettuali, sociologi, pedagogisti che vanno dietro a queste sciocchezze. “La scuola non mi ha mai ascoltato, e ora vuole valutarmi”. La prima considerazione è probabilmente valida, ma chi dice questo crede che il resto della società, chiusasi l’esperienza scolastica, sarà tanto sollecita nel coccolare, confortare, mettersi a disposizione? Magari questo si dovrebbe chiedere alla Chiesa, ma statisticamente e demograficamente è difficile che questi ragazzi ci abbiano a che fare fatta la Prima comunione. Auguro loro a questo punto, di non avere a che fare con la sanità pubblica, con la burocrazia dei più svariati livelli, con qualsiasi istituzione, con datori di lavoro privati, di non essere mai docenti per non vergognarsi della propria incoerenza.
Su questi esibizionismi pesa piuttosto, a mio avviso, una sorta di odio-amore verso l’istituzione di parcheggio di diverso ordine e grado in tredici anni, che ora esce dalla scena della propria vita catapultandoci timorosi in un’arena gladiatoria. Per me almeno, ammetto che fu così anche se ritengo di aver adempiuto a una decente prova conclusiva.
E ora ci si mette pure la provincia autonoma di Trento che bacchetta un “mostruoso” (un po’ di ironia fantozziana non guasta) liceo dove un quarto degli studenti all’esame di maturità non arriva proprio.
“Principalmente credo che sia esibizionismo“, così Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, ha commentato all’Adnkronos i tre casi del Veneto. “È un modo a buon mercato – ha spiegato – per avere una grande visibilità mediatica e ritengo inoltre che questa cosiddetta forma di protesta non sia opportuna, ci sono tanti altri modi per protestare e le nostre leggi e la stessa Costituzione sono estremamente garantiste: abbiamo tante cose che non vanno, si può legittimamente protestare, ma questo modo non è accettabile“.
A. Martino













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