PER NICOLA GRATTERI PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI NAPOLI, CHI VOTERA’ SI’ AL REFEREDUM COSTITUZIONALE E’ UN POCO DI BUONO. E COME SPESSO AVVIENE, “CHI SI OFFENDE E’ FETENTE”.
E’ un modo di dire alquanto desueto (come quelli un po’ ruvidi, schietti e beffardi dell’antica saggezza popolare di quello che era stato il Regno di Napoli) che sta a ironizzare sul diritto negato a un poveraccio persino a ritenersi offeso da parte di chi, per diversi motivi legati al potere in ogni sua forma, all’offesa è praticamente autorizzato: lo sentivo dalla bocca di una mia nonna (classe 1906). E il dott. Nicola Gratteri, probabilmente, da schietto e meritorio uomo del Sud, lo conosce molto bene.
Come forse conosce pure quello di analoga origine e un po’ più volgare, per cui “la gallina fa l’uovo, e al gallo fa male il cu.o”. Alludo a quando si lamentò, in uno dei tanti incontri che tiene con gli studenti, del fatto che egli guadagna ottomila euro al mese a fronte dell’esiguità degli stipendi degli insegnanti.
In una intervista in video al Corriere della Calabria, il procuratore della repubblica di Napoli ha espresso un suo singolare sondaggio ambientale sul referendum costituzionale sulla Giustizia:
“Per il ‘no’ voteranno le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria.
Voteranno per il ‘si’ gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”.
L’affermazione ha suscitato innumerevoli reazioni a dir poco durissime nei terreni governativi e del centro-destra, con il ministro Nordio (pubblico ministero in pensione, non è mai superfluo ricordarlo) che ha allusivamente rispolverato l’idea del test psico-attitudinali, e Matteo Salvini che parla di possibili querele.
Gratteri dice che le minacce non lo spaventano, e va avanti (verso esattamente cosa, non saprei). Ripresosi dal clamore negativo, dopo mi pare due giorni, a La 7, ha attualizzato l’antico adagio suddetto attaccando chi (è un classico) estrapola le frasi dal contesto e garantendo che non voleva criminalizzare tutti i votanti per il Sì: la solita dialettica, lasciamo perdere che è meglio.
Sta di fatto però che il Consiglio superiore della magistratura, sotto questa enorme pressione politica, ha detto a mezza bocca di aprire una procedura in merito (o forse no, qualche giorno e il polverone si dissolverà).
Finora non mi ero espresso sul tema per una sorta di coerenza e pudore civico, dato che, in tutta franchezza, pensavo prima dell’assurda esternazione del dott. Gratteri, di non recarmi a votare: il mio atteggiamento sarebbe stato quello (immagine che mi è simbolicamente cara) di Geronimo (il famoso capo apache) che da una collina si gode lo spettacolo militare di uno scontro di frontiera fra messicani e statunitensi.
Le posizioni dei contendenti sono così confuse, dogmatiche, autoreferenziali, contraddittorie e pro domo sua (specie da parte della casta giudiziaria), che è difficile elencarle e analizzarle.
In estrema sintesi: è assurdo dire che il piatto forte della riforma giudiziaria (la separazione delle carriere fra magistratura di accusa e magistratura giudicante), da aspetto fondamentalmente tecnico dell’ordinamento, assurga a una sorta di nirvana del cittadino verso l’apparato giudiziario quando poi si propone un fermo di semplice polizia di dodici ore in presenza di semplici sospetti o per mera cautela di ordine pubblico. Inoltre, se si può essere vittima di mala giustizia (ipotesi in Italia per nulla improbabile) in un procedimento con pm e giudice che hanno potuto invertire il loro ruolo e lo potranno, lo si potrà essere indubbiamente anche laddove un pm inizi la sua carriera e vada in pensione sempre come magistrato di accusa.
Allo stesso modo, è semplicemente irritante che, dopo tanto di caso Palamara, le toghe continuino a far spallucce e borbottare “non credo” o “non penso” dinanzi al dato di fatto che la ANM con le sue correnti e camarille, costituisca la vera ossatura del CSM e condizioni ogni carriera di magistrato. E’ evidente che la novità devastante del sorteggio dei membri togati del CSM, distruggerebbe il correntismo e la lottizzazione (tali dal punto di vista neofeudale, ché da quello ideologico il pensierounicismo bellaciao e globalista ivi domina incontrastato, altra motivazione del mio scetticismo e agnosticismo di base in materia).
Qualora fosse sorteggiato chi non volesse avere grane simili, nessun problema: si sorteggia un altro magistrato fino a trovarne uno volenteroso e interessato.
E’ chiaro però, che una simile dinamica prosaicizzerebbe e dissacrerebbe un arcanum imperii gestito dal potere dello stato, di fatto, predominante ormai da quasi quaranta anni: roba da amministratore di condominio di una volta, che diamine. Davvero oltraggiosa per un Ordine i cui esponenti del massimo livello (la Cassazione) ancora si bardano nelle più solenni occasioni con manti di ermellino, poveri animaletti siberiani un tempo vanto dei monarchi moscoviti di cui, brutalmente macellati e scuoiati, ornavano i manti imperiali e poi di svariati altri monarchi europei a copiarli.
Quello che è o dovrebbe essere il magistrato (anche se ex) più amato dagli italiani ovvero Antonio Di Pietro star di Mani Pulite e quindi in un certo senso tra i padri nobili della Seconda repubblica, appoggia la riforma. Qualcuno potrebbe pensare: non ha più posizioni di potere da mantenere dopo la frettolosa conclusione della sua mediocre parabola politica. Anche se egli sostiene che comunque, punto saldo rimane la (per me mitologica) obbligatorietà dell’azione penale: che in realtà non esiste come ebbi qualche anno fa a spiegare; e lo stesso Di Pietro sa bene che Mani Pulite fu alquanto strabica quando le famigerate tangenti erano riscosse dal PCI.
Insomma, la problematica principale di questa riforma della giustizia (o meglio, della magistratura dato che alla Giustizia credo ben poco), è più di ordine psicologico che sostanziale: la magistratura (quella militante e signorile beninteso, non la maggioranza di essa che svolge senza retorica permanente ed eccessive ambizioni o supponenze il proprio lavoro) non vuole che qualcuno metta il becco nei propri affari ritenendosi soggetta solo alla legge e alla Costituzione (che non sono testi sacri a cui essa per prima non crede, ma appunto norme emendabili e abrogabili).
Pertanto, mi ritengo costretto, alla luce della discutibile opinione del dott. Gratteri, a iscrivermi assieme a svariati altri milioni di elettori ed elettrici italiani, al pessimo albo degli “imputati e indagati”. E persino dei massoni. Ripeto che avrei voluto farne a meno, ma non si vive, come Qualcuno disse, di solo pane.
A. Martino













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