IL GENERALE ROBERTO VANNACCI DEPOSITA IL SIMBOLO DI “FUTURO NAZIONALE”. VA VERSO IL DIVORZIO DALLA LEGA CON UN SUO NUOVO SOGGETTO POLITICO?
Pare proprio che il generale Roberto Vannacci, attuale europarlamentare eletto nella Lega con un vero boom di preferenze, possa lasciare il partito che gli ha spianato la carriera politica con una candidatura costata al leader Matteo Salvini non pochi dissidi ai vertici del partito: candidatura, ricordo benissimo in quanto non certo di un’altra era politica, fortemente non solo voluta ma sostenuta.
Purtroppo, però, all’anima politicamente corretta e conformista della Lega (a sua volta radicata nell’antico federalismo così come Vannacci lo è nel sovranismo nazionalista) le posizioni del Generale in tema di woke, di ancoramento alla famiglia “tradizionale” ovvero naturale, certe sue divertite esternazioni e allusioni in materia di passate situazioni storico-politiche e militari della patria nostra che si vorrebbe senza alcun discernimento demonizzare, ai vari Fedriga o Zaia o Giorgetti non sono mai andate giù nonostante il ruolo di vice segretario nazionale dell’alto ufficiale di provenienza Folgore.
Anche la scelta della festa leghista invernale in Abruzzo di invitare la pasionaria LGBT Francesca Pascale, pur formalmente non costituendo una deriva arcobaleno del Carroccio ma solo uno spunto di riflessione e di interlocuzione dialogante sui “diritti” non è affatto piaciuta a Roberto Vannacci: su certe posizioni, si sa, si inizia a ”dialogare” per poi finire col diventare “moderni” (vedasi tale Fini Gianfranco).
Anche il risoluto pacifismo (paradosso solo superficialmente apparente per un militare) ha marcato distanza fra il generale assolutamente coerente in materia (ed ex incaricato diplomatico a Mosca) e una Lega tramite il suo leader solo predicante in materia ma poi, di fatto, sempre garante di qualsiasi sostegno a Kiev.
Il Generale tende a minimizzare riguardo il deposito del simbolo, e Salvini garantisce che farà di tutto per evitare lo strappo. Vannacci viene valutato dai sondaggisti il 2%, secondo me stretto. L’avanzata dell’area del non voto gli conferisce, credo, un potenziale tutto particolare alla luce dell’improbabilità che un risentito astensionista sia proverbialmente folgorato sulla via, che so, di un Renzi o un Calenda o di un Lupi; e alla luce della tradizione ideologica e di blocco sociale che più difficilmente porta da sinistra verso il prendere le distanze dalle urne elettorali.
Spero solo che il tutto non si risolva nell’ennesimo divorzio a destra con conseguente vivacchiante partitino della storia politica repubblicana (ammesso che la Lega di destra, in fondo, sia considerabile, e tale di certo, quella di Umberto Bossi non era).
A. Martino













Lascia un commento