LA CONTRO-CLASSIFICA CHE SMONTA IL SOLE 24 ORE: ECCO DOVE SI VIVE DAVVERO BENE IN ITALIA
Puntuale come la morte — e come accade ormai da trent’anni — anche
quest’anno Il Sole 24 Ore
ha pubblicato la propria classifica, destinata a mettere all’indice, è proprio
il caso di dirlo, le città italiane.
Un esercizio che porta gloria e vanto alle municipalità collocate ai primi
posti e, allo stesso tempo, imbarazzo e disonore a quelle relegate in fondo
alla lunghissima graduatoria dei 107 capoluoghi.
Ed è per questo che, a mio modesto parere, tale operazione dovrebbe essere condotta dal quotidiano di Confindustria con ben maggiore attenzione ai criteri adottati, onde evitare — nella migliore delle ipotesi — una cortina fumogena per chi gongola pur non avendone pieno merito e, nella peggiore, un vero e proprio terrorismo mediatico verso tutti gli altri.
Sono rimasto particolarmente colpito dalla classifica 2025, che vede — secondo Il Sole — due città che negli ultimi anni sono state profondamente rinnovate dal punto di vista urbanistico, trasformate da realtà trascurate a vere e proprie “città bomboniera”, collocate rispettivamente al terzultimo e all’ultimo posto.
Parlo di Reggio Calabria e Napoli: quest’ultima, peraltro, negli ultimi anni ha registrato uno dei più forti incrementi di presenze turistiche in Europa, diventando una delle mete più ricercate del continente.
Dunque, perché la classifica del Sole 24 Ore risulta così severa con queste due realtà del Sud?
La risposta è semplice: perché gli indicatori utilizzati non sono pensati per stabilire se, in una città, sia bello e comodo vivere, bensì per misurare parametri socio-economici più affini agli standard del Nord Europa che non a quelli mediterranei.
GLI INDICATORI DEL SOLE 24 ORE
Nello specifico, il Sole valuta principalmente:
• Reddito pro capite (che non
riflette la distribuzione reale: ad Arcore, ad esempio, la presenza della
famiglia Berlusconi innalza artificialmente la media senza che ciò significhi
che i residenti siano benestanti)
• Numero di imprese e tasso di crescita economica
• Numero di sportelli bancari
• Offerta culturale formale (musei, teatri, biglietti e spettacoli registrati)
• Servizi sanitari ed efficienza amministrativa
• Livello medio di istruzione (dato falsato dal fatto che rileva il luogo di
residenza attuale dei laureati, non quello di origine)
• Occupazione
• Trasporti pubblici strutturati
• Capacità di attrarre investimenti
Indicatori che fanno schizzare città come Milano e Bologna ai vertici, anche se nella vita quotidiana i cittadini devono fare i conti con:
• Affitti altissimi
• Traffico enorme
• Smog costante
• Forte percezione di criminalità
• Stress urbano
• Un costo della vita proibitivo
La classifica del Sole, così costruita, ignora completamente i fattori della vivibilità reale: percezione, comfort, clima, socialità, relazioni umane, paesaggio, qualità dell’aria vissuta quotidianamente — elementi nei quali molte città del Sud eccellono e che rappresentano autentiche fonti di benessere psicofisico.
LA CONTRO-CLASSIFICA
Proprio per questo, nei giorni scorsi ho elaborato una contro-classifica, basata esclusivamente su criteri concreti e realmente percepibili dai cittadini:
• Costo della vita
• Sicurezza reale
• Qualità dell’aria
• Sanità
• Offerta scolastica e universitaria
• Vita sociale (locali, servizi, cultura)
• Economia reale (artigianato, distretti, commercio)
• Ambiente naturale e vivibilità quotidiana
Tutti
gli indicatori hanno lo stesso peso e sono stati applicati ai 107 capoluoghi
italiani.
Il risultato emerso è una fotografia radicalmente diversa — spesso
diametralmente opposta — rispetto alle classifiche economiche finora diffuse
dal Sole 24 Ore.
I 7 CASI PIÙ ECLATANTI DI DISCREPANZA
1. Milano
• Sole 24 Ore: 8ª
• NELLA MIA: 107ª (ultima)
→ Perché: costo della vita insostenibile, sicurezza bassa, traffico e smog
insopportabili, stress elevatissimo.
2. Bologna
• Sole: 4ª
• NELLA MIA: tra le ultime 15
→ Perché: altissima insicurezza, affitti proibitivi, inquinamento, pressione
urbana e fiscale.
3. Venezia
• Sole: 53ª
• NELLA MIA: 95ª
→ Perché: splendida ma invivibile, costosissima, popolazione residente in fuga.
4. Bolzano
• Sole: 2ª
• NELLA MIA: 15ª
→ Perché: costo delle case tra i più alti d’Europa, clima rigido, integrazione
complessa.
5. Firenze
• Sole: 15ª
• NELLA MIA: 78ª
→ Perché: affitti altissimi, traffico ingestibile, aria pessima.
6. Reggio Calabria
• Sole: 107ª (ultima)
• NELLA MIA: 11ª
→ Perché: il Sole ignora clima, sicurezza, qualità della vita, pulizia urbana e
costo della vita basso.
7. Napoli – Il caso simbolo
• Sole: 104ª
• NELLA MIA: 94ª
→ Perché: il Sole ignora ciò che Napoli è oggi: un dinamico hub culturale,
turistico, creativo e umano.
DOVE SI VIVE MEGLIO?
Milano o Trento?
Bologna o Pescara?
Roma o Lecce?
La risposta, quasi sempre, è: in provincia.
È nelle città di provincia che si trovano:
• più verde
• meno stress
• meno traffico
• costi della vita sostenibili
• relazioni umane più sane
• aria migliore
Ed è per questo che la mia top ten — pur confermando Trento — include città considerate “periferiche” ma estremamente vivibili:
- Trento
- Udine
- Cosenza
- Salerno
- Pescara
- Perugia
- Campobasso
- Lecce
- Parma
- Cagliari
Al contrario, città blasonate come Bologna, Torino, Roma e Milano finiscono nelle ultime dieci:
- Bologna
- Torino
- Roma
- Terni
- Brescia
- Padova
- Taranto
- Verona
- Vicenza
- Frosinone
- Milano
Questo non significa che tali città siano “brutte” o “invivibili”, ma che risultano pesantemente penalizzate quando si adottano criteri realistici, legati alla vita quotidiana.
D’altronde, nessuno può contestare un dato semplice: se in una città un lavoratore statale con stipendio medio (1.450–1.650 € netti) non può permettersi di vivere, quella città non può essere considerata “normale”.
Il resto — va detto senza giri di parole — è chiacchiera da radical chic.
Lorenzo Valloreja



























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